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Cos’è la finanza agevolata


Per finanza agevolata si intende l’insieme degli investimenti a favore delle imprese, che agevolano lo sviluppo di progetti in termini di copertura del fabbisogno finanziario, affiancando l’impresa durante tutte le fasi necessarie per l’ottenimento delle agevolazioni, siano esse comunitarie, nazionali o regionali.

Quindi, possiamo definire la finanza agevolata qualsiasi strumento che il legislatore mette a disposizione delle imprese in termini di “vantaggio competitivo” che si può esprimere in termini economici, incidendo positivamente sullo sviluppo aziendale, ristrutturando e rilanciando le imprese. Pertanto, può considerarsi finanza agevolata anche una legge che preveda, ad esempio, sgravi fiscali per l’assunzione agevolata di personale disabile.
Ma nel linguaggio comune del termine, “finanza agevolata” si riferisce agli interventi di legge che tipicamente vanno a finanziare attività di investimento e di sviluppo aziendale.

La finanza agevolata non deve mai prescindere dal concetto di “tipologia di investimento ammissibile”, che deve indicare il tipo di investimento (immobili, macchinari, ricerca, risorse umane, ecc.) ideato e dunque possibile.

Alcuni strumenti non hanno un ambito specifico di riferimento e quindi possono coprire più “tipologie di investimento” (ad esempio la Legge Regionale 35/96, pensata come legge “quadro” di sviluppo per la piccola e media impresa, la quale prevede diverse misure a seconda del tipo di politiche di sviluppo che l’azienda intende perseguire).

Alcuni strumenti sono più particolari, nel senso che risultano attivabili solo se l’investimento rientra in una specifica tipologia di spesa ammissibile (ad es. la L. 46/82 artt. 14 e 16 riferita esclusivamente a politiche ed azioni di ricerca e sviluppo e di innovazione tecnologica).

 

Per quanto riguarda sempre gli strumenti legislativi, possiamo distinguere gli interventi comunemente denominati “a pioggia” i quali non discriminano il progetto sulla base di logiche qualitative ma erogano l’agevolazione per il semplice fatto che l’investimento sia realizzato (ad es. la Legge 449/97), da quelli “ mirati” che erogano l’agevolazione sulla base delle caratteristiche qualitative del progetto presentato, che viene valutato tecnicamente in termini di corrispondenza con i principi, con lo spirito e con le indicazioni specifiche dalla normativa (ad es. L. 215/92 sull’imprenditorialità femminile).


 

In ordine di importanza presentiamo le principali fonti della finanza agevolata:


 

    * Legislazione comunitaria: Il legislatore di Bruxelles prevede un’ampia serie di strumenti di finanza agevolata (programmi, quadri strutturali, ecc.), sia direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri (e quindi direttamente utilizzabile dalle imprese) sia indirettamente gestita dal legislatore nazionale (Governo o Regioni).





 

    * Legislazione nazionale: Il Governo Italiano per mezzo dei vari ministeri promulga continuamente una serie di leggi, decreti e regolamenti riferiti a politiche di agevolazioni delle imprese.

    * Legislazione regionale: Le Regioni attuano delle politiche di intervento a favore delle piccole e medie imprese attraverso la pubblicazione di numerose leggi regionali di aiuto.


Strumenti di finanza agevolata possono anche essere pensati e attuati dalle Province, dai Comuni, dalle Camere di Commercio, e anche da enti privati come le Associazioni di categoria e da Istituti bancari.


 

Criteri di attribuzione


Il problema principale consiste nel sapersi orientare tra le numerose leggi per capire quali sono le opportunità da non perdere, e soprattutto come riuscire a coglierle con la massima efficacia. Accedere ai finanziamenti agevolati è un passo fondamentale per lo sviluppo dell’impresa in quanto consente di acquisire risorse per affrontare problemi e difficoltà che impediscono all’impresa di svilupparsi. In questo caso l’imprenditore ricopre un ruolo importantissimo, deve essere lui a conoscere le differenze, i vantaggi e gli svantaggi, che intercorrono tra i diversi tipi di agevolazione.

