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Crowdfunding: L' Alternativa al Sistema Bancario

 

 

Come il crowdfunding sta minacciando il prestito bancario tradizionale.

 


La "crowd" sta sostituendo le tradizionali fonti di finanziamento ed è qui per restare. E' l'inizio della grande disintermediazione delle banche. Se le banche non si uniranno a questa rivoluzione, il prestito ai consumatori potrebbe non restare esclusivamente nelle loro mani.

 

Nel dicembre 2011, il giorno dopo che 523 banche della Eurozona avevano preso in prestito 490 milioni di euro dalla Banca Centrale Europea, Chris Riley si è recato presso la sua banca britannica per chiedere un prestito di £2000 ($3200). Il tasso d'interesse richiesto dalla banca? Uno sbalorditivo 24%.

 

Riley, regista che ha lavorato a molti documentari scientifici per la BBC, aveva prodotto un documentario tutto suo, First Orbit. Lavorando con l'Agenzia Spaziale Europea, First Orbit ricrea il volo di Yuri Gagarin intorno la Terra con il commento dello stesso Gagarin dagli archivi di Stato russi.

 

Era stato un progetto fatto per amore, ma diventato ben presto il lungometraggio più visto su YouTube, con 3.5 milioni di visite. Riley aveva ricevuto centinaia di richieste perché il film venisse pubblicato in DVD. "Semplicemente non potevo permettermi di ottenere un piccolo prestito dalla banca", dice. Così Riley ha postato la sua richiesta di finanziamento sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo. Ha chiesto donazioni e in cambio i donatori avrebbero ricevuto il DVD e sarebbero stati citati alla fine del film. Riley dice: "Essenzialmente stavamo pre-vendendo i DVD e i crediti per pagare la produzione". In meno di otto settimane, ha raccolto più di $6000 da 95 diversi donatori in 20 paesi, senza interessi.

 

Chiamatelo prestito collettivo (o prestito tra pari), finanziamento collettivo via donazioni, o acquisto collettivo (rispettivamente, crowdlending, peer to peer/business lending, crowd financing, e crowd purchasing nell'originale, N.d.T.), il crowdfunding ha decollato. I termini esatti sono ancora da definire, ma le stime suggeriscono che ci sono ora più di 500 piattaforme di crowdfunding in tutto il mondo, con il mercato statunitense e quello anglosassone all'avanguardia.

 

Il crowdfunding, sembra, ha attraversato una tempesta perfetta. Il capitale per consumatori, startup e piccole imprese si è prosciugato o è diventato estremamente costoso. Allo stesso tempo, gli individui stanno cercando modi per mettere in moto il proprio denaro piuttosto che guadagnare interessi minimi in depositi o conti di risparmio. Poi c'è l'opinione diffusa secondo cui le banche non sono particolarmente brave a valutare i rischi creditizi, considerata la loro storia recente. Infine, aggiungiamo una popolazione scontenta che sarebbe felice di vedere le banche disintermediate. Pertanto non sorprende affatto che il crowdfunding stia ricevendo un supporto crescente. 

 

I protagonisti nel campo del crowdfunding stimano che a livello globale siano stati raccolti tra i 2 e i 3 miliardi di dollari attraverso prestiti, vendite di azioni, o donazioni in cambio di ricompense, come nel caso di Indiegogo.

 

Sebbene impressionante considerate le piccole somme donate, in media, dai membri della crowd, tali quantità di denaro sono ancora una goccia nell'oceano in paragone ai volumi che le banche offrono in forma di prestiti a consumatori e piccole imprese, e a quanto venture capitalist e angel investors offrono alle startup.

 

Nonostante ciò, i tassi di crescita del crowdfunding non possono essere ignorati. La maggior parte dei siti di crowdfunding prevedono tassi di crescita dal 100% al 200% per le somme originate quest'anno. "L'impatto è piccolo ora, ma il trend verso i finanziamenti alternativi è qui per restare", dice Lionel Slusny, direttore della agenzia di consulenza LoftFi in Francia, specializzata in risk management e nuove tecnologie. "Alcune di queste piattaforme di prestito sono validi concorrenti delle banche. Le banche devono cominciare a pensare di cambiare il modo in cui fanno business e ad abbracciare questa evoluzione tecnologica se non l'hanno ancora fatto. E le società di venture capital devono cominciare a riconoscere le opportunità offerte dal crowdfunding attraverso il finanziamento di azioni. Devono cominciare a formare partnership".

