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Malcolm X, a differenza di Martin Luther King non pensava che l'America avesse una coscienza. Per lui, non c'era contraddizione tra i nobili ideali della nazione - una frode ai suoi occhi - e il fallimento della giustizia per i neri. Aveva capito, forse meglio di King, i meccanismi inerenti all'impero. Non si aspettava che i leader dell'impero si connettessero alla loro bontà per costruire un paese libero da ingiustizie e sfruttamento. Ha spiegato che dopo l'arrivo della prima nave negriera fino alla comparsa del nostro vasto arcipelago di prigioni e delle nostre squallide, colonie interne, dove i poveri sono rimasti intrappolati e sfruttati, l'impero US-americano è stato inesorabilmente ostile a quelli che Frantz Fanon chiamava i "dannati della terra". Questo, e Malcolm lo sapeva, non sarebbe cambiato prima della distruzione dell'impero.  

 

"E' impossibile per il capitalismo sopravvivere, soprattutto perché il sistema capitalistico ha un costante bisogno di succhiare sangue", ha detto Malcolm. 
"Il capitalismo era un'aquila, ma ora è più come un avvoltoio. E' stato abbastanza potente da succhiare il sangue di chiunque, dei forti come dei deboli. Ma ora è diventato più vile, come l'avvoltoio, e può succhiare solo il sangue degli indifesi. Mentre le nazioni del mondo si liberano, il capitalismo ha meno potenziali vittime, meno da succhiare, e s'indebolisce. E' solo una questione di tempo prima che il crollo sia completo".

 

King ha ottenuto una vittoria legislativa attraverso il movimento per i diritti civili, come mostra il nuovo film "Selma". Ma non è riuscito a realizzare una giustizia economica, e deviare l'appetito vorace della macchina da guerra di cui era profondamente consapevole della piena responsabilità degli abusi dell'impero sugli oppressi all'estero come a casa. E 50 anni dopo l'assassinio di Malcolm X allaAudubon Ballroom di Harlem da sicari della Nation of Islam, è chiaro che lui aveva ragione, non Martin Luther King. Siamo la nazione che Malcolm sapeva che eravamo. Gli esseri umani possono cambiare. Non gli imperi. Il nostro rifiuto di affrontare la verità sull'impero, di affrontare la moltitudine dei suoi crimini e atrocità, ha generato l'incubo che Malcolm aveva predetto. E mentre l'era digitale e la società post-(il)letterata implementa una amnesia storica terribile, questi crimini vengono cancellati più rapidamente di come vengono commessi.
"A volte ho osato sognare ... che un giorno la storia potesse dire che la mia voce - che ha disturbato la sufficienza dell'uomo bianco, la sua arroganza e la sua compiacenza - che la mia voce avrebbe contribuito a salvare l'America da una tomba, forse anche da una mortale catastrofe", ha scritto Malcolm.
 
 
L'integrazione delle élite di colore, tra cui Barack Obama, nelle più alte sfere di strutture politiche e istituzionali non ha modificato la natura predatoria dell'impero. Le politiche identitarie e di genere - ci stanno per vendere un presidente donna nella forma di Hillary Clinton - hanno incoraggiato, come aveva capito Malcolm, le frodi e i furti di Wall Street, l'eviscerazione delle nostre libertà individuali, la miseria di una sottoclasse in cui la metà dei bambini nelle scuole pubbliche vive in povertà, l'espansione delle nostre guerre imperiali e lo sfruttamento profondo e forse irreversibile dell'ecosistema. E finché ci rifiutiamo di ascoltare la voce di Malcolm X, fino a quando non si lotta contro l'autodistruzione inerente al funzionamento dell'impero, le vittime, in patria e all'estero, non cesseranno di aumentare. Malcolm, come James Baldwin, aveva compreso che solo affrontando la verità su chi siamo come membri di una potenza imperiale, la gente di colore, come i bianchi, possono essere liberati. Questa verità è amara e dolorosa. Essa richiede un riconoscimento della nostra capacità di fare del male, di generare ingiustizia e sfruttamento, e richiede un pentimento. Ma ci aggrappiamo come bambini frivoli alle bugie che ci raccontiamo. Ci rifiutiamo di crescere. E a causa di queste bugie, propagate attraverso lo spettro culturale e politico, la liberazione non si verifica. L'impero ci divora.
 
"Siamo contro la demonizzazione, contro l'oppressione, contro il linciaggio", ha detto Malcolm. "Non si può essere contro queste cose senza essere contro l'oppressore e il linciatore. Non si può essere anti-schiavitù e pro-schiavitù; non si può essere anti-crimine e pro-criminale. Inoltre, il signor Muhammad spiega che se l'attuale generazione di bianchi studiasse la propria razza alla luce della vera storia, loro stessi sarebbero anti-bianco".
 
 
Malcolm una volta disse che se fosse stato un nero della classe media, incoraggiato ad andare a scuola di diritto, piuttosto che un povero bambino in una casa di correzione, che ha lasciato la scuola a 15 anni, "Oggi probabilmente farei parte della borghesia nera di qualche città, sorseggiando un cocktail vantandomi di essere io stesso un portavoce e leader della sofferenza delle masse nere, mentre la mia preoccupazione principale sarebbe quella di raccogliere qualche briciola di falso consiglio di un bianco irascibile che avrei supplicato per la mia "integrazione".
 
La famiglia di Malcolm, povera e in difficoltà, è stata cinicamente perseguitata da agenzie statali secondo un modello ad oggi invariato. Tribunali, scarsa istruzione, un appartamento malsano, paura, umiliazione, disperazione, povertà, avidità dei banchieri, dei datori di lavoro abusivi, polizia, carceri, ufficiali giudiziari, hanno assolto la loro funzione allora come oggi. Malcolm ha visto l'integrazione razziale come un gioco politico sterile, sviluppato da una classe media nera ansiosa di vendere l'anima per essere parte essa stessa dell'impero e del capitalismo. "L'uomo che getta vermi nel fiume", ha dichiarato Malcolm, "non è necessariamente un amico del pesce. Tutti i pesci che lo prendono per un amico, che non pensano che i vermi sono esche, di solito finiscono in padella" [...]
 
"Martin [Luther King Jr.] non ha avuto il fuoco rivoluzionario che Malcolm aveva, fino alla fine della sua vita", dice Cornel West nel suo libro scritto insieme a Christa Buschendorf "Il fuoco nero profetico". «E per fuoco rivoluzionario intendo comprendere il sistema in cui viviamo, il sistema capitalista, i tentacoli imperialisti, l'impero americano, il disprezzo per la vita, la volontà di infrangere la legge, che sia nazionale o internazionale. Malcolm aveva capito, fin dall'inizio, e colpì Martin così forte che diventò rivoluzionario a suo modo, secondo la sua morale, più tardi nella sua breve vita, mentre Malcolm ha avuto questo fuoco rivoluzionario molto presto nella sua vita".
 
Ci sono tre eccellenti libri su Malcolm X: "L'autobiografia di Malcolm X: raccontata da Alex Haley", “The Death and Life of Malcolm X” (La morte e la vita di Malcolm X) di Peter Goldman e “Martin & Malcolm & America: A Dream or a Nightmare”(Martin & Malcolm & l'America: un sogno o un incubo) di James H. Cone.