 

Una distinzione da fare è quella tra strumenti di agevolazione diretti e indiretti: nel primo caso l’impresa riceve contributi sotto forma di denaro, mentre nel secondo caso il beneficio è indiretto, cioè l’impresa usufruisce di tagli fiscali a fronte di un determinato investimento, oppure il beneficio può consistere in una forma di garanzia su un finanziamento ottenuto da un Istituto bancario a da una finanziaria.

 

Di seguito riassumiamo i vari “tipi” di agevolazioni:


 

    * Contributo in conto capitale: consiste nel classico contributo “a fondo perduto”. Viene normalmente calcolato in percentuale delle spese ammissibili e non è prevista alcuna restituzione di capitale o pagamento di interessi. Normalmente non sono necessarie garanzie, tranne i casi nei quali è prevista l’erogazione di un anticipo. Il contributo viene concesso a fronte di un investimento dell’imprenditore per la realizzazione di opere o l’acquisto di beni strumentali che abbiano effetti durevoli sull’impresa ed è calcolato in percentuale sul totale dell’investimento.

      Il contributo viene erogato solo a fronte della presentazione di documentazione di spese (fatture dei fornitori saldate).
 

    * Contributo in conto esercizio (gestione): corrisponde a un contributo in conto capitale, differisce solo per quanto riguarda l’imposizione fiscale alla quale viene assoggettato. In questo caso infatti il contributo viene identificato come ricavo e deve essere tassato nel periodo di competenza e per l’intero importo (per quanto riguarda la tassazione dei contributi in conto capitale si rimanda alla definizione di ESL1 e di ESN2 ). Normalmente questa tipologia di agevolazione viene concessa per contribuire alle spese di gestione (personale, pubblicità, viaggi, locazioni immobiliari, oneri finanziari, ecc.) che i beneficiari devono sostenere a fronte di un determinato progetto.



 

    * Contributo in conto interessi: si tratta di un contributo che viene concesso quando si stipula di un finanziamento a medio e lungo termine. Il contributo viene erogato direttamente dall’istituto finanziatore, il quale se ne servirà per abbassare il tasso di interesse applicato al finanziamento dell’impresa beneficiaria. L’entità dell’agevolazione è calcolata attualizzando la differenza tra tasso ordinario e tasso agevolato. Si deve distinguere la data di stipulazione del finanziamento alle normali condizioni di mercato da quella di approvazione dell’agevolazione.

      A seconda degli strumenti di agevolazione, la data di decorrenza dell’intervento è quella della data di stipula del finanziamento piuttosto che la data di delibera dell’agevolazione. Non vengono richieste particolari garanzie da parte dell’ente agevolatore, in quanto normalmente si ritiene sufficiente l’esito positivo dell’istruttoria effettuata dall’istituto finanziatore.
 

    * Mutuo agevolato: consiste in pratica in un contributo in conto interessi, dove la stipula del finanziamento e la concessione dell’agevolazione avvengono contemporaneamente. Il finanziamento, se viene erogato, viene concesso esclusivamente a condizioni agevolate. L’agevolazione consiste in un finanziamento a medio/lungo termine con un tasso di interesse inferiore a quello di mercato.

      L’impresa, nel caso non ottenga l’agevolazione, non ottiene neppure il finanziamento a condizioni di mercato.
 

    * Contributo in conto canoni: è paragonabile a un contributo in conto interessi, l’agevolazione (a fondo perduto) è concessa per abbattere il costo di un contratto di locazione finanziaria (leasing) stipulato a costi di mercato.


 

Concessione di garanzia: in alcuni casi l’agevolazione consiste nell’offrire garanzie per finanziamenti a medio e lungo termine che altrimenti l’imprenditore non sarebbe stato in grado di fornire. A questo scopo particolare importanza rivestono i fondi di garanzia normalmente istituiti presso i Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi.





