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Oggi affrontiamo un argomento molto interessante per quanto riguarda i mercati finanziari, parliamo di quella teoria che ci permette di individuare il rapporto tra rischio e rendimento di un titolo. Essa prende il nome di CAPM (Capital Asset Pricing Model). Questo modello, elaborato da Sharp, prende origine dal premio nobel per l’economia Markowitz il quale affermava che un portafoglio di attività può definirsi efficiente se nessun altro è in grado di offrire un rendimento maggiore mantenendo lo stesso livello di rischio.

Per addentrarci in questo discorso è opportuno a questo punto definire i concetti di rischio e rendimento. Partiamo dall’assunto che: “Non esiste un investimento realmente privo di rischio”. Infatti la storia recente (vedi bond argentini e greci) ci ha insegnato che anche i titoli di stato non possono definirsi titoli risk-free. Ma in finanza si tende ad individuare comunque un tasso risk-free considerando i titoli di stato di Paesi considerati particolarmente sicuri, come ad esempio i Bund tedeschi. Dunque, investire vuol dire rischiare, ed infatti il rendimento che noi otteniamo da un investimento è frutto proprio di una “ricompensa” per il rischio assunto. In realtà il tasso è frutto di tre componenti, in primo luogo ci viene remunerato “il tempo”, cioè il periodo in cui noi ci priviamo del nostro capitale investendolo in attività finanziarie; in secondo luogo dobbiamo considerare una componente inflazionistica di cui il tasso deve tener conto; questi primi due elementi sono generalmente incorporati nel tasso interbancario di riferimento, che in Europa è l’Euribor. Il terzo elemento invece è proprio il rischio, cioè al tasso si applica uno spread che ha come funzione quella di remunerare l’investitore del maggiore o minore rischio che si va ad assumere. Per questo motivo il Bund tedesco avrà un rendimento inferiore ad  un titolo di stato italiano.

Ma cosa intendiamo per rischio? Il rischio è di diversa natura, possiamo avere un rischio derivante dall’oscillazione dei tassi, un rischio derivante dal mancato pagamento della controparte a scadenza ecc..ecc… Da un punto di vista finanziario il rischio è la dispersione del rendimento dei prezzi introno alla media e viene misurata dalla deviazione standard. Secondo Markowitz se in un portafoglio di n titoli andiamo a minimizzare la varianza (cioè il quadrato della deviazione standard) lasciando costante il rendimento, identifichiamo i pesi da assegnare a ciascun titolo all’interno del nostro portafoglio tale che il portafoglio diventi un portafoglio efficiente. L’unione di più portafogli efficienti da luogo a quella che viene chiamata la “Frontiera efficiente “; ogni titolo al di sotto di essa non può essere considerato efficiente poiché conferisce un rendimento inferiore a quello del portafoglio presente sulla frontiera efficiente dato un determinato livello di rischio (o deviazione standard). Un elemento importante per determinare il rischio secondo il modello di Markowitz è la correlazione tra titoli, cioè come si muove il rendimento di un titolo al variare del rendimento dell’altro titolo in portafoglio; la correlazione può essere spiegata per mezzo dell’indice di correlazione, esso varia tra -1 e +1, quando è zero vuol dire che i due titoli non sono minimamente correlati (cioè non è possibile capire come si muoverà uno al variare dell’altro) mentre quando sono pari a 1 o -1 vuol dire che vi sarà una perfetta correlazione positiva o negativa (cioè se varia il primo del 10% varierà anche l’altro dello stesso segno e percentuale, viceversa varierà il segno).

Il modello di Markowitz è complesso in quanto richiede l’individuazione della correlazione di ogni titolo con tutti gli altri titoli presenti in portafoglio. Sharp supera questo modello identificando quale è il contributo che ogni singolo titolo apporta al rischio del portafoglio, introducendo il concetto del Beta.

Vista la laboriosità di questo post direi che l’esposizione del CAPM avverrà nel mio prossimo contributo; quindi nella speranza che la complessità dell’argomento non abbia intaccato la chiarezza espositiva vi rimando al prossimo post su tale argomento tra qualche settimana.

Michael