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Gamal Abd el Nasser nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1918. Figlio di un postale, mostra subito eccezionali doti politiche. All’età di 16 anni è già a capo del movimento Giovane Egitto ed ha alle spalle numerose manifestazioni contro la monarchia egiziana e gli inglesi.

 

Alessandria d’Egitto, 26 luglio 1956. Gamal Abd el Nasser, Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, dichiara: “Stiamo costruendo il nostro Paese su basi solide… se torniamo al passato è per cancellare le tracce di una colonizzazione dannosa, e ritrovare la nostra dignità. Per questo motivo firmo, d’intesa con il governo, questa legge. In nome della nazione proclamo, in qualità di Presidente della Repubblica, la nazionalizzazione della compagnia internazionale del Canale di Suez”. L’Inghilterra e la Francia, che possedevano la maggior parte delle quote azionarie della proprietà del canale, d’intesa con Israele, che era intimorito dalle manovre militari egiziane, intervengono militarmente. Scoppia così quella che noi ricordiamo come Crisi di Suez, ma che in realtà fu una vera e propria guerra. Il mondo arabo la ricorda come l’aggressione tripartita e la celebra come una vittoria schiacciante. Già, perché anche se militarmente la coalizione anglo-franco-israeliana ebbe di gran lunga la meglio, senza dubbio la vittoria politica spettò all’Egitto.

Nasser voleva il Canale di Suez, fece di tutto per prenderlo, e la Storia gli diede ragione. Ma chi era quest’uomo, costui che osò sfidare l’Occidente?

Gamal Abd el Nasser nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1918. Figlio di un postale, mostra subito eccezionali doti politiche. All’età di 16 anni è già a capo del movimento Giovane Egitto ed ha alle spalle numerose manifestazioni contro la monarchia egiziana e gli inglesi.

Nel 1948 Ben Gurion dichiara lo Stato di Israele. In poche ore Egitto, Giordania e Siria dichiarano guerra al giovane stato ebraico e attaccano. Ma l’esercito israeliano, piccolo e male armato nei primi giorni del conflitto, riesce ad avere la meglio sulle truppe arabe, a causa della disorganizzazione di queste ultime. Nasser, ufficiale dell’esercito egiziano ormai da qualche anno, è scioccato dalla mancanza di coordinamento tra le forze arabe. Questa guerra è ricordata dal mondo arabo come la Nakba, la catastrofe: milioni di Palestinesi sono costretti a fuggire dalle loro case.

E Nasser non ci sta. Insieme ad altri ufficiali, verso la fine della guerra, fonda l’organizzazione degli Ufficiali liberi. Gli Ufficiali liberi prendono il potere in Egitto nel 1952. Muhammad Nagib diventa il primo presidente della Repubblica Araba d’Egitto. Ma non è lui l’uomo forte del regime, bensì Nasser, il quale con un colpo di mano diventa presidente nel 1954. Subito è oggetto di un attentato orchestrato dai Fratelli Musulmani, un’organizzazione di stampo islamista molto forte in Egitto; ma si salva, e scioglie la confraternita.

È un periodo di grande cambiamento per l’Egitto: Nasser ha definitivamente allontanato gli inglesi, presenti in Egitto dai primi anni dell’Ottocento, ha deposto la vecchia monarchia, ha sedato il pericolo islamista e sta formando un esercito ben addestrato.

Proprio nel 1954 stila i principi del nasserismo, un’idea che si costruisce sul panarabismo, sul secolarismo e sul socialismo. Nasser incarna queste idee, che riassume nella sua Filosofia della rivoluzione. Secondo il Rais l’Egitto è il paese che si deve far carico del cambiamento. L’Egitto, infatti, considerato dagli Egiziani come “madre del mondo”, è il punto d’incontro di tre cerchi: quello arabo, quello islamico e quella africano. Nasser invita al cambiamento e individua come fonte dei problemi del mondo arabo la paralisi. Si tratta di una paralisi spirituale e intellettuale, generata da demoni esterni (gli Inglesi, i sionisti, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti) ma anche interni (le classi privilegiate dei paesi arabi). La rivoluzione sognata da Nasser è quindi doppia, perché è politica e sociale: politica nella misura in cui è volta al recupero del diritto d’autogestione e di una reale indipendenza, e sociale perché mira alla messa in essere di una concreta giustizia sociale.

Secondo la sua visione, la rivoluzione sarebbe accompagnata da un “rinascimento arabo” in cui i popoli arabi prendono coscienza dei loro problemi e in cui si unificano in un solo paese. L’Egitto sarebbe il portabandiera di questo cambiamento, e i popoli arabi prenderebbero la loro energia dalla loro antichissima storia (le tre religioni monoteistiche sono nate tutte e tre in Medio Oriente), della loro strategica posizione geografica di crocevia tra Oriente e Occidente, e delle loro risorse naturali, in particolare il petrolio.

Il 1956 è l’epoca d’oro del nasserismo: sulla scena internazionale Nasser prende parte alla fondazione del Movimento dei paesi non allineati e in Egitto promulga la nuova costituzione, che recita: “Noi, il popolo d’Egitto, riconoscendo che noi siamo parte organica di una più grande entità araba, siamo coscienti delle nostre responsabilità e delle nostre obbligazioni verso la lotta comune per la gloria e il prestigio della nazione araba”. Pochi mesi dopo procederà alla nazionalizzazione del Canale di Suez.

Nel 1958, ancora una volta, la storia gli da ragione. Infatti, unifica la Siria e l’Egitto, fondando la Repubblica araba unita. Essa sarà però sciolta dopo solamente tre anni. Ma il suo impegno continua e nel 1962 invia un contingente militare in Yemen, paese martoriato da una sanguinosa guerra civile.

E poi il 1967, l’anno della resa dei conti. Il conflitto arabo-israeliano del 1967 è ricordato in Occidente come Guerra dei 6 giorni, perché Israele in neanche una settimana riuscì ad occupare il Sinai, la Cisgiordania e l’altopiano del Golan. Ancora una volta la coalizione araba collassa a causa della mancanza di organizzazione. Nasser rivive i giorni del 1948. Il mondo arabo ricorda questa guerra come la Naksa, la ricaduta.

Così, affranto da una sconfitta imbarazzante, in un discorso memorabile, celebre per la franchezza con cui è esposto, parla al suo popolo e rassegna le dimissioni da presidente. Ma il popolo d’Egitto respinge le dimissioni. Infatti, poche ore dopo l’annuncio della sconfitta e del discorso in televisione, milioni di Egiziani invadono le strade di Alessandria e del Cairo per imporre al Rais di restare alla testa del paese. Nasser, sfinito e umiliato, ritrova nuova energia nella tenacia del suo popolo.

L’epoca d’oro di Nasser è finita, ma non per questo si ritira. Rispetta il suo popolo e per tre anni fa di tutto per rimettere in piedi un esercito e un paese intero. La sua ultima opera memorabile è la colossale diga di Assuan, che permetterà all’agricoltura egiziana di svilupparsi enormemente.

Gamal abd el Nasser, l’uomo che aveva sfidato l’Occidente, muore nel 1970 per un attacco cardiaco. Al suo funerale partecipa una folla oceanica, orfana del padre della repubblica e dell’uomo che aveva reso l’Egitto un esempio di speranza per tutto il mondo arabo.