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Il pensiero di keynes

 

La Grande depressione del 1929 pose a dura prova la teoria economica neoclassica, in quanto il suo perdurare sembrava smentire la capacità di un' economia di mercato di ritrovare un equilibrio di piena occupazione delle risorse e di benessere. 

John Maynard Keynes (1883-1946), che ha dominato il pensiero economico dagli anni '30 agli anni '60 del XX secolo, propose una sostanziale deviazione dalla scuola neoclassica. 

In una prima fase (fino alla crisi del 1929), affrontò il problema dell' incertezza, distinguendo tra eventi per i quali è possibile esprimere un giudizio probabilistico («probabilità conosciuta») e eventi per i quali ciò non è possibile («probabilità sconosciuta»);[6]; considerò il rischio insito nell' attività imprenditoriale come elemento essenziale dell' instabilità monetaria e rifiutò la prospettiva di equilibrio automatico, nel lungo periodo, della teoria neoclassica, obiettando che «nel lungo periodo siamo tutti morti»;  criticò il socialismo, ma considerò il liberismo una risposta insufficiente.

In una seconda fase (fino alla seconda guerra mondiale), argomentò che la crisi del 1929 era dovuta al fatto che la domanda aggregata risente di vari fattori tra i quali non esiste un meccanismo di equilibrio automatico: la propensione marginale al consumo, dipendente dal livello del reddito, gli investimenti, dipendenti sia dal tasso di interesse che dalle aspettative degli imprenditori, il livello del tasso di interesse, fortemente influenzato dalla preferenza per la liquidità. Sostenne quindi che, in un' economia funestata da una debole domanda aggregata, il settore pubblico ha la possibilità di incrementare la domanda aggregata tramite la spesa pubblica per l' acquisto di beni e servizi, rendendo così possibile un aumento dell' occupazione. La sua opera principale, la Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (1936), pose i grandi aggregati economici (consumo, risparmio, investimenti ecc.) al centro dell' analisi economica, dando vita ad una disciplina detta "macroeconomia" per distinguerla dall' approccio individualista dell' economia neoclassica ("microeconomia"). 

Dopo la seconda guerra mondiale, infine, partecipò attivamente alla definizione di un nuovo assetto economico internazionale, anche guidando la delegazione inglese nella conferenza di Bretton Woods.