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Oltre ogni immaginazione.

 

E’ un fatto riconosciuto che gli Stati Uniti d’America siano stati per gli scorsi 40 anni il laboratorio di quasi tutte le innovazioni politiche, sociali, tecnologiche e talvolta pesino culturali. L’America è sempre stata meglio, più veloce e nuova, con solo alcune chiare eccezioni. Una di queste è precisamente il piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista. Qui, sorprendentemente, l’Europa ha superato gli States. Di fatto il Vecchio Continente ha oggi raggiunto delle vette tali nella distruzione degli Stati, delle sovranità e delle democrazie da spingere gli USA giù dal podio più alto. Ciò cui stiamo assistendo in quel Paese ora (mentre scrivo questo saggio) è una follia politica che deriva da anni di lavaggio del cervello Neoliberista sia del pubblico che dei politici, che è poi il piano di cui tratto qui. Il Congresso USA è nel mezzo di una crisi isterica da Deficit e da Debito che si è santificata in un credo nazionale e che sta devastando la loro economia con accordo dei due partiti maggiori. Lo stesso sta succedendo in Europa, ma con una differenza cruciale e spaventosa: e cioè che la medesima follia politica è stata qui da noi scolpita in una serie di leggi sovranazionali fatte da oscuri tecnocrati che nessun europeo ha mai eletto e a cui tutti i parlamenti sovrani devono inchinarsi, e senza più monete sovrane.

 

C’è una metafora azzeccata per descrivere la differenza fra USA e UE in questo caso. Entrambi stanno affrontando una minaccia gravissima alla loro sopravvivenza economica e sociale, che qui chiamo il piano. Ora immaginateli come due uomini che sono nella savana, il piano sono due leoni che hanno di fronte. Le due belve attaccano. Gli USA sono l’uomo che ha il fucile, infatti ancora hanno una moneta sovrana e la sua sovranità politica è solo in parte compromessa. La scuola economica del Modern Money Theory ci insegna che il governo americano potrebbe svegliarsi e usare la sua sovranità monetaria e politica per scacciare quasi ogni minaccia economica operando la Spesa a Deficit Positiva, perché da un punto di vista contabile è impossibile che faccia fallimento sul suo debito sovrano (spiegazioni nella Parte Tecnica). Le autorità americane hanno scelto di non usare quel fucile, è una decisione politica presa per obbedire ai diktat del piano Neoclassico, Neomercantile, Neoliberista. In Europa, al contrario, e nell’Eurozona in particolare, anche se i governi si svegliassero non potrebbero usare il fucile della politica sovrana e della Spesa a Deficit Positiva perché non l’hanno più. In Europa il piano delle elite ha privato tutti gli Stati membri di gran parte della loro sovranità parlamentare, e chi ha adottato l’Euro ha perduto completamente la sovranità monetaria e di spesa. A questo punto essi veramente sono in pericolo di fallimento, con le conseguenze catastrofiche che abbiamo davanti agli occhi proprio ora (48).

 

Le implicazioni a lungo termine di questa differenza sono immensamente importanti. Negli USA c’è una luce possibile alla fine del tunnel: per gli americani è solo una questione di costringere i loro politici a premere l’interruttore giusto. In Europa non c’è più alcuna luce né interruttore da premere, a meno di non ricrearli da zero. E peggio: nell’Eurozona di oggi

quelle che sarebbero le giuste funzioni di uno Stato stanno per essere messe fuorilegge. Permettetemi di riocordarvi di seguito ciò che ho già scritto in diverse parti di questo saggio, e cioè come è conciata la UE oggi.

