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 Una seconda teoria che propone l'esistenza di un vettore costante di premi per il rischio è l'ipotesi disegmentazione dei mercati finanziari ( Hedging Pressure Theory), secondo la quale diversi investitori hanno diversi orizzonti temporali, e quindi preferiscono investire in titoli che presentano una certa scadenza, a meno che ci sia un forte premio che li convince ad abbandonare il proprio habitat preferito per acquistare titoli che sono rischiosi, dato che implicano un rimborso in un momento che non coincide con la scadenza desiderata. 

     Si assume quindi che questi habitat preferiti siano determinati esclusivamente dalla particolare struttura degli impegni dei vari investitori; le attività saranno detenute in modo da combaciare con le fonti.
Se ad esempio si devono affrontare prevalentemente impegni a lungo termine, la domanda sarà per titoli a lungo termine.
Gli investitori non potranno essere influenzati dalle aspettative; l'attività speculativa non potrà esistere, dal momento che il comportamento finanziario dell'investitore sarà governato solamente dalla volontà di essere certi di poter far fronte puntualmente alle proprie obbligazioni. 

     La forma debole della teoria della segmentazione dei mercati finanziari, ed anche la più realistica, ammette che ci siano degli spostamenti dagli habitat preferiti, quando esistono delle buone opportunit� di guadagno, tali da controbilanciare l'innata propensione alla copertura finanziaria.
Queste opportunità possono essere agevolmente rappresentate da un premio per il rischio. 

     La differenza sostanziale tra la teoria del premio per la liquidità precedentemente citata e la Hedging Pressure Theory, riguarda l'andamento dei premi per il rischio al variare della scadenza; mentre nel primo caso la relazione tra premio e scadenza è necessariamente monotona, diversa è la situazione nel modello di segmentazione dei mercati; in questo secondo caso la relazione tra scadenza e premio dipende dalle funzioni di domanda dei vari operatori finanziari, dalla distribuzione di ricchezza tra gli stessi e dalla distribuzione per scadenza dei titoli esistenti. 

     Entrambi i modelli possono comunque essere ricompresi nell'ambito della teoria delle aspettative, la quale viene affinata rispetto alla sua versione tradizionale, per comprendere un premio per il rischio costante nel tempo. 

     In realtà sono stati sviluppati anche modelli con premio per il rischio variabile nel tempo; nella formulazione più nota 1 si propone uno schema intertemporale per la valutazione delle attività finanziarie.
Tale valutazione dipende dal valore attuale dei flussi di cassa attesi per il futuro, scontati ad un tasso d'interesse che comprende anche un premio per il rischio in funzione della covarianza tra i flussi di cassa dell'attività in questione e l'utilità marginale dell'individuo.
Questa covarianza dipende dall'andamento di variabili di stato che contraddistinguono il sistema e dalle scelte ottime di consumo della collettività. 

     Le premesse da cui parte il modello sono state giudicate troppo astratte per essere utili a scopi empirici, in particolare con riferimento all'ipotesi di mercati perfetti e alla supposta completa somiglianza di tutti gli agenti.
Nonostante questo, alcuni autori 2 hanno tentato di rendere le implicazioni del modello intertemporale maggiormente utilizzabili per la verifica empirica, ipotizzando ad esempio l'esistenza di una sola variabile di stato, il tasso d'interesse a breve termine, in base al quale determinare l'intera struttura dei tassi d'interesse.
Altri 3 hanno ipotizzato una determinata funzione di utilità ed in base a questa hanno tentato di derivare una relazione tra rendimenti attesi delle diverse attività finanziarie e tasso marginale atteso di sostituzione.

 

 

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