Beneficiari e settori di appartenenza: piccole, medie e grandi imprese


 

Definizione di piccola, media e grande impresa


I criteri per distinguere le aziende che richiedono agevolazioni finanziarie sono diversi e spesso sono combinati tra di loro.

Elenchiamo i principali criteri:

    * per dimensione di impresa (piccola, media, grande)
    * per tipologia di attività (artigiana, turistica, di servizi, ecc.)
    * per settore produttivo (siderurgica, tessile, navale, ecc,)
    * per localizzazione geografica (luogo dove viene realizzato l’investimento).

La distinzione per dimensione di impresa è senza dubbio la più importante e rilevante.

 

Attualmente esiste solo una definizioni di “piccola e media impresa” (PMI), considerando grandi imprese, per logica esclusione tutte le altre.



Il concetto di piccola e media impresa stabilito dall’Unione Europea non va considerato in senso assoluto. Infatti, per esempio, il legislatore italiano, può legittimamente stabilire limiti dimensionali diversi e, talvolta, più restrittivi.
Lo stesso capita nel caso di programmi europei specifici che determinano soglie non necessariamente coincidenti con quelle di PMI.

La definizione è stata stabilita, a livello comunitario, nella raccomandazione pubblicata sulla GUCE del 30/04/1996. Questa raccomandazione risulta successivamente recepita dal legislatore nazionale col decreto del Governo 18 settembre 1997 e dalla Regione Lombardia col DGR. Regione Lombardia 37849.
La normativa comunitaria definisce la PMI attraverso tre criteri:

   1. Numero di dipendenti
   2. Fatturato/attivo patrimoniale (requisito economico/finanziario)
   3. Requisito dell’indipendenza economica.

Ricordiamo che i requisiti devono rientrare tutti e tre nelle soglie stabilite.

 

Numero di dipendenti


Il numero di dipendenti di un’impresa si calcola in base all’unità lavorativa anno (U.L.A.), cioè il numero medio mensile di dipendenti occupati a tempo pieno durante un anno.
Un esempio pratico: 120 dipendenti a tempo pieno per tutto l’anno corrispondono a 120 U.L.A., 1 dipendente a tempo pieno occupato per 6 mesi corrisponde a 0,5 U.L.A., 2 dipendenti a tempo pieno occupati per 6 mesi corrispondono ad 1 U.L.A. Se nell’impresa lavorano tra 1 e 49 U.L.A. essa è considerata piccola, se ne lavorano tra 50 e 249 è considerata media, se il numero di U.L.A. è superiore a 249 l’impresa è considerata grande.

 

Fatturato/attivo patrimoniale


 

I criteri di fatturato annuo e totale di bilancio si possono alternare tra di loro nel senso che è sufficiente che un’azienda rispetti un solo parametro per poter essere inserita in una delle due categorie (piccola o media impresa).

Per fatturato annuo si intende l’importo netto del volume di affari comprendente le vendite e le prestazioni di servizi che costituiscono l’attività ordinaria dell’impresa, diminuiti degli sconti ed abbuoni concessi alle vendite, dell’IVA e delle altre imposte direttamente connesse con la vendita.
I limiti di fatturato per classificare le imprese sono i seguenti:

    * sono piccole imprese quelle con un fatturato non superiore a 7 milioni di euro, oppure con un totale di bilancio annuo non superiore a 5 milioni di euro
    * sono medie imprese quelle con fatturato non superiore a 40 milioni di euro, oppure con un bilancio annuo non superiore a 27 milioni euro
    * sono grandi imprese quelle con un fatturato superiore a 40 milioni di euro, oppure con un bilancio annuo superiore a 27 milioni di euro.



 

Il totale di bilancio: viene calcolato secondo i criteri stabiliti nel DPR 689/74 e secondo le previsioni dellart. 2423 e ss. del Codice Civile.