All'inizio di aprile, il presidente Barack Obama ha firmato il Jumpstart Our Business Startups (JOBS) Act, teso ad alleviare le pressioni sulle piccole imprese. Tra i cambiamenti legislativi introdotti figura la possibilità per le piccole imprese di raccogliere fino a 1 milione di dollari da investitori individuali, usando un broker o un sito web.

 

E' un significativo appoggio al crowdfunding da parte del governo statunitense. Prima che il JOBS Act venisse firmato, il crowdfunding negli Stati Uniti era effettuato solo tramite donazioni, come sulla piattaforma usata da Riley, Indiegogo.

 

Negli USA, i siti più popolari sono Kickstarter e RocketHub, che offrono la possibilità alle piccole imprese o ad artisti di postare le proprie idee e offrire ricompense, quali un ringraziamento in un romanzo o il tour in uno studio, in cambio di donazioni. Le ricompense finanziarie sono proibite.

 

Il Jobs Act, tuttavia, rende legale per le piccole imprese e gli imprenditori negli Stati Uniti vendere azioni in cambio di finanziamenti, ammesso che la piattaforma di crowdfunding sia registrata con il SEC. C'è anche un limite sul totale che si può investire in ogni impresa: non più di $2000 per individui che non sono ritenuti investitori sofisticati (che negli USA significa coloro che guadagnano meno di $100.000 l'anno). Si spera che questi due requisiti andranno a proteggere gli investitori, ma non saranno così onerosi o costosi da scoraggiare le piattaforme o le imprese.

 

Altre nazioni hanno già abbracciato il modello di equity-crowdfunding. GrowVC è una piattaforma per piccole imprese per raccogliere azioni indipendentemente dalla loro località, pertanto vi si trovano startup da 190 nazioni diverse incluse Cina, India, Regno Unito, Brasile, Australia, Francia, Spagna, Germania, Giappone, Kenya, Sud Africa e ora gli Stati Uniti.

 

GrowVC è stata una delle tante piattaforme di crowdfunding che hanno fatto molta pressione perché il JOBS act venisse firmato negli USA. Markus Lampinen, COO di GrowVC, dice che il crowdfunding di azioni è cruciale. "Piccole imprese e startup devono essere supportate. Producono lavoro e aiutano le economie a crescere. Eppure le due fonti di finanziamento principali, ovvero il prestito bancario e l'investimento privato, sono stati prosciugati dalla crisi del credito".

 

Secondo la Federal Deposit Insurance Corporation, il prestito alle piccole imprese da parte delle banche statunitensi [...] ammontava a $282,5 miliardi alla fine dello scorso anno, circa $54 in meno che alla fine del 2008. Un crollo così grande nel prestito è diventato una patata bollente in politica sia per l'Europa sia per gli USA: perché le banche stanno fallendo nel concedere prestiti alle piccole imprese anche se vengono loro concessi fondi proprio a tal fine?

 

A difesa delle banche, tuttavia, si deve dire che in verità non hanno mai prestato molto alla comunità delle piccole imprese. I livelli odierni dei prestiti alle piccole imprese negli USA, per esempio, sono gli stessi che nel 2004 e nel 2005. Brad Kime, presidente di On Deck, che fornisce prestiti alle piccole imprese online, prima gestiva un team per il prestito alle piccole imprese presso la Irwin Financial. Dice che la percezione che le banche abbiano smesso di prestare alle piccole imprese è incorretta. "In realtà, le banche non hanno cambiato le loro pratiche di prestito a quelle che considerano piccole imprese, ovvero quelle con guadagni dai 3 ai 50 milioni di dollari. Il problema è che la maggior parte delle piccole imprese negli Stati Uniti hanno guadagni molto più bassi e quelle piccole imprese sono state tagliate fuori".

