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Del parametro della “società mitica”
Portando un’equazione elementare, diciamo che, come nello stato socialista la proprietà è dello stato e non dei cittadini, così, nella società anonima, la proprietà è della società e non dei soci.

All’atto del conferimento del capitale, l’azionista si spoglia della proprietà del capitale che conferisce e questa proprietà passa, dal socio, al fantasma giuridico, che è la concezione mitica della società. (Mito può essere anche un discorso fatto d’immagini e leggende, che non richiede argomentazioni razionali). In cambio di questo conferimento, il fantasma giuridico, che opera attraverso l’organo che lo rappresenta, quindi il CdA, il presidente e l’amministratore delegato, rilascia all’azionista un documento che è il titolo azionario. Questo titolo azionario rappresenta una specie di cambiale, per cui il fantasma giuridico società s’indebita nei confronti del socio per il capitale che il socio ha conferito.Tanto è vero questo che il capitale sociale è riportato al passivo del bilancio.

Abbiamo quindi un rapporto di debito-credito che lega il fantasma giuridico, il mito personificato, con il cosiddetto azionista. Ora voglio dirvi perché è stata realizzata questa struttura giuridica. Le origini dell’impostazione legislativa di una società anonima, come quella che noi oggi vediamo operare, è stata concepita inizialmente dal Vivante, che è stato il capo della scuola di diritto commerciale italiano.

Il titolo azionario
Partiamo dall’analisi dei titoli di credito, cioè del titolo azionario. 
I titoli di credito sono di due qualità. Noi abbiamo i titoli di credito da OBBLIGAZIONE, come la cambiale, e i titoli di credito da restituzione, o RAPPRESENTATIVI, come la fede di deposito e la polizza di carico. La differenza più importante è che, mentre nel titolo da obbligazione la proprietà passa dalla parte del creditore alla parte del debitore, per cui, se io presto a una persona del denaro e questa persona mi rilascia una cambiale, la proprietà diventa del debitore cambiario, quando invece noi abbiamo i titoli rappresentativi, come la fede di deposito o la polizza di carico, la proprietà rimane dalla parte del creditore. Perché il creditore si spoglia della sola disponibilità dell’oggetto che trasmette al suo debitore, mentre la proprietà rimane dalla sua parte. Il titolo azionario è concepito in partenza come una specie di cambiale, non come un titolo rappresentativo. La prima conseguenza è che l’azionista viene spogliato della proprietà; dopo che è stata fatta questa “spoliazione” della proprietà nella prima fase, si verifica poi una seconda fase: lamanipolazione dei valori creditizi. Il valore del titolo azionario è un pseudo-valore e non ha la certezza del titolo cambiario, perché, mentre la cambiale ha la caratteristica della certezza del valore, per cui io so che se firmo una cambiale e sono debitore di quella determinata somma, di centomila lire, per il titolo azionario non è così. Perché il valore del titolo azionario aumenta, diminuisce o si annulla, a seconda, non delle fortune sociali, ma a seconda delle quotazioni di borsa.

Borsa
Quando noi abbiamo questa forma di conferimento del capitale dei soci nella società, la risultante qual’è? È che, attraverso questa rappresentazione dei valori dei titoli azionari, noi abbiamo una duplicazione speculare dei valori, per cui il titolo azionario è uno specchio deformato, e deformabile, che aumenta o diminuisce di valore, e cioè aumenta e diminuisce il valore del capitale nominale a seconda delle esigenze dello speculatore di borsa.

Banca
Per dominare la borsa, per fare le cosiddette speculazioni, al rialzo o al ribasso, basta una disponibilità illimitata di denaro; le banche hanno il monopolio dell’emissione della cartamoneta senza costo, fanno l’apertura creditizia agli operatori di borsa, i quali, investendo in borsa, al rialzo o al ribasso, determinano il rialzo o il ribasso delle azioni, cioè, determinano quella modifica dei valori dei titoli azionari che è pianificata in partenza proprio dalle persone che dovranno speculare sulle differenze di valore.

Ecco perché lo strumento del titolo azionario è lo strumento della società anonima, perché è stato pianificato dalla cultura universitaria, dalla politica legislativa, che ha realizzato l’istituto della società anonima, perché attraverso questo parametro culturale, chi controlla la sovranità monetaria si trova nelle condizioni, prima di tutto, di acquistare immediatamente la proprietà dei beni reali che sono conferiti nel “fantasma” persona giuridica. Poi, chi ha in mano il potere monetario, la “sovranità monetaria”, stabilisce, e quindi è capace di prevedere, perché lui stesso ne è la causa, quelli che saranno gli orientamenti delle quotazioni di borsa. Sicché si spoglia l’azionista in due tempi:
il primo tempo perché gli si toglie la proprietà; e il secondo tempo, perché, attraverso le oscillazioni, manovrate, di borsa, lo si spoglia anche del valore creditizio. A parte che il valore creditizio può essere anche sollecitato, modificato, attraverso le effettive fortune o sfortune dell’impresa.

