Financial Polis

  Expand All  |  Contact All

 




Il primo a prestare è il cliente.

La banca gli dà indietro ciò che ha ricevuto da lui stesso. Ciò è ancor più diretto e palese se si considera non il singolo cliente, la clientela come insieme. La banca non ha il denaro contante corrispondente all’aggregato del credito, dei titoli di debito, che rilascia in prestito – ne ha un millesimo circa. La copertura di quei titoli di debito, di quel credito così erogato, sono le stesse promesse di pagamento che la banca si è fatta dare dalla clientela. Insomma, la banca non presta il proprio, ma ciò che previamente ha ricevuto dai suoi clienti. 

La modulistica bancaria, i contratti di mutuo, sconto, anticipazione, etc., che parlano di erogazioni di prestiti o di rimborsi di prestiti da farsi in “moneta legale”, sono dunque mendaci e ingannevoli. Quindi, se si fa causa alla banca per contestare le sue pretese creditorie, bisogna chiedere al giudice di ordinare alla banca l’esibizione delle sue registrazioni contabili relative all’operazione di finanziamento: se sono state fatte secondo i G.A.A.P (che la banca è tenuta ad osservare), allora emergerà la realtà suddescritta e il prestito dal cliente alla banca; se non sono fatte secondo i G.A.A.P., allora la banca sarà punibile e tutta la sua contabilità sarà contestabile.Si può pertanto concludere che l’attività creditizia delle banche è ingannevole, per essenza fraudolenta; che, tutelandola lo Stato e il potere giudiziario tutelano qualcosa di illecito; e che l’interesse pattuito, nel contratto di mutuo, è illecito perché usurario, dato che il tasso di interesse è sempre, matematicamente infinito (100 euro di interesse l’anno su 1.000 euro prestati danno il tasso del 10% annuo, ma 100 euro su 0 prestati danno 100 : 0 = infinito). Ma in realtà non si tratta di interesse, perché non si tratta di corrispettivo per un mutuo, dato che nessun soldo è stato dato a mutuo. 

Si tratta quindi di una pattuizione legalmente nulla per difetto di causa juris, di corrispettivo, di sinallagma, nonché per violazione dei principi fondamentali del diritto o della legge penale; o annullabile per errore (sull’esistenza di un mutuo). La banca, inoltre, si arricchisce a danno del cliente senza una ragione giuridicamente riconosciuta, il che dà luogo alla figura giuridica della truffa ex art. 640 c.p., che dà diritto alla vittima al risarcimento; o quantomeno dell’ingiustificato arricchimento ex art. 2041 e 2042 c.c. – figura che dà diritto al danneggiato di richiedere il rimborso della sua perdita.

La contrarietà ai principi generali del diritto e della Costituzione Repubblicana sono patenti: il modus operandi che le banche si sono arrogate in fatto di pseudo mutui e veri interessi, è incompatibile con l’art. 1, 1° c., della Costituzione, laddove stabilisce: 

"L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro"; produrre pseudo-danaro a costo zero e fingere di erogare mutui per ottenere interessi sul nulla e il rimborso di somme mai erogate, è schiettamente un impadronirsi del frutto del lavoro altrui senza lavorare né produrre beni o servizi né sostenere costi, ossia un diretto sfruttamento del popolo e dei lavoratori, autonomi e dipendenti, nonché delle imprese e degli investitori. 