 

Le imprese con entrate inferiori ai 3 milioni di dollari, dice Kime, non sono mai riuscite ad ottenere piccoli prestiti. Invece, si sono affidate a carte di credito personali e prestiti di equità domestica per finanziare le proprie imprese. "Sono queste soluzioni per i consumatori ad essere scomparse" puntualizza.

 

La ragione per cui le banche si sono tenute ben lontane dal fare prestiti a piccole imprese e startup sta nel fatto che non sono mai riuscite a trovare un modo per farlo con profitto.

Senza investire in tecnologia, la mole di lavoro richiesta a una banca per approvare un prestito di 30 mila dollari, per esempio, offre poco in cambio, puntualizza Kime. Lampinen dice: "Le banche sono potenzialmente a proprio agio con prestiti a pizzerie e caffè dove è un po' più facile prevedere il guadagno in base al luogo e ad imprese simili. Ma qualsiasi cosa un po' originale, e particolarmente una startup, è molto più difficile da giudicare per esse."

 

Le startup perciò sono state di dominio esclusivo di venture capitalist che sono più pronti ad assumere rischi di una banca, ma anche essi tendono a voler investire milioni di dollari, piuttosto che centinaia di migliaia. Startup più piccole sono state lasciate fuori, e ora anche senza semplici prestiti ai consumatori. E' qui che il crowdfunding sta davvero facendo la differenza.

 

Crowdcube per ora è la sola piattaforma di crowdfunding equity-based nel Regno Unito, lanciata a Febbraio 2011. Già oltre 16 diversi progetti sono stati finanziati con circa 3 milioni di sterline di capitale investiti tramite la piattaforma. L'idea è stata del co-founder e direttore esecutivo Darren Westlake che, avendo affrontato egli stesso alcune difficoltà per finanziare un'impresa, ha avuto l'idea di andare da più investitori a chiedere piccole somme piuttosto che cercare un unico grande angel investor. Il co-founder e direttore del marketing Luke Lang dice: "Abbiamo visto il potere della folla da esempi come Kickstarter, e ne abbiamo capito il potenziale". Bubble&Balm, produttore di sapone per il commercio equo solidale, è stato il primo progetto ad avere successo nella raccolta di fondi su Crowdcube. Ha raccolto 75 mila sterline in cambio del 15% delle azioni nella società da parte di 82 investitori, che hanno contribuito ognuno con una somma tra le £10 e le £7500. A novembre dello scorso anno, il Rushmore Group, un gruppo di club e bar riservato a membri, ha raccolto un milione di sterline su Crowdcube in cambio del 10% delle azioni da parte di 143 investitori.

 

Il crowdfunding non è però un biglietto omaggio per raccogliere denaro, né su siti di donazioni come Indiegogo e Kickstarter né su piattaforme di equity-based crowdfunding come Crowdcube. Mentre la piattaforma offre un punto centrale per l'artista o l'imprenditore e posta informazioni e materiale pubblicitario, alla fine spetta a loro andare ad attingere dalle comunità di investitori rilevanti e guidarli al proprio progetto. "Non succede certamente che gli investitori siano lì a navigare tra le piattaforme di crowdfunding cercando dove spendere soldi" dice Riley di First Orbit.

 

"Abbiamo dovuto educare, fare campagne pubblicitarie, mirare a comunità rilevanti per raccogliere il denaro per il nostro progetto, e c'era una chiara correlazione tra i giorni spesi a promuovere il progetto e i giorni in cui abbiamo ricevuto il denaro. E' stato investito molto tempo." Ma internet rende possibile fare marketing mirato a prezzi molto bassi, e le piattaforme di crowdfunding offrono un luogo a cui dirigere l'investitore con credibilità e sicurezza.

 

Ma gli angel investors che "non navigano tra le piattaforme di crowdfunding" dove le startup stanno vendendo le proprie azioni potrebbe diventare una situazione del passato. Lang afferma che c'è una evoluzione in corso nell'industria del venture capital: gli angel investor stanno cominciando a guardare al co-investimento con la folla.