Fatta questa premessa, noi ci accorgiamo di alcuni passaggi fondamentali:

L’azionista, non essendo più proprietario del capitale non ha al suo servizio tutte quelle azioni che sono a tutela del diritto di proprietà; perché, mentre il diritto di proprietà è un diritto reale, il diritto di credito è un diritto personale. Il fatto stesso che l’azionista abbia perso la proprietà, e si sia configurato il titolo azionario come un diritto personale, ha causato, nel nostro sistema legislativo, laparalisi di ogni possibilità di tutela giuridica effettiva, tanto è vero che a me si è presentato questo caso; è venuto da me un avvocato di Roma, il quale mi ha chiesto un parere legale; mi ha detto:

– un tale che controlla la maggioranza del pacchetto azionario, e quindi che controlla, attraverso le teste di legno, il consiglio di amministrazione e l’organo rappresentativo della società anonima, si appropria dei fondi sociali.

L’appropriazione indebita è un reato perseguibile a querela di parte.

(Il furto presuppone la disponibilità dell’oggetto sottratto dalla parte del derubato, qui il possesso dei fondi è nelle mani di colui che se ne è appropriato).

Se noi diciamo che questo capitale è di proprietà del fantasma, della persona giuridica intesa in senso mitico, legittimato per legge a proporre l’azione penale mediante querela è il consiglio di amministrazione. In ultima analisi, l’amministratore che si è appropriato dei fondi, per essere perseguito penalmente, avrebbe dovuto fare querela contro sé stesso.

Se noi concepiamo il titolo azionario, non più come titolo di credito, ma come titolo rappresentativo di una quota di proprietà del capitale del socio, quale ne è la risultante? Che ogni azionista, siccome è stato leso da questa sottrazione, è legittimato, essendo proprietario, a tutelare la sua proprietà con l’azione penale…Questo schema mitico ha sottratto ai soci il diritto di proprietà e quindi ha sottratto ai soci anche il potere di tutelarsi giuridicamente questa proprietà. Ecco allora che noi ci possiamo spiegare alcuni fenomeni. Se manca questa struttura portante del sistema legislativo della società mitica, certe truffe non si possono fare; possiamo dire che la caratteristica tecnica dell’ordinamento giuridico è il terreno di coltura su cui si può realizzare una certa strategia di “spuriazione” del mercato.

Il capitale sociale a garanzia dei debiti della società
Hanno obiettato altri docenti ad Auriti: – “il capitale sociale serve per soddisfare i debiti della società e garantire quindi i creditori della società, se lasciamo questo capitale di proprietà del socio, viene meno questa garanzia”. – Il che è sbagliato. Ma in ultima analisi, questa costruzione a cosa mira? – “Mira a conservare la personalità giuridica”. Nella persona giuridica, vista come l’aspetto sociologico del rapporto organico, che vive ed opera, legando degli individui in società, per noi è inconcepibile uninteresse sociale diverso e contrapposto a quello dei soci. Mentre qui si è pianificata culturalmente, con una previsione lontanissima e diabolica, le enucleazione di un interesse sociale distinto da quello dei soci. Quando io rendo immanente nel patrimonio sociale un interesse autonomo, diverso da quello dei soci, praticamente ho questa conseguenza, una conseguenza istituzionalizzata nel nostro sistema legislativo. Il CdA, a un certo punto, ha prodotto, ha venduto e dalla vendita ha ricavato un certo profitto. Secondo lo schema “romanistico”, questo profitto dovrebbe essere ripartito fra i soci.
Mentre, secondo lo schema della società anonima, che presuppone un interesse sociale diverso da quello dei soci, questa scelta “culturale” consente al CdA di dire: – “noi abbiamo guadagnato tanti miliardi, invece di ripartirli fra tutti i soci, di questi miliardi che abbiamo incassato, ci prendiamo la decima parte”. – Io prendo una parte dei profitti e decido, arbitrariamente, di distribuire fra gli azionisti quella parte degli utili che “insindacabilmente” stabilisco di ripartire, perché? Perché io devo tutelare non solo gli interessi dei soci ma anche gli interessi della società. Ecco allora che, attraverso questadestinazione di una parte degli utili agli interessi produttivistici della società, che cosa si realizza, sostanzialmente? Un conferimento forzoso di utili in nuovo capitale. Si crea una rottura di quelli che erano gli impegni contrattuali secondo lo schema della società organica. E questo aumento del capitale sociale per destinazione degli utili, a che cosa servono in ultima analisi? A comprare nuovi impianti, o a fare dei contratti d’appalto, o ad assegnare ai presidenti e amministratori delegati, membri del consiglio di amministrazione, dei lauti stipendi. Per cui, sotto forma di costi, “questa gente” si appropria indebitamente degli utili che dovrebbero spettare ai soci.

Dobbiamo incrementare il patrimonio sociale, dobbiamo costruire un palazzo, e lo facciamo con gli utili che abbiamo destinato; ma quando devo fare un contratto di appalto, tu mi devi dare la mazzetta. Noi abbiamo una struttura giuridica portante che consente la legalizzazione dell’appropriazione indebita.