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La Commissione e la Corte di Giustizia dell’UE hanno stabilito che si può considerare aiuto di Stato qualsiasi vantaggio, suscettibile di valutazione economica, concesso dalle autorità pubbliche a favore di un’impresa senza contropartita o con una contropartita che vi corrisponda in misura minima.

Attualmente viene considerato “aiuto di Stato” ogni aiuto finanziato con risorse statali, concesso da organismi pubblici o enti privati autorizzati o istituiti dallo Stato (ad esempio sindacati, associazioni di categoria, società di partecipazione e gestione finanziaria o addirittura società commerciali).

La selettività è una caratteristica importante per identificare un aiuto di Stato: non sono considerati aiuti i “provvedimenti generali” di sostegno economico, applicabili a tutte le imprese in tutti settori di produzione in quanto espressione delle scelte di politica economica degli Stati (ad esempio gli Stati sono liberi di imporre alle aziende il livello di tassazione che ritengono più opportuno).

È invece considerato aiuto di stato una misura a favore di una singola azienda o di un singolo settore produttivo.


Principi generali


Sono considerati aiuti ammissibili quelli che per la loro esiguità non mettono in pericolo la concorrenza (regola del “de minimis”, della quale parleremo più avanti) e quelli che, avendo per oggetto mercati esclusivamente nazionali o extra comunitari, non incidono sulla concorrenza all’interno della Comunità; in realtà, dal momento che è sufficiente che la minaccia alla concorrenza nel mercato unico sia potenziale, queste due ultime ipotesi sono state largamente svuotate di significato. In pratica anche gli aiuti mirati a sostenere le imprese su mercati nazionali o comunitari rientrano tra gli aiuti di Stato disciplinati dalla normativa.


Competenze della Commissione


Nel campo degli aiuti la Commissione ha le competenze più importanti, in quanto:


    * Sorveglia che gli Stati rispettino le regole sugli aiuti di Stato: la Commissione deve accertare che le imprese non ricevano aiuti illegali ed inoltre, accertarsi che gli aiuti già concessi vadano a buon fine. La Commissione, quando lo ritenga necessario, ha il potere (come prevede il regolamento 659/1999) di recuperare gli aiuti concessi indebitamente più gli interessi legali.


    * Autorizza discrezionalmente gli aiuti a singole imprese e regimi di aiuto nei casi in cui gli Stati sono obbligati a notificarli preventivamente: gli aiuti di stato devono essere notificati alla Commissione che ne verifica non solo l’ammissibilità secondo il trattato, ma anche la loro compatibilità con il mercato comune. La notifica riguarda tutti gli aiuti (a parte le eccezioni per gli aiuti “de minimis”).


    * Emana regolamenti che disciplinano le condizioni in cui determinate categorie di aiuti sono considerate sempre ammissibili e non notificabili: La Commissione stabilirà, esclusivamente per quanto riguarda materie specificate dal regolamento, i limiti anche quantitativi e tutte le modalità per cui gli stati potranno concedere aiuti alle imprese senza dover richiedere l’autorizzazione alla Commissione. Il Legislatore comunitario ha considerato che gli aiuti in particolari settori (piccole e medie imprese, ricerca e sviluppo formazione, ecc.), se contenuti in limiti specifici, non costituiscono un pericolo per la concorrenza ma anzi sono un importante strumento di sviluppo sociale.


Aiuti ammessi


Il Trattato di Roma all’art. 92 (ora 87), stabilisce anche le tipologie di aiuti che sono sempre ammessi:


    * Aiuti di Stato a carattere sociale concessi al singolo consumatore senza discriminazioni di origine del prodotto. Ad esempio sono stati considerati tali, gli aiuti sulla rottamazione dei veicoli in quanto l’aiuto era concesso al consumatore e non alle case automobilistiche ed in condizioni di parità tra le case automobilistiche nazionali ed estere.


    * Aiuti in caso di calamità naturali od altri eventi eccezionali.


    * Aiuti giustificati dalla divisione della Germania.