 

L'opinione della folla può puntare gli angel investor verso opportunità di investimento. I ritorni nell'industria del venture capital sono stati deludenti. Il Cambridge Associates' Venture Capital Index ha evidenziato un ritorno inferiore al 5% in un periodo di tre anni conclusosi il 30 settembre del 2011 (ultima data disponibile). Ma come dice Lampinen di GrowVC: "La folla può dare un segnale enorme agli angel su come e dove investire. Se 1000 persone investono ognuna 20 dollari, 1000 compreranno il prodotto o il servizio che la società sta offrendo, e lo diranno ai propri amici. E' un eccellente metodo di valutazione per gli angel investor e i venture capitalist." Ha anche accennato a regioni come India e Cina dove le opportunità per startup e piccole imprese sono così numerose che è impossibile per le società di venture capital restare aggiornati: pertanto il 'crowd screening' sarebbe più efficace.

 

La folla sta anche portando avanti gran parte della due diligence. Le piattaforme di crowdfunding assicurano che i progetti siano interamente trasparenti. Investitori e donatori possono chiedere pubblicamente tutta l'informazione di cui hanno bisogno e possono condividerla con i loro pari sui forum della piattaforma. "Se è vero che Crowdcube vaglia le imprese e porta avanti controlli di background, respingendo il 75% delle richieste, è attraverso l'interazione con la folla che la due diligence avviene davvero" dice Lang.

 

Ciò ha ricevuto qualche critica. Il JOBS Act è stato soprannominato "The Boiler Room Act" (lett. l'Atto della Caldaia, N.d.T.) da alcuni esperti legali perché secondo loro aprirebbe la strada a frodi mirate ai piccoli investitori: i truffatori possono intelligentemente gestire falsi profili online senza un reale piano di business. La frode, forse, è inevitabile, ma i proprietari delle piattaforme dicono che c'è troppo in gioco per rischiare un danno reputazionale. Il giorno in cui l'Atto è stato firmato, 13 delle più grandi piattaforme hanno annunciato globalmente la formazione della Crowdfund Intemediary Regulatory Association, il cui obiettivo è quello di "perseguire lo sviluppo dell'autoregolamentazione dell'industria del crowdfunding". La SEC sta anche invitando commenti mentre è al lavoro per mettere in atto i regolamenti formali.

 

"In questi primi stadi dell'evoluzione, ci sono naturalmente questioni sulla protezione dell'investitore e sulla viabilità dell'impresa, ma secondo noi avere migliaia di occhi su un'impresa riduce grandemente la probabilità di frode o fallimento" aggiunge Lampinen.

 

Naval Ravikand gestisce, tra molte altre imprese, AngelList, una piattaforma di networking globale per startup e investitori. Dice che una delle ragioni per cui ha fondato AngelList è perché l'industria del venture capital è stata largamente inefficiente nel fornire opportunità al di fuori di capitale tecnologico. Pensa anche che è per questo che le piattaforme di equity-based crowdfunding hanno un ruolo importante da giocare. "Sono fantastiche per le imprese che sono svantaggiate geograficamente, quindi al di fuori di Silicon Valley o New York, dove le reti di finanziamento sono meno prolifiche. Le mette in grado di far conoscere al mondo la loro storia".

 

Per gli angel investor, siti come Crowdcube offrono anche l'opportunità di distribuire il rischio. Un angel investor ha tipicamente bisogno di investire un minimo di 50 mila sterline in qualsiasi affare. Stringendo un legame con una piattaforma di crowdfunding potrebbe distribuire il rischio su 10 o 20 progetti diversi. Emergeranno certamente piccoli fondi che investiranno attraverso le varie piattaforme. Ravikant tuttavia dice che probabilmente rimarrà sempre il dominio di più piccoli angel investor o fondi per startup.

 

"La maggior parte delle startup che si finanziano usando piattaforme di crowdfunding non diventeranno pubbliche, per esempio, un ristorante". dice. "Quelle società potrebbero avere buone finanze, una base clienti affezionata ed avere molto successo, ma non saranno adatte per grandi finanziamenti di VC [...]. Per le startup tecnologiche, il crowdfunding può giocare un ruolo rilevante nelle finanze, sebbene la maggior parte dei loro investitori sarà costituita da investimenti diretti da società di VC perché le opportunità di crescita sono semplicemente troppo grandi al momento". 

