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Ecco Satoshi Nakamoto, Mister bitcoin

L’inventore della moneta virtuale scovato da Newsweek: è un laureato in Fisica di 64 anni che abita in California. Ha creato la formula matematica nel 2008

 

Un giubbino grigio da pensionato, gli occhiali da secchione, il cappello da baseball. L’uomo che ha inventato il Bitcoin non ha l’aria del banchiere e neppure quella del pirata informatico. Satoshi Nakamoto getta la maschera. Anzi, gliela sfilano i cronisti di Newsweek dopo un inseguimento durato mesi. Il signor Nakamoto ha 64 anni, vive insieme con la madre novantareenne nel Sud della California ed è di origine giapponese. «E’ uno stronzo» dice di lui il fratello. Satoshi dunque esiste: non è, come ipotizzato da molti, uno pseudonimo, un nickname collettivo dietro cui si sarebbero nascosti per anni misteriosi attivisti. 

 

Il papà del bitcoin è un laureato in fisica ossessionato dai modellini dei treni, una carriera silenziosa al servizio dell’esercito statunitense e di grandi compagnie. «Di bitcoin non parlo» dice ai giornalisti americani che l’hanno scovato, svelando il segreto meglio custodito del web. «E’ un tema che non mi appartiene più». Nessuno, racconta Newsweek, sapeva della sua invenzione: la moneta del futuro. Neppure la sua famiglia. Satoshi è un uomo riservato che comunica esclusivamente via mail. Un ricco che gira con una piccola utilitaria. Gavin Andresen, il suo braccio destro all’interno dell’organizzazione Bitcointalk forum, racconta di lunghe discussioni senza mai alzare la cornetta. La miccia che ha innescato la corsa della cripto-moneta, il signor Nakamoto, l’ha innescata nel 2008: un documento di nove pagine postato in rete che proponeva la nascita di «una moneta elettronica» che «permettesse pagamenti tra privati senza la mediazione di un istituto finanziario». Il tutto alla luce del sole, verificato. Era il codice genetico del bitcoin, fatto di calcoli elaborati da un «miner», ovvero un server totalmente autonomo che invia i calcoli a centrali più grosse (si chiamano «pool») le quali, a loro volta, riconoscono al proprietario una piccola percentuale di bitcoin, generati costantemente. È curioso che Satoshi Nakamoto sia uscito allo scoperto proprio in questi giorni, i più delicati per la valuta virtuale. Dopo il collasso di Mt. Gox infatti ha chiuso anche la banca specializzata canadese Flexcoin. L’istituto il cui software è stato attaccato dagli hacker fa sapere di aver subito nei suoi forzieri online un furto di 896 bitcoin, pari a 600 mila dollari. Gli hacker hanno rubato le monete virtuali online, mentre il denaro offline non è stato toccato. E ieri è arrivato anche la prima morte in qualche modo legata al mondo del bitcoin: Autumn Radtke, 28 anni, amministratore delegato del fondo asiatico First Meta, è stata trovata morta a Singapore. La polizia locale sta indagando in quella che definisce una morte «innaturale», termine che potrebbe significare suicidio o malore.  

 

La Stampa