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Pierre Levy

 

Lévy, ritiene che computer e internet siano strumenti adatti ad aumentare le capacità di cooperazione non solo degli uomini in generale, ma anche di collettività quali associazioni, imprese, gruppi locali, ecc. Egli sostiene che il fine più elevato di Internet sia “l’intelligenza collettiva”, un concetto già introdotto da altri filosofi nel passato e così definito da Lévy stesso in un’intervista:  “ Che cos’è l’intelligenza collettiva? In primo luogo bisogna riconoscere che l’intelligenza è distribuita dovunque c’è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l’una con l’altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l’intelligenza collettiva”. Da questo pensiero si è mosso il sociologo belga Derrick de Kerckhove  per arrivare alla sua teoria dell’intelligenza connettiva che, come suggerisce il termine stesso, sottolinea l’importanza della connessione, del collegamento, della messa in relazione delle intelligenze, ne sottolinea il “rapporto” che esse intrattengono. L’intelligenza connettiva fa maggior riferimento alla “moltiplicazione” delle intelligenze, favorita appunto dalla connessione, piuttosto che alla loro somma. Gli schermi dei computer divengono quindi i luoghi in cui il pensiero viene condiviso e elaborato da persone che possono incontrarsi quando vogliono e indipendentemente dal posto in cui si trovano, per dare il proprio contributo ad un processo di pensiero comune. 

 

“ La lotta politica non si farà più tra destra e sinistra ma tra chi guarda la tv senza una risposta e chi accede alla Rete Internet dove vi è un’ informazione molto più completa che ognuno di noi  può gestire e alimentare”.