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In economia il teorema di Haavelmo o teorema del bilancio in pareggio è un teorema di macroeconomia, enunciato da Trygve Haavelmo, che rappresenta una delle risoluzioni possibili di alcune manovre economico-finanziarie all'interno di politiche di bilancio pubbliche, tali per cui si può influenzare a livello macroeconomico la dinamica del Prodotto Interno Lordo (PIL) di una nazione.

Essenzialmente imponendo che il bilancio dello Stato debba essere tenuto in pareggio (entrate = uscite), facendo cioè in modo che spesa pubblica e prelievo fiscale si eguaglino, ne deriva che il moltiplicatore della spesa pubblica è uguale a 1, ovvero ad ogni aumento di 1 euro della spesa pubblica corrisponde un aumento di 1 euro nella domanda aggregata (e quindi nel reddito).

Nella pratica, questo consentirebbe di sostenere un'economia in cui l'insieme della domanda è di provenienza pubblica, finanziata dalla tassazione.




Il valore di questo incremento massimo del reddito è pari all'esatto ammontare della spesa pubblica, e il saldo fra entrate e uscite fa sì dunque che non vi sia disavanzo pubblico nel bilancio dello Stato (B).

L'incremento di reddito di una spesa pubblica finanziata da un incremento delle tasse sarà dato dalla somma dei due moltiplicatori keynesiani (della spesa pubblica e delle tasse):

\Delta Y = \frac {1}{1 - c} \cdot (\Delta G - c \cdot \Delta T)


Se \Delta B = 0, ossia \Delta G = \Delta T, sostituendo si ha che:

 

\Delta Y = \Delta G = \Delta T


ovvero se aumentiamo spesa pubblica e imposte in modo da lasciare invariato il saldo del bilancio pubblico, il reddito varia di questo stesso ammontare.

Questa condizione macroeconomica espressa dal teorema, oltre che sulla ricchezza del sistema economico, ha forti implicazioni anche in finanza pubblica ovvero suiconti pubblici dello Stato potendo questi annullare il deficit pubblico (e di conseguenza anche il rapporto deficit/PIL) e riducendo progressivamente il rapporto debito pubblico/PIL (vedi trattazione matematica in pareggio di bilancio).

Considerazioni economiche 

Il teorema del bilancio in pareggio non afferma che l'aumento di reddito è massimo quando è nullo il debito pubblico, ma quando la variazione del debito è pari a zero, ossia l'incremento è ottenuto senza una spesa in disavanzo.

Alcuni sostenitori del deficit spending si richiamano alle teorie keynesiane, mentre l'analisi di merito mostra che, proprio secondo queste teorie, non sarebbe conveniente la spesa in disavanzo.

Secondo gli economisti moderni, la spesa in disavanzo conviene solo per temporaneee condizioni di crescita del reddito prossima allo zero, o negativa, mentre un avanzo pubblico non è mai conveniente dal punto di vista della ricchezza nazionale perché non produce aumenti del reddito.

La pubblica amministrazione, per il teorema del bilancio in pareggio, non ha strutturalmente grandi risparmi e non rappresenta il motore degli investimenti produttivi. In altri termini la spesa pubblica è un termine diverso dagli investimenti produttivi, la cui peculiarità è invece l'orientamento al profitto.

La spesa pubblica secondo l'economia keynesiana ha come unico obiettivo la piena occupazione e la pubblica utilità.

La componente occupazionale della spesa è essenziale per l’impatto di moltiplicatore economico di questa. Se la congiuntura è negativa, le grandi opere pubbliche hanno un ruolo anticiclico se provengono da settori che non siano ad alta intensità di capitale, ma labour intensive.

Da un lato gli investimenti richiedono la domanda e i consumi, dall'altro sono possibili soltanto con i risparmi (che altro non sono che rinunce di consumo) dei cittadini. Ciò vale sia per consumi e risparmio dei cittadini che per consumi e risparmi delle imprese. Questa dualità trova però un punto di equilibrio.

Dei tre soggetti economici, escluso lo Stato, resta che la fonte degli investimenti produttivi sono i risparmi delle stesse imprese e principalmente dei cittadini.

L'efficacia nella stimolazione della domanda è sempre maggiore nel caso della spesa pubblica che produce il maggior aumento della ricchezza nazionale (e tasso di crescita annuo).

La macroeconomia disconosce l'opportunità delle teorie reaganiane di riduzione delle tasse in favore di un intervento diretto dello Stato nell'economia (con la spesa pubblica).

Per il teorema del bilancio in pareggio l'aumento del PIL (ricchezza nazionale) prodotto dalla spesa pubblica è dunque massimo quando il disavanzo pubblico è pari a zero, mentre l'effetto è più contenuto quando il disavanzo è diverso da zero.

Un risultato sorprendente è invece che un avanzo primario del bilancio pubblico ha un effetto negativo sulla spesa pubblica. Perciò, strutturalmente le pubbliche amministrazioni tendono a non avere risparmi.

Il disavanzo pubblico, contrariamente all'avanzo, è definito come differenza fra uscite e entrate.

Sempre secondo l'economia keynesiana quindi l'austerità e il pareggio di bilancio sono obiettivi opposti alla piena occupazione ed alla spesa pubblica. Il teorema mostra però che la spesa pubblica è conveniente quando si è raggiunto il pareggio.