 

Il crowdlending o finanziamento P2P, sebbene non abbia lo stesso appeal dell'acquistare azioni in nuove imprese o finanziare progetti artistici, è stato senza dubbio il più grande beneficiario del fenomeno del crowdfunding. Ed è la minaccia più grande al credito e ai fornitori di prestiti tradizionali, le banche e le società di carte di credito. I prestiti costituiscono circa il 75% di tutto il denaro raccolto dalle piattaforme di crowdfunding.

 

Le piattaforme P2P valutano le richieste di prestito personale, applicano un tasso di interesse e attraggono individui (una folla) a prestare soldi ad un pool centrale per i prestiti. Tipicamente questi prestiti vengono usati per acquisti di macchine o miglioramenti alle case. Ma se vi vengono in mente pensieri di strane pratiche di prestiti online, ripensateci. "Il crowdlending non è un'alternativa per le persone che non possono ottenere prestiti. Gli individui scelgono di usare il crowdlending invece delle banche perché è più facile", dice Rhydian Lewis, founder e dirigente di RateSetter, una piattaforma di P2P basata in Regno Unito che ha combinato oltre venti milioni di sterline di prestiti nei suoi 18 mesi di vita.

 

Ciò che le piattaforme di P2P hanno fatto è riprendere quello che fa una banca e farlo in modo più efficiente. Hanno overheads minori in quanto sono online; sono soggette a regolamenti minori rispetto ai grandi istituti finanziari, e possono essere più agili in quanto offrono più di un solo prodotto. Come risultato, coloro che prendono in prestito pagano meno interessi di quelli che pagherebbero a una società di carte di credito o ad una banca, e il prestatore ottiene un tasso di interesse più alto di quello che otterrebbe da un deposito in una banca.

 

Alla RateSetter, per esempio, chi ottiene prestiti pagherebbe circa il 9.1% per un prestito di un anno di £5000. Questo si paragona a un tasso di interesse annuale medio del 17% su una carta di credito e un minimo di 18% presso una delle banche principali.

 

I prestatori ricevono il 5% su un investimento a un anno, e fino al 7.2% per investimenti a 4/5 anni con RateSetter, un tasso di ritorno più attraente di quello che le banche stanno offrendo.

 

Molte piattaforme P2P sono state fondate prima della crisi, come Zopa in Regno Unito e Lending Club e Prosper negli USA, ma solo negli ultimi due anni hanno conosciuto un maggiore sviluppo con il prosciugamento del credito ai consumatori.

 

Renaud Lapanche ha fondato Lending Club nel 2007. Ora sta originando 40 milioni di dollari al mese in nuovi prestiti e aspetta di oltrepassare il marchio di 1 miliardo entro la fine dell'anno. Laplanche dice che le cifre esorbitanti sulle carte di credito l'hanno spinto a fondare la piattaforma. "L'intera industria del prestito era così inefficiente, e il modo di renderla efficiente era tagliare fuori le banche", dichiara. Ad aprile di quest'anno, l'ex presidente e direttore esecutivo di Morgan Stanley John Mack si è unito al CdA di Lending Club, confermando ulteriormente l'opinione secondo cui le piattaforme di P2P hanno un posto a lungo termine nell'industria finanziaria.

 

Offrendo tassi più competitivi delle banche e delle carte di credito in parte è possibile grazie ad una maggiore abilità di valutare il rischio del credito, dicono i fondatori della piattaforma di P2P. Lewis dice "Come parte della nostra analisi, abbiamo accesso ai credit report di coloro che hanno ottenuto prestiti negli scorsi sei anni ed è scioccante quanto credito è stato assicurato negli anni del boom fino al 2008. Si possono vedere persone con estratti conto delle carte di credito totalmente fuori controllo. Il rischio di inadempimento veniva modellato da qualcuno in un paese diverso, basandosi su presunzioni macroeconomiche. E quel rischio come sappiamo veniva impacchettato e assicurato. Non c'era un legame tra la persona che firma e la persona con il prestito."

