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L’affermazione di uno dei più grandi imprenditori americani non è per niente esagerata se consideriamo che chi ha capito il sistema è arrivato a denunciare, nel 1993, Ciampi e poi Fazio allora governatori della Banca d’Italia, per truffa, usura, associazione per delinquere, falso in bilancio e istigazione al suicidio. Stiamo parlando di Giacinto Auriti, docente di giurisprudenza dell’università di Teramo passato a miglior vita nel 2006. Il professor Auriti aveva scoperto qualcosa di incredibile ed aveva cercato di diffondere la notizia con ogni mezzo a sua disposizione. Purtroppo i media di massa sono riusciti a boicottare i suoi studi che oggi si possono trovare solo nella rete del provvidenziale web. Il giurista italiano aveva capito che i soldi che abbiamo in tasca non sono di nostra proprietà perché le banche centrali, all’atto dell’emissione, ce li prestano. “Prestare” è prerogativa del proprietario per cui le banche centrali sono proprietarie di tutta la moneta circolante. I soldi sono differenti da qualsiasi altra merce poiché hanno un costo di produzione praticamente nullo (se devo stampare un milione di euro stampo mille euro in più e pago i costi degli operai e delle materie prime). Auriti allora si era chiesto: cos’è che fa incrementare il valore di una banconota da 0 a 100 euro (nel caso di una banconota da 100 euro)?