 

E’ di fatto governata da un governo non eletto dai cittadini che si chiama Commissione, con base a Bruxelles, e formata da tecnocrati pesantemente influenzati dalle lobby finanziarie e del business (49). Le leggi che promuove sono sovranazionali e possono prevaricare persino le Costituzioni nazionali (50). L’unica istituzione europea direttamente eletta dai cittadini è il parlamento UE, ma esso non può promulgare leggi né proporle, e ha grandi difficoltà a ostacolare le direttive della Commissione. La sovranità monetaria e di spesa degli Stati europei e di quelli dell’Euro soprattutto è stata distrutta dai Trattati europei, in obbedienza

con il piano delle elite di impedire ai governi ogni Spesa a Deficit Positiva per i cittadini. Ciò è stato ottenuto, oltre che con un lavoro ideologico, con l’introduzione dell’Euro che è una moneta non sovrana emessa da 17 banche centrali e che deve essere presa in prestito da ciascuno Stato bussando alle porte dei mercati dei capitali privati che acquisiscono gli Euro alla loro emissione. Infine, tutto ciò è stato cementato in legge sovranazionale dai Trattati europei come Maastricht (1993) e Lisbona (2007).

 

Questo colpo di Stato politico e finanziario, come l’ha definito l’economista Michael Hudson (51), è stato ora perfezionato a livelli inimmaginabili. Titoli astrusi come The Stability and Growth Pact, The European Semester, Preventing Macroeconomic Imbalances, The Europact, nascondono un trasferimento di potere dagli Stati sovrani alle elite che non ha precedenti nella storia delle democrazie. I cittadini europei non hanno la più pallida idea di ciò che viene

‘cucinato’ nelle esclusive stanze della Commissione a Bruxelles. I media ne riportano solo piccoli accenni nascosti nelle pagine finanziarie, nulla viene detto in tv. Ma cosa sta succedendo esattamente?

 

Quanto segue è un pelo tecnico, ma severe a illustrare con autorevolezza quanto affermo.

 

La Commissione Europea non eletta, in accordo con i diktat di due delle più potenti lobby finanziarie Neoliberiste del mondo, ha deciso di

 

• Inasprire le regole di bilancio sovranazionali non democraticamente scelte che stanno paralizzando gli Stati in ogni residua Spesa a Deficit Positiva per il pubblico.

 

• Avere pieno controllo dei bilanci degli Stati persino prima che siano presentati ai parlamenti sovrani.

 

• Interferire nelle politiche nazionali di fisco, Stato Sociale, lavoro, redditi con poteri sovranazionali.

 

• Imporre penalità monetarie severe sugli Stati che sgarrano.

 

• Scaricare i costi delle sue politiche pro elite sulle parti più deboli della cittadinanza europea, e di imporre regole di competitività che si basano solo sul calo dei redditi e sui tagli al Sociale.

 

• Rendere illegale le politiche di Spesa a Deficit Positiva degli Stati UE oltre un limite estremamente ridotto.

 

Tutto ciò, ricordiamoci, attraverso Trattati e leggi sovranazionali. Cito il commento di un analista europeo, il quale ha predetto che questo stato di cose “avranno un potere di soffocamento delle politiche di spesa paragonabile a quello della bomba atomica sulle politiche di sicurezza” (52). Ora le vediamo nei dettagli.

 

Lo Stability and Growth Pact (Patto di Stabilità) è parte del sovranazionale Trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU) e impone agli Stati di mantenere il deficit di bilancio al 3% del PIL e il debito pubblico al 60% del PIL, e non oltre. Fu pensato dell’ex

ministro delle finanze tedesco Theo Weigel e pone tutti i governi aderenti in quella che la stampa finanziaria oggi chiama “la camicia di forza”. I lettori avranno già visto qui le solite conseguenze di queste regole: gli Stati sono limitati gravemente nella loro capacità di spesa. Questa “camicia di forza” è troppo stretta per consentire ai governi qualsiasi respiro di spesa sovrana, che di nuovo è proprio quello che le elite volevano ottenere. E non è solo una questione di regole severe, ci sono anche delle penalità finanziarie severe: multe dello 0,2%

del PIL sono sul tavolo delle proposte (si tratta di miliardi di euro alla volta). Queste sanzioni saranno votate da una ‘maggioranza al contrario’, un altro dei capolavori anti democratici della UE: i ministri dovranno trovare una maggioranza per bocciare le multe della Commissione, i parlamenti sovrani non possono intervenire, nel paradosso di funzionari sovrani che devono faticare per contenere i diktat di tecnocrati che nessuno ha eletto.

