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Cos’è lo scudo anti spread? Come funziona e in che modo potrà aiutare l’Europa a sconfiggere la crisi finanziaria?

Ultimamente lo scudo anti-spread è uno degli argomenti più dibattuti tanto in campo Europeo quanto dalla stampa e dall’informazione più in generale.

Nonostante il nome "scudo" evochi qualcosa di epico e renda l’immagine della sicurezza, lo scudo anti-spread non è un tetto magico che si può applicare sull’Europa per evitare che i tassi di interesse piovano dal cielo e distruggano le Nazioni.

Cerchiamo di capire di cosa si tratta, come funziona e in che modo potrà essere d’aiuto alle difficoltà dei mercati delle obbligazioni.

Lo Spread

Con spread (dal verbo inglese to spread: aprire, dispiegare) si indica in ambito economico il credit spread, cioè il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento.

In Europa il titolo preso come riferimento sono i Bund tedeschi. Più esattamente, nel caso dell’Italia, lo spread si calcola tra i titoli decennali, cioè tra i BTP e iBundesanleihen (comunemente detti bund).

Sommariamente, lo spread è un indicatore dello stato di salute finanziaria di un Paese. Se la differenza tra i rendimenti dei due Paesi messi a confronto dalloSpread aumenta, significa che la fiducia degli investitori sta calando e che, per comprare obbligazioni di quello stato, gli investitori chiederanno tassi di rendimento maggiore.

Data la criticità della situazione di indebitamento di alcuni stati, per fare fronte alle condizioni del mercato delle obbligazioni, si è posta una linea di confine stabilita al 7% oltre la quale, per un Governo indebitato, è insostenibile gestire l’aumento di questo differenziale che grava sull’indebitamento pubblico.

Perché vengono presi i Bund come riferimento?

La valutazione dello Spread viene fatta mediante il paragone dei rendimenti dei titoli di Stato di un Paese e quelli tedeschi. La Germania, infatti, viene considerata come l’economia forte e solida d’Europa dunque i titoli tedeschi vengono presi come riferimento in qualità di titoli "privi di rischio".

Lo scudo

Benché altri punti andranno chiariti, dal punto di vista tecnico il meccanismo dello scudo anti-spread si inserisce nel circuito tra Fondi Salva-Stati e Banca Centrale Europea.

Per proteggere lo spread, e dunque per evitare l’impennata dei tassi di interesse, EFSFed ESM (che dal 2013 coincideranno con il solo ESM) avranno la possibilità dicomprare, sotto la direzione della BCE, i titoli di Stato dei paesi a rischio.

In pratica la Banca Centrale Europea farà da "scorta" ai titoli dei paesi in difficoltà che ne richiedano l’aiuto. Questo scudo, infatti, non agirà indistintamente sulle vendite dei titoli sovrani, ma verrà attivato per le Nazioni che ne facciano formale richiesta.

Funzionerà lo scudo?

Ci sono almeno tre questioni che rendono la visione dello scudo anti-spread poco chiara e lasciano dei dubbi riguardo alla sua possibilità di funzionalmento:

- Il primo dubbio è relativo ad una questione economica: il fondo ESM disponde di 500 miliardi di euro, di cui 375 sono già impegnati in altri processi di salvataggio. L’ipotesi, non ancora trattata in maniera ufficiale, potrebbe essere quella di un accesso, da parte del ESM, ai prestiti potenzialmente illimitati da parte della BCE;

- La seconda questione riguarda le modalità di intervento sul mercato delle obbligazioni;

- Il terzo nodo, invece, riguarda la tempistica di attuazione di questo scudo, argomento ancora incerto e dibattuto.

Lo scudo sconfiggerà la crisi?

E’ inutile dire come, sull’economia delle zone periferiche dell’Euro, la situazione dello spread sia preoccupante e quanto gravi sullo stato di salute finanziaria dei Paesi. 
Questo scudo alleggerisce la tensione sui mercati e risolve l’aspetto "speculativo" del debito sovrano. Tuttavia, non sarà sufficiente a snidare e superare i problemi strutturali che caratterizzano le economie a rischio.

Si diffonde sempre di più l’idea che soluzioni "tampone" (come qualcuno considera lo scudo) debbano essere accompagnate da una cura specifica e mirata che, in materia Europea si traduce in unione fiscale e unione politica.