Financial Polis

  Expand All  |  Contact All

 




Il paradigma dell’ordine (e mutamento): Il fondamento dell’ordine sociale viene ricercato all’interno della società stessa. Secondo Hobbes gli uomini si sottomettono all’autorità dello stato in un patto di soggezione al fine di controllare la loro natura egoistica e violenta che altrimenti avrebbe condotto alla disgregazione della società e alla guerra di uno contro tutti. Smith aveva proposto l’idea di mercato come mano invisibile che agisce da connettivo di gruppi sociali che per propria natura perseguono interessi diversi. Comte e Spencer sviluppano diversi modelli organicistici di stampo evoluzionistico, influenzati dalle teorie dell’evoluzione naturale di Lamarck e Darwin. In tali modelli la società è un organismo composto da parti in relazione di interdipendenza tra le quali si instaura un equilibrio dinamico, che evolve dal semplice al complesso, dall’omogeneo all’eterogeneo. Il motore dell’evoluzione e la competizione. Gli organismi sociali rispondono alle trasformazioni dell’ambiente con processi di differenziazione delle funzioni e di divisione del lavoro. Secondo G.Simmel la divisione del lavoro, creando differenziazione sociale, crea le basi per l’individualizzazione tipica della modernità. Nelle condizioni della modernità l’ordine sociale cresce spontaneamente dall’interno a causa della necessità delle interdipendenze che legano individui diversi tra loro. E. Durkheim individua la solidarietà organica come connettivo della società moderna, contrapposta alla solidarietà meccanica delle società tradizionali. 
Il problema del mutamento rappresenta l’altra faccia del problema dell’ordine: per Durkheim, Comte e Spencer il mutamento è progressivo. Per Tonnies, i termini organico e meccanico hanno un significato opposto a quello attribuito loro da Durkheim. La solidarietà crea unità organiche di connettive dei gruppi sociali. La società è una costruzione artificiale, composta da individui separati, ognuno dei quali persegue il proprio interesse. Essa interviene solo come garante che gli obblighi assunti dai contraenti vengano rispettati. 

Il paradigma del conflitto: per Marx i rapporti tra le classi sociali contrapposte sono intrinsecamente conflittuali in quanto esse hanno interessi antagonistici. Le idee religiose, filosofiche e politiche e le istituzioni giuridiche sono sovrastrutture che stabilizzano le strutture del dominio e dello sfruttamento. Il conflitto di classe è il motore del mutamento sociale e produce gli elementi di disgregazione di ogni sistema sociale (profezia di una società senza classi e priva di conflitti). Per M.Weber il conflitto si manifesta, oltre che nella sfera economica, anche nella sfera della politica, del diritto, della religione, dell’onore e del prestigio. Le varie sfere sono reciprocamente connesse. In questa luce va letta la tesi weberiana sulle origini protestanti del capitalismo. Il conflitto conduce alla creazione di strutture istituzionali (“ordinamenti sociali”) che hanno il compito di regolare il conflitto secondo i rapporti di forza provvisoriamente consolidati. Ogni assetto istituzionale è solo provvisoriamente stabile. Il conflitto genera sia ordine, sia mutamento. 
Il paradigma della struttura: si applica l’assunto che per spiegare i comportamenti umani bisogna ricondurli alle coordinate sociali nelle quali si manifestano. La libertà di scelta degli individui rimane confinata nei limiti consentiti dalla struttura sociale. I modelli di Marx e Durkheim rientrano nel paradigma della struttura. Quando analizza i rapporti tra le classi, Marx non pensa che i membri di ogni classe abbiano la possibilità di comportarsi in modo diverso da quello che gli impone la loro posizione nella struttura sociale. Durkheim teorizza che la società viene prima degli individui e che non si può partire dal comportamento degli individui per arrivare alla società. Egli mostra che anche nel suicidio operano cause sociali. Le teorie funzionalistiche operano con un modello di tipo strutturale: le parti hanno significato rispetto alle funzioni che svolgono per il tutto, il percorso non è dalle parti al tutto, ma dal tutto alle parti. Tra queste, la teoria dei ruoli spiega il comportamento degli individui in base allo status che occupano in uno dei sottosistemi che compongono il sistema sociale. Il paradigma della struttura riflette una concezione olistica del sociale in quanto concepisce la società come l’unità primaria di analisi e gli individui come veicoli attraverso i quali la società si esprime. 
Il paradigma dell’azione (Weber): si basa su due principi. 1) i fenomeni macroscopici devono essere ricondotti alle loro cause microscopiche (azioni individuali); 2) per spiegare le azioni individuali bisogna tener conto dei motivi degli attori. Ci si riferisce ad un individualismo metodologico secondo il quale non si possono imputare azioni a entità astratte o ad attori collettivi. Nella sociologia attuale il concetto di attore collettivo viene sostituito dal concetto di agency, per indicare un ente che agisce tramite gli individui, ma è dotato di una propria volontà e capacità di azione indipendente. Riguardo alla comprensione dei motivi dell’attore, Weber distingue diversi tipi di azioni: le azioni razionali strumentali (teleologiche), che tendono ad uno scopo, e razionali rispetto al valore (assiologiche), che rispondono a criteri assoluti di orientamento dell’azione a prescindere dalla conseguenze. Secondo Weber, l’uomo non è un essere razionale, ma è capace di agire razionalmente.