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 Max Weber non fu solo un sociologo, ma anche uno storico, un economista e un filosofo. Il suo sapere enciclopedico, accompagnato da un’operosità e da un’integrità morale severa, hanno permesso che i suoi studi divenissero trattati completi dei diversi elementi della società, dall’economia al diritto, dalla politica alla religione, entro una visione d’analisi profonda e complessa. 

Influenzato dal lavoro di Dilthey e dallo storicismo tedesco, elabora il concetto di sociologia comprendente: le scienze sociali devono cercare un approccio ai problemi che non deve limitarsi alla spiegazione delle cause, bensì comprendere la natura del fenomeno in riferimento ai valori e ai modelli culturali che lo orientano. 

Weber adottò un approccio storicista allo studio delle società, cercando di rintracciare l’individualità particolare di ogni epoca storica, di ogni società e delle sue tendenze, specie in riferimento all’età moderna. 

Si interessò alla nascita e agli sviluppi del capitalismo, respingendo la concezione materialistica di Marx, convinto che i valori e le credenze contribuissero a formare la stratificazione sociale allo stesso modo delle condizioni economiche. 

Lo studio del capitalismo in Weber è inserito all’interno di un’analisi storico-comparativa più vasta sulle religioni e sulla società: condusse, infatti, una ricerca che lo portò ad esaminare le antiche società orientali fino all’affermarsi del protestantesimo nelle società occidentali. 
Rintracciò nel sistema religioso un elemento fondamentale per la costituzione dell’organizzazione sociale e per la sua dimensione economica: individuò ad esempio nell’ascesi intra-mondana dell’etica protestante un fattore necessario per lo sviluppo del disincanto del mondo (ossia l'eliminazione di tutti i valori simbolici e mistici dalle cose del mondo), del processo di razionalizzazione e di separazione delle differenti sfere della società, tutti processi che costituivano le tendenze fondamentali in atto nelle società moderne. Il capitalismo è posto proprio in relazione all’affermarsi dell’etica protestante e di questi processi. 

I suoi studi si concentrarono anche sul sistema politico (con l’analisi da una parte del processo di crescente separazione del potere politico da qualsiasi altra sfera e della sua legittimazione, e dall’altra con lo studio della burocrazia, epifenomeno di quel processo di separazione), sulla metodologia sociologica (con la teorizzazione del concetto di ideal-tipo, ossia uno strumento d’interpretazione dei fenomeni che scaturisce dall’analisi della realtà concreta, e con il principio di avalutatività) e sulla vita nella metropoli moderna. 

E’ considerato a tutti gli effetti uno dei padri fondatori della sociologia moderna e uno dei più importanti sociologi del XX secolo.