Sia il fatturato che l’attivo patrimoniale sono quelli dell’ultimo esercizio contabile approvato precedentemente la domanda di agevolazione.


 

Zone geografiche di intervento


La definizione di “zona d’intervento” è molto importante perché permette all’imprenditore di conoscere se sul territorio in cui opera sono previsti strumenti agevolativi.
Alcune tipologie di finanziamento sono applicabili sul tutto il territorio nazionale, altri si riferiscono a specifiche zone, più o meno svantaggiate oppure prevedono percentuali di agevolazioni differenti a seconda che l’investimento sia realizzato o meno in queste zone. Quindi, la prima cosa da fare è quella di valutare se la normativa di finanziamento è applicabile al luogo dove si intende realizzare il progetto, in alcuni casi, ha valenza la residenza dell’imprenditore che dovrà gestirlo.

Alcuni concetti territoriali


Di seguito esamineremo alcuni concetti territoriali più ricorrenti nelle leggi di agevolazioni (infatti, esistono ulteriori criteri geografici):

   1. Zone “obiettivo” UE
   2. Zone in deroga art.87.3c del Trattato di Roma
   3. Zone a rilevante squilibrio tra domanda e offerta di lavoro (ex L.236/93)
   4. Zone di intervento per programmi specifici (ad esempio PIC)

Zone obiettivo UE


 

In questo obiettivo sono racchiuse le zone svantaggiate dell’UE dove si concentra maggiormente l’azione legislativa della comunità. Le zone prendono il nome dagli obiettivi, cioè dalle politiche di sviluppo programmate su sei anni dall’UE (attualmente sono in vigore quelli definiti per il periodo 2000-2006, precedentemente si riferivano agli anni 1994-1999).


 

Per realizzare tali obiettivi gli strumenti utilizzati dall’UE sono il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR), il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia (FEAOG), lo Strumento Finanziario di Orientamento per la Pesca (SFOP), il Fondo di Coesione (destinato agli ultimi stati entrati nell’ UE con un PIL procapite inferiore al 90% a quello comunitario).


Lo scopo dei fondi è quello di finanziare investimenti per infrastrutture di base, riqualificare la forza lavoro e recuperare aree industriali in declino.



Zone in deroga art. 87c del Trattato di Roma


L’art. 3 del Trattato di Roma afferma che l’Unione Europea promuove “un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno”, cioè si disciplinano le regole sulla concorrenza, vietando quei comportamenti che “sono incompatibili con il mercato comune e tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di impresa e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato comune (art. 85)”. In specifico si stabiliscono le condizioni di incompatibilità degli aiuti di Stato con le regole di concorrenza vigenti nel mercato unico. L’art. è composto da altri due paragrafi, che permettono al legislatore nazionale interventi ammissibili.

 

In dettaglio l’art. 87 prevede che:


   1. Salvo deroghe, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.
   2. Sono compatibili con il mercato comune:
         1. gli aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori, a condizione che siano accordati senza discriminazioni determinate dall’origine dei prodotti
         2. gli aiuti destinati a riparare i danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali
         3. gli aiuti concessi all’economia di determinate regioni della repubblica federale di Germania che risentono della divisione della Germania, nella misura in cui sono necessari a compensare gli svantaggi economici provocati da tale divisione.
   3. Possono considerarsi compatibili con il mercato comune:
         1. gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia particolarlmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione
         2. gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un importante progetto di comune interesse europeo oppure risolvere una grave crisi economica di uno Stato membro
         3. gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di alcune attività o di alcune regioni, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse
         4. gli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza nella Comunità in misura contraria all’interesse comune

le altre categorie di aiuti, determinate con decisione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione.




