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E' una misura di rendimento corretto per il rischio basato sul confronto del maggior rendimento del fondo rispetto al rendimento di un'attività senza rischio (es. bot, mentre nella metodologia Morningstar si tratta dell´ Euribor a 1 mese), con la misura del rischio(deviazione dallo standard) del maggior rendimento.

Misura il rapporto tra il maggior rendimento di un fondo rispetto al rendimento di un prodotto finanziario senza rischio e la sua volatilità.

Più alto è l'indice di Sharpe, maggiore è l'abilità del gestore nell'ottimizzare il rapporto rendimento-rischio, quindi maggiore è la capacità del gestore di remunerare il rischio.

Attraverso l'indice di Sharpe è possibile confrontare e classificare fondi omogenei per benchmark. Infatti, essendo la misura basata sulla relazione esistente tra rischio e rendimento, risulta che il fondo con il più alto indice di Sharpe è anche quello che ha prodotto il rendimento più alto in base al proprio livello di volatilità.

Per esempio, due fondi che in un certo periodo rendono il 20% e il 25%: il primo rende il 20% con un andamento regolare, mentre il secondo raggiunge il 25% attraverso forti oscillazioni. Il primo fondo, quello che in assoluto rende meno ma ha una minor volatilità, potrebbe avere un indice di Sharpe più favorevole. Più alto è l'indice di Sharpe, maggiore è l'abilità del gestore nell'ottimizzare il rapporto rendimento-rischio. Questa è la formula:

 

(Rf-Rb)/Sigma

Rf è il rendimento del fondo

Rb è il rendimento dell’investimento privo di rischio (Bot)

Sigma è la volatilità dei rendimenti, cioè la deviazione standard

 

Altro esempio:

Se l’indice di Sharpe di un fondo è pari a 0,60, mentre quello del relativo benchmark è 0,40, significa che ad un aumento della volatilità dell’1%, il fondo è in grado di remunerare con un premio a rischio di 0,60%, mentre il benchmark dello 0,40%. Questa remunerazione aggiuntiva è quantificabile in 0,20%.

Sebbene sia largamente impiegato nella prassi, e fornisca una giustificazione immediata al modello di equilibrio di riferimento per i mercati finanziari, il Capital Asset Pricing Model, l'indice di Shapre non è immune da critiche. In primo luogo, è possibile obiettare circa le stesse variabili che figurano nell'espressione sopra; in generale è difficile valutare il rendimento di un portafoglio di titoli. Risulta inoltre poco chiaro cosa effettivamente rappresenti il tasso d'interesse privo di rischio; nella prassi, è rimpiazzato dal rendimento di titoli di Stato caratterizzati da bassa rischiosità (ma ciò non ha, in linea di principio, alcun fondamento teorico).

 

A mio avviso ritengo si utili questi indicatori, ma non sufficienti per valutare un investimento. Infatti quello che conta molto è l'aspetto commerciale che purtroppo non è sintetizzabile con formule o teorie. Riguarda le competenze del consulente, il market timing, cioè entrare in un fondo quando le congiunture economico-finanziarie danno un'alta probabilità di riuscita. Per esempio investire nei fondi azionari dopo una flessione importante (nb: fondi ben diversificati) oppure in fondi obbligazionari in situazione di tassi alti quando le prospettive di crisi imminente porta ad una diminuzione della curva dei tassi ecc..