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 Io AMO il pensiero di Feuerbach. Lo venero. 
Aspetto domande del genere... che dire... da sempre. Mi sto apprestando ad iniziare l'essenza della religione, ma ho già finito quella del cristianesimo. Ed è una delle letture più esaltanti e rigeneranti che abbia mai compiuto. Si può dire che un periodo della mia vita sia finito con quel libro e si sia aperto qualcosa di nuovo, di diverso, di migliore. Neppure Nietzsche è arrivato, in me, a tanto. Neppure Schopenhauer, neppure Marx... nessuno prima. Forse solo tu mi puoi capire... capirai allora se dico che "l'essere assoluto, il dio dell'uomo è l'essere stesso dell'uomo" sarà pur la sua frase più brillante e più riuscita, ma in generale che tutta l'essenza sia del suo pensiero che di ogni sua parola è l'apoteosi di ogni filosofia, il culmine di ogni letteratura, di ogni pensiero. Quando dice che la creazione è un "vomito" divino, quando dice che l'essenza dell'uomo è ciò che mangia, quando dice che il limite della conoscenza e dunque della filosofia è la propria specie e che mai oltre si può andare, quando dice che la natura è il solo unico vero dio, quando dice che ogni attributo della divinità e ogni dogma non è che un rovesciamento della nostra essenza e ovviamente che la sua essenza è la nostra, quando afferma che le cattedrali non sono erette non in onore alla religione ma all'architettura e quindi all'uomo, quando differenzia le due sostanze materiale e spirituale (dunque astratta) spazzando via milleni di speculazione filosofica, quando costruisce immagini anche di grande liricità per sottolineare la bellezza della creazione e insieme l'odio e lo scagliarsi della natura contro un principio che non le appartiene... insomma lessi quel libro per sottolineare qualche frase rappresentativa e finii per lasciare segni, note e plausi su ogni pagina. E quella era solo in'opera... sarà pur vero che Marx ha completato il suo pensiero sull'antropologia religiosa e che Bloch ha completato quello di Marx sull'oppio dei popoli con la tesi della speranza, ma Feuerbach continua a parermi superiore sia all'uno che all'altro (poco però rispetto a Marx). Sono persuaso che di lui non sappiamo sempre troppo poco, siamo sempre troppo piccoli. «Siamo situati all'interno della natura; e dovrebbe essere posto fuori di essa il nostro inizio, la nostra origine? Viviamo nella natura, con la natura, della natura e dovremmo tuttavia non essere derivati da essa? Quale contraddizione!» com'è possibile che sia stato il primo e insieme il migliore a radicalizzare un principio così saldo e affascinante? "Dio è una lacrima dell'onda versata nel più profondo dolore della miseria umana"... ma queste sono briciole del suo pensiero!