 

I tassi di inadempimento sono sotto controllo tra i crowdfunders. Quello di Lending Club è stato del 3% dall'inizio; quello di Prosper del 5%, e offrono entrambi sette gradi di credito che permettono ai prestatori di diversificare in un pool di prestiti con tassi di interesse che vanno dal 5.5% fino a oltre il 15%. RateSetter è insolito in quanto offre prestiti solo a individui 'di alta qualità' e raccoglie in un fondo comune una quota di circa 80 sterline che è parte del tasso di interesse di coloro che ottengono prestiti, che usa per pagare le inadempienze.

 

Eppure quando si comincia a scavare più a fondo, l'analisi del credito che viene applicata dalle piattaforme P2P non è fantascienza. La maggior parte delle piattaforme hanno caratteristiche simili: hanno un modello che analizza il credito di coloro che richiedono prestiti basato largamente su punteggi di credito; hanno impiegati provenienti da ex società di carte di credito o banche; e hanno un elemento umano che finalizza i prestiti o conduce interviste telefoniche con i richiedenti. Lending Club impiega risk manager specializzati. Tutte queste non sono neanche operazioni che richiedono un grandissimo staff. RateSetter ha 12 persone nello staff.

 

Quindi perché i tassi di interesse sui prestiti bancari sono così alti?

 

Joe Toms, CIO di Prosper, dice che è semplicemente perché il mercato del prestito al consumatore è stato finora quasi interamente controllato da un gruppo di banche in ogni paese. "Non devono offrire prestiti più economici perché hanno il mercato sotto controllo. Non c'è alcun incentivo per loro a diventare più efficienti o ad abbassare i costi di prestito".

 

La misura in cui si restringe la competizione alle banche varia in ogni paese. Il Regno Unito ha una regolamentazione più accomodante nei riguardi delle piattaforme di crowdlending, rispetto, per esempio, alla Francia e alla Germania. Clas Beese ha lavorato alla costituzione di una piattaforma di crowdlending, Finmar, in Germania negli ultimi due anni e spera finalmente di lanciare nei prossimi due, tre mesi. In Germania, i regolamenti locali richiedono a una piattaforma di P2P di raccogliere 20 milioni di Euro per ottenere una licenza. "Abbiamo dovuto lavorare con le banche per giungere ad un modello in cui la banca è la fornitrice del prestito, ma poi vende i prestiti al prestatore così la banca non ha rischio. E' un mercato pesantemente protetto a causa della preoccupazione che le persone perderanno il loro denaro" dice Beese.

 

Negli USA, i regolamenti differiscono da stato a stato pertanto le piattaforme di P2P possono solo operare in alcuni stati e solo le banche governative possono rilasciare prestiti. Sia Prosper che Lending Club usano WebBank, una banca governativa federale da cui acquistano il prestito (in modo simile al modello tedesco).

 

Gli ostacoli all'entrata da un punto di vista del costo sono anch'essi alti. Laplanche ha raccolto 83 milioni di dollari in venture financing per lanciare Lending Club, per esempio.

 

Tuttavia, le prospettive di crescita rendono il crowdfunding degno dell'investimento in tempo e denaro. Negli USA, il mercato del prestito al consumatore è un mercato di 2.4 trilioni, escludendo i mutui. "Speriamo di continuare ad aumentare la generazione del prestito al 100% per i prossimi 5 o 10 anni, e anche allora non compariremo sul radar delle società di carte di credito. Detto ciò, il potenziale è lì a rappresentare una quota decente del mercato", dice Laplanche.

 

Infatti il potenziale è enorme. Non è difficile vedere LendingClub e Prosper come partner ideali di community bank o credit union, per esempio. Condividono valori simili nel fornire prestiti personali e nell'avere una connessione emotiva tra prestatori e beneficiari, e le banche comunitarie trarrebbero un vantaggio da tecnologia e costi di infrastruttura risparmiati usando una piattaforma P2P.

 

Qualcuno potrebbe controbattere che le banche comunitarie saranno quasi obbligate a legarsi con le piattaforme di P2P in quanto non saranno in grado di competere sul prezzo dei prestiti e comincerebbero a perdere clienti. Sia Laplanche che Toms dicono che è un'area che le banche comunitarie stanno considerando.

