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Della MONETA del POPOLO si è fatto uno scientifico esperimento in una cittadina abruzzese, Guardiagrele, per opera dell’infaticabile professor Giacinto Auriti, il quale, verso la fine del luglio 2000, nella sua qualità di fondatore e segretario del SAUS (Sindacato Anti-USura) ha messo in circolazione i SIMEC (SIMboli EConometrici di VALORE INDOTTO; come ad esempio, il metro serve per misurare la lunghezza così il SIMEC serve per misurare il Valore dei beni Economici, che sono tali perché rari), di esclusiva PROPRIETÀ del PORTATORE (come è esplicitamente stampato sui biglietti). La particolarità di questo tagliando è un cambio “asimmetrico”. Date due qualsiasi monete il cambio A/B = 1/(cambio B/A): ad esempio il cambio euro/dollaro è in ogni istante uguale al reciproco del cambio dollaro/euro. Per il SIMEC non era così. Ogni lira veniva cambiata con un SIMEC, tenendo la parità. Questo cambio era rilevante per salari e pensioni: chi riceveva 800.000 lire le cambiava in 800.000 SIMEC. Invece, il SIMEC veniva cambiato quotidianamente con due lire. Lo stesso valore era applicato negli acquisti, era il valore convenzionale riconosciuto al SIMEC; perciò, un oggetto che costava 1.000 lire, veniva ad avere un prezzo di 500 SIMEC. Trovandosi con lo stesso reddito e prezzi in SIMEC dimezzati, gli abitanti di Guardiagrele avevano un potere di acquisto raddoppiato. Il potere di acquisto è, appunto, il rapporto fra salario (lordo: pensione e stipendio) e un indice dei prezzi ed è detto anche reddito reale, che veniva raddoppiato. Il sistema sottostante ovvero, lo schema Ponzi prevedeva che il rimborso delle lire gravava sui nuovi detentori dei SIMEC e in assenza di sufficiente afflusso di lire dai nuovi detentori, su Auriti stesso. Scopo di questo esperimento è stato dimostrare la validità della scoperta, per merito di Auriti, del VALORE INDOTTO della MONETA che egli stesso ha propugnato per trentotto anni, e verificare “in corpore vili” che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento né dello Stato né del sistema bancario; l’obiettivo ultimo è quello di sostituire alla sovranità illegittima della Banca Centrale Europea, la proprietà della moneta, quale prerogativa dello Stato, a favore dei singoli cittadini; ma, a nostro avviso, ha rappresentato già un successo enorme, ha messo un punto fermo in materia monetaria, l’accertamento sul piano pratico e fattuale del principio che il valore è dato alla moneta solo da chi l’accetta sulla base di una convenzione, non importa se solo implicita. E almeno sotto questo profilo, la dimostrazione provata da Auriti ha avuto un ampio successo, se è vero che, come riporta la stampa locale, “l’operazione economica ha rivitalizzato il commercio, prima sopito, del paese”. “È come se avessimo messo del sangue in un corpo dissanguato”, ha affermato Auriti, cui di certo non è ignoto il messaggio cristiano, contenuto nell’enciclica Quadragesima anno. In realtà non può dubitarsi che l’iniziativa del giurista abruzzese costituisce un importante riscontro scientifico di sociologia giuridica ed economica senza precedenti in Italia, soprattutto perché proviene da un’associazione privata (SAUS) e non da un ente dotato di potere pubblico, come potrebbe essere, se non lo Stato, il Comune. Deve anche aggiungersi che l’esperimento di Auriti ha sollecitato l’attenzione non solo delle forze politiche italiane, oltre che della stampa nazionale, ma anche di numerosi organi di informazione stranieri, a dimostrazione dell’interesse destato dalla nuova rivoluzionaria formula monetaria, che soddisfa il bisogno di usare la MONETA COME STRUMENTO DI DIRITTO SOCIALE. In ogni caso non può non destare sorpresa, oltre che, naturalmente, soddisfazione, il fatto che l’esperimento monetario di  Guardiagrele sia riuscito ad imporsi all’attenzione nazionale ed internazionale nonostante che sia stato limitato ad una collettività tutto sommato molto ristretta. Questa, peraltro, ha fornito la prova come il popolo abbia la forza di creare per proprio conto valori convenzionali di moneta locale, pur senza invadere le competenze della Banca Centrale e nel rispetto della circolazione della banconota legale.