E sui mercati è abbastanza visibile la preoccupazione e gli umori dei pochi investitori di questi giorni. A Wall Street sembra possibile un’intesa in tempi brevi tra repubblicani e democratici, anche perché in caso di mancato accordo il prossimo anno scatterebbero tagli automatici alla spesa pubblica e gli aumenti delle tasse per 600 miliardi di dollari. Si tratta di una vera e propria bomba ad orologeria, da disinnescare al più presto per evitare un crollo del pil di 3-4 punti percentuali e l’inabissamento dell’economia americana in una profonda e dolorosa recessione.

Il nocciolo della questione rimane sempre la tassazione sui ricchi. John Boehner, speaker repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, vuole l’aumento delle tasse solo per i redditi annuali superiori a un milione di dollari, mentre Obama ha da poco alzato la soglia a 400mila dollari da 250mila. Secondo Mohamed El-Elarian, capo gestore di Pimco, la più grande società di gestione di fondi obbligazionari al mondo, un accordo sul fiscal cliff è di certo fondamentale per evitare la recessione ma in ogni caso non sarà sufficiente a far ripartire la ripresa economica e si aspetta che il pil americano possa crescere tra l’1,5% e il 2%.

Secondo il gestore il mercato obbligazionario americano ritiene che le scadenze minori sui T-Bond saranno più stabili, in quanto sostenute dagli acquisti della FED, mentre le scadenze più lunghe saranno più volatili. L’esperto si aspetta che l’imposta sul capital gain non arriverà davvero al 40%, ma si fermerà al 20% per non danneggiare troppo l’economia.