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Il paese emittente una moneta la svaluta, cioè ne diminuisce il valore rispetto alle monete di altri paesi; il risultato di questa operazione è che le monete estere diventano più forti rispetto a quella interna, quindi le esportazioni del paese che svalutano sono potenziate e di spiega il "competitiva" (esempio: prima della svalutazione della Lira il cambio è 1000 Lire = 1 dollaro; dopo la svalutazione il cambio diventa 2000 Lire = 1 dollaro; significa che chi compra in doillari ha una moneta che vale il doppio dopo la svalutazione rispetto a prima della svalutazione, quindi può comprare il doppio di prima e, per converso, chi ha svalutato può vendere, cioé esportare, il doppio delle merci); la svalutazione, potenziando le esportazioni, conduce ad un aumento della produzione, quindi ad un aumento del PIL (aumento fittizio). Il problema della svalutazione competitiva è che gli effetti valgono per tutti, anche per quelli che comprano con la valuta che si svaluta (nell'esempio, le Lire); l'aumento dell'offerta di moneta con cui si produce la svalutazione (nell'esempio, passando da un valore di 1000 Lire per ogni dollaro si passa a 2000 lire, quindi si raddoppia la quantità di moneta offerta) provoca, nel mercato interno del paese che svaluta, la saturazione monetaria, che viene automaticamente curata dal mercato con l'aumento dei prezzi: cioè con l'aumento dell'inflazione.