 

In modo simile, se le piattaforme di P2P sono capaci di sfruttare il mercato del prestito personale in modo più efficiente, non c'è ragione di non potersi espandere al mercato dei prestiti alle piccole imprese. La piattaforma di P2P di Beese in Germania fa esattamente questo, è una piattaforma crowd-to-business, opposta al peer-to-peer. E siti come SoMoLend e Cozortia negli USA stanno provando a vedere se possono far funzionare il crowdlending per le piccole imprese. Laplanche dice che è una strada che Lending Club potrebbe prendere in futuro.

 

Il successo di On Deck, che prende prestiti da istituti e uffici familiari per prestiti a piccole imprese, mostra almeno che l'analisi del rischio per le piccole imprese è possibile. Ha prestato più di 220 milioni di dollari a imprese attive per almeno un anno. L'ammontare medio del prestito è di circa 30.000 dollari per un periodo dai 3 a i 18 mesi. On Deck analizza il flusso di cassa dell'impresa e porta avanti comparazioni tra pari. L'ingrediente segreto è un sistema di micropagamento così che le piccole imprese possono effettuare pagamenti per i loro prestiti giornalmente piuttosto che mensilmente come farebbero con le banche. Questo abbassa ulteriormente la probabilità di inadempienza. Molti beneficiari di prestiti su On Deck sono dottori e dentisti che cercano finanze per il proprio equipaggiamento.

 

"Le banche amerebbero quella parte della popolazione perché sono a basso rischio, ma le banche non possono fare offerte di prestiti in modo veloce. Possiamo offrire prestiti in 10 minuti in alcuni casi, perché abbiamo l'analisi e i processi in luogo" dice Kime. Si tratta di un modello maturo per il crowdlending e Kime prevede un futuro in cui grandi banche elargiscono prestiti alle corporate, e i consumatori e le piccole imprese saranno rifornite interamente da attori non bancari. Non è il solo a pensarla così. Il capo di una banca di investimento a NY con un braccio commerciale e di vendita al dettaglio è d'accordo. "La regolamentazione ridurrà il numero di istituti finanziari globali nei prossimi tre anni, e finiremo con cinque grandi banche globali che vorranno focalizzarsi principalmente sul corporate business", dice piuttosto sinistramente.

 

Siamo ai primi tempi per il crowdfunding, e il suo successo dipenderà largamente dal ripagamento dei prestiti e dal profitto delle startup, ma le banche farebbero bene a prendere nota. Lewis di RateSetter, per esempio, puntualizza che siccome più prestatori ricevono i loro interessi senza inadempienze, molti più si uniranno alla piattaforma, e i tassi di interesse ai beneficiari diverranno più bassi. I tassi di interesse di banche e carte di credito potrebbero finire distanziarsi così tanto dai tassi del crowdlending che le banche andranno a perdere clienti a frotte e saranno troppo in ritardo per creare un prodotto competitivo.

 

Inoltre, quello che le banche non realizzano è la minaccia che il crowdfunding presenta oltre semplicemente all'erodere i depositi o i prestiti. Molti siti di donazioni come Kickstarter non usano banche per i propri sistemi di micropagamenti. Nel caso di Kickstarter, viene usato Amazon Payments. E non devono essere considerati non importanti. Kickstarter ha aiutato i progetti a raccogliere più di 100 milioni di dollari dall'inizio nel 2009 con 1,1 milioni di transazioni.

 

Slusny dice: "Le piattaforme di crowdfunding hanno stretto alleanze con queste società di pagamenti di trasferimento di contanti in quanto le banche costano troppo. Le banche non hanno visto l'opportunità". Il fallimento nella modernizzazione ha implicato che le banche si sono disintermediateda ovvi ruoli di pagamenti di amministrazione.

 

Non tutte le banche sono state cieche a queste opportunità. Banque Postale in Francia è entrata in partnership con l'equivalente di Kickstarter KissKissBankBank, e la ABN Amro è coinvolta con la olandese Seeds, piattaforma di crowdfunding. "Questo è quello che pensiamo sia il futuro per le banche, guardare alle partnership" dice Slusny. "Le banche avranno sempre un ruolo in quanto hanno una relazione con il consumatore, ma c'è un'evoluzione che sta avvenendo e sarà dirompente per i giocatori tradizionali."