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La nascita dell'Iran moderno 
E' generalmente associata alla salita al potere della dinastia Palavi. Nel 1925 il capo cosacco Reza Palavi depone la dinastia regnante Qajar (Cagiara) e si fa incoronare imperatore (Scià). Durante il suo regno il Paese cambia nome: da Persia a Iran. Reza Palavi guida il Paese fino alla Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto Gran Bretagna e Unione Sovietica invadono il Paese e costringono lo Scià ad abdicare. La corona passa a suo figlio Mohamed Reza che opta per una politica filo occidentale e antisovietica. 

La questione del petrolio 
Nel 1951 l'Assemblea nazionale approva un disegno di legge per la nazionalizzazione di tutti gli impianti petroliferi operanti nel Paese. Il governo del primo ministro Hasain Ala, contrario, viene fatto cadere, e si costituisce un governo di coalizione di tutti i gruppi nazionalisti capeggiato da Muhammad Mossadeq. Il nuovo governo avalla la nazionalizzazione della Compagnia anglo-iraniana del petrolio. Si apre così un lungo contenzioso internazionale. Nell'aprile 1952 Mossadeq si dimette, ma un'ondata di manifestazioni popolari in suo favore, costringe lo scià a rinnovargli l'incarico e a concedergli poteri eccezionali. 

Mossadeq, ascesa e caduta 
Gli Usa tentano di mediare il contenzioso Gran Bretagna - Iran sul petrolio. La trattativa fallisce e nell'ottobre 1952 si arriva alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Londra e Teheran. Lo scià è contrario all'intransigenza di Mossadeq sulla questione petrolifera e lo rimuove dalla carica. Ma Mossadeq si rifiuta di dimettersi e i suoi sostenitori danno vita a violente manifestazioni, che spingono lo scià a rifugiarsi a Roma. Dopo tre giorni di scontri, l'esercito riprende il controllo di Teheran. Mossadeq e alcuni suoi collaboratori vengono arrestati. Lo scià torna in patria e mette al governo il generale Fazullah Zahedi. Gli Usa appoggiano il nuovo corso con un prestito di emergenza di oltre 45 milioni di dollari. Riprendono le relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna. 

La rivoluzione bianca 
Nel 1960 l'Iran riconosce lo Stato d'Israele e si inimica i Paesi arabi. Nel 1963 lo Scià introduce la Rivoluzione bianca, un pacchetto di riforme sociali ed economiche per dare all'Iran uno stile di vita occidentale. Il clero sciita si oppone fermamente. 

La dittatura dello scià 
Nel 1975 tutti i partiti vengono messi fuori legge a eccezione di quello della Rinascita nazionale iraniana, legato allo scià. In politica estera vengono rafforzate le relazioni con i paesi comunisti, riallacciando anche i rapporti con il blocco dei paesi arabi, escluso l'Iraq. La Rivoluzione bianca si rivela un fallimento, perché il tenore di vita aumenta solo per gli strati più alti della popolazione. 

L'opposizione alla monarchia 
La lotta alla politica dello scià è guidata dai capi religiosi contrari all'occidentalizzazione della società iraniana. Reza risponde con la repressione più brutale, affidata alla Savak, la polizia politica. Nel 1978 il movimento di protesta è egemonizzato dai fautori della creazione di una repubblica islamica; loro leader è l'ayatollah Ruhollah Khomeini, costretto all'esilio in Francia sin dal 1963. 

La rivoluzione islamica 
Nel gennaio del 1979 le manifestazioni di piazza costringono lo scià a fuggire all'estero, ponendo fine ai suoi 37 anni di regno. Il 1° febbraio, Khomeini rientra in Iran in trionfo. L'11 febbraio del 1979 viene ufficialmente proclamata la fine della monarchia. All'inizio di aprile nasce la Repubblica islamica. Nel periodo intermedio si tiene un referendum: secondo i risultati ufficiali il 98 per cento dei votanti dice sì alla nascita del nuovo stato religioso. 

Un nuovo regime 
Il nuovo stato si caratterizza per una repressione del dissenso ancora più feroce di quella attuata dallo scià. La nuova Costituzione della Repubblica islamica, approvata nel dicembre del 1979, conferisce a Khomeini poteri assoluti a vita come massima guida politico-religiosa. Lo scopo è eliminare qualsiasi influenza proveniente dal mondo occidentale e contemporaneamente ogni possibile opposizione interna a un governo di tipo teocratico. Nemico numero uno, per il nuovo regime, sono gli Usa, simbolo della corruzione della civiltà occidentale. Alle donne è imposto il ciador. 

Gli ostaggi dell'ambasciata Usa 
Nel novembre del 1979 lo scià (gravemente malato) si reca per cure in Usa. Alcuni fondamentalisti iraniani assaltano l'ambasciata americana a Teheran e tengono in ostaggio 66 impiegati, pretendendo per la loro liberazione scuse ufficiali da parte del governo statunitense per l'appoggio concesso allo scià, la sua consegna alle autorità iraniane per istruire un processo nei suoi confronti e la restituzione del patrimonio che si diceva avesse accumulato illecitamente all'estero.