 

Aiuti di Stato


La Commissione e la Corte di Giustizia dell’UE hanno stabilito che si può considerare aiuto di Stato qualsiasi vantaggio, suscettibile di valutazione economica, concesso dalle autorità pubbliche a favore di un’impresa senza contropartita o con una contropartita che vi corrisponda in misura minima.
Attualmente viene considerato “aiuto di Stato” ogni aiuto finanziato con risorse statali, concesso da organismi pubblici o enti privati autorizzati o istituiti dallo Stato (ad esempio sindacati, associazioni di categoria, società di partecipazione e gestione finanziaria o addirittura società commerciali).
La selettività è una caratteristica importante per identificare un aiuto di Stato: non sono considerati aiuti i “provvedimenti generali” di sostegno economico, applicabili a tutte le imprese in tutti settori di produzione in quanto espressione delle scelte di politica economica degli Stati (ad esempio gli Stati sono liberi di imporre alle aziende il livello di tassazione che ritengono più opportuno).
È invece considerato aiuto di stato una misura a favore di una singola azienda o di un singolo settore produttivo.

 

Principi generali


Sono considerati aiuti ammissibili quelli che per la loro esiguità non mettono in pericolo la concorrenza (regola del “de minimis”, della quale parleremo più avanti) e quelli che, avendo per oggetto mercati esclusivamente nazionali o extra comunitari, non incidono sulla concorrenza all’interno della Comunità; in realtà, dal momento che è sufficiente che la minaccia alla concorrenza nel mercato unico sia potenziale, queste due ultime ipotesi sono state largamente svuotate di significato. In pratica anche gli aiuti mirati a sostenere le imprese su mercati nazionali o comunitari rientrano tra gli aiuti di Stato disciplinati dalla normativa.

 

Competenze della Commissione


Nel campo degli aiuti la Commissione ha le competenze più importanti, in quanto.

 

    * Sorveglia che gli Stati rispettino le regole sugli aiuti di Stato: la Commissione deve accertare che le imprese non ricevano aiuti illegali ed inoltre, accertarsi che gli aiuti già concessi vadano a buon fine. La Commissione, quando lo ritenga necessario, ha il potere (come prevede il regolamento 659/1999) di recuperare gli aiuti concessi indebitamente più gli interessi legali.

    * Autorizza discrezionalmente gli aiuti a singole imprese e regimi di aiuto nei casi in cui gli Stati sono obbligati a notificarli preventivamente: gli aiuti di stato devono essere notificati alla Commissione che ne verifica non solo l’ammissibilità secondo il trattato, ma anche la loro compatibilità con il mercato comune. La notifica riguarda tutti gli aiuti (a parte le eccezioni per gli aiuti “de minimis”)

    * Emana regolamenti che disciplinano le condizioni in cui determinate categorie di aiuti sono considerate sempre ammissibili e non notificabili: La Commissione stabilirà, esclusivamente per quanto riguarda materie specificate dal regolamento, i limiti anche quantitativi e tutte le modalità per cui gli stati potranno concedere aiuti alle imprese senza dover richiedere l’autorizzazione alla Commissione. Il Legislatore comunitario ha considerato che gli aiuti in particolari settori (piccole e medie imprese, ricerca e sviluppo formazione, ecc.), se contenuti in limiti specifici, non costituiscono un pericolo per la concorrenza ma anzi sono un importante strumento di sviluppo sociale.

 

Aiuti ammessi

Il Trattato di Roma all’art. 92 (ora 87), stabilisce anche le tipologie di aiuti che sono sempre ammessi:

    * Aiuti di Stato a carattere sociale concessi al singolo consumatore senza discriminazioni di origine del prodotto. Ad esempio sono stati considerati tali, gli aiuti sulla rottamazione dei veicoli in quanto l’aiuto era concesso al consumatore e non alle case automobilistiche ed in condizioni di parità tra le case automobilistiche nazionali ed estere.
    * Aiuti in caso di calamità naturali od altri eventi eccezionali.
    * Aiuti giustificati dalla divisione della Germania.