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Uomini e macchine, tutti nella stessa infosfera

 

 

 

Il 7 giugno 1954 moriva, in circostanze tragiche, Alan Turing, il matematico inglese considerato uno dei padri dell’informatica. Non aveva ancora compiuto quarantadue anni. A lui si devono, oltre al resto, la macchina ideale nota come «macchina di Turing», ovvero il modello concettuale alla base del computer moderno, e il «test di Turing», ovvero la riflessione che diede il via agli studi sull’intelligenza artificiale. Ma Alan Turing, secondo Luciano Floridi, filosofo a Oxford e recentissimo vincitore del premio Weizenbaum, non fu solo un grande scienziato, fu uno di quei rari pensatori capaci di rivoluzionare il modo in cui l’umanità concepisce sé stessa.

 

Un Turing, insomma, al livello dei grandi rivoluzionari del pensiero dall’Umanesimo in avanti, ossia, nella sequenza proposta da Luciano Floridi nel suo nuovo libro La rivoluzione dell’informazione (Codice Edizioni), Copernico, Darwin e Freud. Tutti e tre autori che hanno cambiato la nostra comprensione del mondo e quindi anche la concezione che abbiamo di noi stessi: con Copernico la Terra (e quindi l’umanità) non è più al centro dell’universo, con Darwin l’uomo non è più al centro del regno animale e con Freud la mente umana viene riconosciuta come niente affatto trasparente a sé stessa, ma piuttosto caratterizzata da inconscio e dal meccanismo di repressione.

 

A queste rivoluzioni, secondo Floridi, ora si aggiunge la rivoluzione dell’informazione, fondata sul riconoscimento che non siamo entità isolate, ma «inforg», ossia organismi informazionali interconnessi, che condividono con agenti biologici e costrutti tecnici un’ambiente globale in ultima analisi costituito da informazione, ovvero l’infosfera. In altre parole, secondo Floridi - e da questo punto di vista il suo debito (riconosciuto) nei confronti della cibernetica di Norbert Wiener è evidente - stiamo modificando la nostra idea della natura ultima della realtà, passando da una metafisica materialista, incentrata sugli oggetti e sui processi fisici, a una che ruota intorno all’informazione. Una metafisica adatta a un’era in cui il progresso e il benessere umano dipendono sempre di più da una gestione efficiente del ciclo di vita dell’informazione. Una rivoluzione che deve moltissimo, appunto, ad Alan Turing.

 

La rivoluzione dell’informazione che oltre a essere scientifica è, come sappiamo, anche tecnologica - rende senza dubbio possibili evoluzioni potenzialmente molto positive per l’umanità, ma anche seri rischi e problemi. Il primo rischio è che il cambiamento in atto non venga compreso. L’umanità, infatti, ha sempre reagito con difficoltà ai cambiamenti di prospettiva introdotti dai grandi rivoluzionari del pensiero. Basti pensare alla perdurante esistenza di migliaia di testate nucleari e al consumo forsennato delle risorse del pianeta: non dimostrano che, nonostante Copernico e Darwin, l’umanità continua a considerarsi al centro di tutto? Ora si aggiunge la sfida di iniziare a pensare l’uomo come animale informazionale inserito all’interno dell’infosfera. Non sarà facile. Come rimarca Floridi, infatti, la società dell’informazione sta crescendo molto più rapidamente della capacità dell’uomo di sviluppare solide radici concettuali, etiche e culturali. D’altronde, se ancora non abbiamo fatto davvero i conti con Copernico e Darwin, come potremmo pretendere di aver già fatto nostro Turing?

 

Eppure è essenziale provarci, e in questo senso il testo di Luciano Floridi è di grande aiuto, proponendo sia un quadro d’insieme sia nozioni chiare e concise su cosa sia l’informazione in vari ambiti del mondo fisico e dell’agire umano. Nozioni indispensabili anche per provare a influenzare gli sviluppi futuri della rivoluzione dell’informazione, che non sono affatto pre-determinati. In particolare la questione cruciale di chi avrà accesso a quali informazioni e a quali condizioni, e di quanto ampia sarà la libertà dell’individuo di possederle, elaborarle e comunicarle determinerà, a seconda degli esiti, infosfere radicalmente diverse tra loro, con potenziali benefici per l’umanità e per il pianeta, ma anche con rischi di segregazione, sfruttamento e oppressione senza precedenti. Le prime scelte importanti in tal senso sono già oggetto di discussione nei parlamenti, sui giornali e nelle piazze, e ancor più lo saranno negli anni a venire.