In base a questi argomenti giuridici, si può citare la banca davanti a un tribunale, chiedendo che il tribunale dichiari nullo e inesistente il mutuo, nonché inesistente il credito della banca per capitale e per interessi. Si può chiedere il rimborso del capitale e degli interessi già indebitamente versati. La banca potrà ottenere un equo compenso per l’uso che il cliente ha fatto della linea di credito che la banca gli ha messo a disposizione sotto l’ingannevole nome di mutuo. Ovviamente, non vi è garanzia che una simile azione legale abbia successo. È un’azione pionieristica e va contro una centrale di potere estremamente forte e richiede che i magistrati vadano contro un sistema che dà loro, probabilmente proprio affinché essi collaborino, forti benefici e privilegi. I magistrati dovrebbero essere peraltro aiutati a capire che, a medio e lungo termini, non è loro e dei loro figli interesse proteggere questo sistema. Allora è possibile che si attivino anche collettivamente per la sua riforma e per l’applicazione della legalità costituzionale. Sinora, già diversi clienti hanno tentato di far valere l’art. 1813 c.c. nei tribunali italiani, contestando che i “mutui” sono nulli o simulati per mancata consegna del denaro (contante). 

 

Questi tentativi non sono però stati impostati sulla realtà giuridico-contabile-economica che qui abbiamo spiegato e sono tutti falliti. Come si vedrà dal materiale giurisprudenziale che segue, i giudici a cui il problema è stato sottoposto sono essi stessi all’oscuro delle realtà, oppure chiudono gli occhi.

 

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

LE CARATTERISTICHE DEL PRESTITO PERSONALE
Il prestito personale è un prodotto di credito al consumo che prevede il finanziamento di una somma prefissata ad un tasso di interesse fisso e rimborsabile secondo un piano di ammortamento a rate costanti.
Rientra nella categoria dei prestiti non finalizzati cioè in quelle operazioni di finanziamento non direttamente collegate all’acquisto di uno specifico bene o servizio.
Quindi, a differenza di quanto accade nei prestiti finalizzati, non entra in gioco la figura del convenzionato, ma il contratto è concluso direttamente tra l’Istituto finanziatore e il richiedente, che sono pertanto gli unici soggetti interessati.
Di conseguenza, se la richiesta di finanziamento viene accettata, l’erogazione della somma avviene direttamente nelle mani del consumatore, e non ad una terza parte (il convenzionato appunto).
Manca anche la presenza di un bene o servizio che possa fungere da garanzia per l’eventuale insolvenza del debitore, cosa che rende questo prodotto piuttosto rischioso per l’Istituto finanziatore.
Il prestito personale viene normalmente concesso dalle banche e dalle società finanziarie specializzate.

LE EVENTUALI GARANZIE

In genere la concessione di un prestito personale non è subordinata alla presentazione di garanzie reali (ovvero diritti di pegno o ipoteca su beni di proprietà del richiedente).
Può accadere tuttavia che in alcuni casi, allo scopo di limitare il rischio di insolvenza, gli Istituti finanziatori sottopongano al richiedente un contratto che prevede la cambializzazione delle rate, oppure un’unica cambiale, in grado di garantire una parte o l’intero ammontare erogato.
La forma di garanzia più diffusa è però la firma di un coobbligato o di un terzo fideiussore, che si faccia garante del buon esito dell’operazione. Si tratta di una richiesta piuttosto comune, in presenza di condizioni particolari (come ad esempio un richiedente con un’anzianità lavorativa recente oppure a fronte di un importo particolarmente elevato).
Ad ogni modo, non è possibile stabilire delle regole valide a priori in quanto l’eventuale richiesta di garanzie è a discrezione del singolo Istituto che decide caso per caso, a seconda del profilo di rischio dell’operazione e del singolo richiedente.

GLI ELEMENTI DEL CONTRATTO

La legge stabilisce che un contratto di prestito personale deve contenere i seguenti elementi:

    * il tasso di interesse praticato;
    * ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi i maggiori oneri in caso di mora;
    * l’ammontare e le modalità del finanziamento;
    * il numero, gli importi e la scadenza delle singole rate;
    * il tasso annuo effettivo globale (TAEG);
    * il dettaglio delle condizioni analitiche secondo cui il TAEG può essere eventualmente modificato;
    * l’importo e la causale degli oneri che sono esclusi dal calcolo del TAEG;
    * le eventuali garanzie richieste;
    * le eventuali coperture assicurative richieste e non incluse nel calcolo del TAEG.