 

Ma di gran lunga le conseguenze più severe del non rispetto di questa “camicia di forza” saranno inflitte dalle agenzie di rating. Dapprima esse sussurreranno preoccupazione per gli Stati che sgarrano, ma questo scatenerà l’usuale panico dei mercati e il rialzo dei tassi sui titoli di Stato per i governi sotto accusa (i mercati esigeranno tassi alti per comprare quei titoli che l’allarme delle agenzie di rating ha dipinto come a rischio). Poi arriveranno le bocciature delle agenzie (i downgrades) e con esse il collasso di quei governi nella Spirale di Deflazione Economica Imposta, con tutti i disastri che sappiamo.

 

Il European Semester è un titolo che sembra innocuo ma che nasconde un passo enorme del colpo di stato finanziario che sta sconvolgendo l’Europa. Secondo le nuove regole della Commissione UE, i governi dovranno sottomettere i loro bilanci sia alla Commissione che al Consiglio Europeo nell’aprile di ogni anno. I due li esamineranno e manderanno delle raccomandazioni. Solo dopo questa procedura i governi potranno sottometterli ai propri parlamenti. Questo è grave, ed ha portato persino Giulio Tremonti a definirlo “un colossale trasferimento di responsabilità (…) le politiche di bilancio non sono più nazionali” (53). Ma cosa accade se la Commissione obietta su parti di quei bilanci? Una procedura chiamata Preventing Macroeconomic Imbalances entra in azione. Concede alla Commissione e al Consiglio Europeo poteri ampi di intervenire sulle politiche del lavoro, sulla tassazione, sullo Stato Sociale, sui servizi essenziali e sui redditi. Possono pretendere cambiamenti in tutte queste aree, ma naturalmente le prescrizioni saranno tagli a tutte le spese sociali e un aumento di alcune tasse. Ed è stato proprio il nostro tecnocrate europeo Marco Buti a dichiarare perentoriamente che “Quando gli stipendi nel settore pubblico danneggiano la competitività e la stabilità dei prezzi allora la nazione sotto esame dovrà cambiare le sue politiche” (54). Alla faccia della sovranità nazionale. E poi, col pretesto di aumentare la competitività, le stesse prescrizioni saranno imposte agli Stati membri e nelle medesime politiche. Nell’ottobre del

2010 la European Trade Union Confederation rilasciò la seguente dichiarazione a commento

di quanto sopra: “Tutti stanno tagliando, anche gli stipendi reali più forti stanno calando, le

pensioni sono decimate; questo poi riduce la richiesta di beni e servizi. Si tratta di politiche economiche pro-­cicliche che ci riportano a una recessione gravissima” (55). Di nuovo, ci sono sanzioni pronte a mordere qualsiasi Stato ribelle se è membro dell’Eurozona, e se è solo membro UE può essere punito col ritiro dei finanziamenti europei (56).

 

Infine l’Europact. Adottato dai capi di governo dell’Eurozona il 24 marzo 2011, stabilisce regole del tutto Neoliberiste e Neomercantili che combaciano alla perfezione coi già citati pilastri del piano: 1) la Commissione Europea non eletta viene confermata come l’organo in

controllo dei decreti finali europei, e col compito di monitorarne l’ubbidienza. 2) la competitività è giudicata in rapporto al contenimento degli stipendi e all’aumento della produttività, con un monito secondo cui “gli aumenti notevoli e continuati nel costo del lavoro possono erodere la competitività”. 3) gli stipendi pubblici devono essere tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività , “tenendo a mente l’importante effetto trascinatore degli stipendi pubblici”. 4) la sostenibilità del debito nazionale viene giudicata a seconda della presunta generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali (nessun accenno ad altre spese succhia denaro come quelle militari). 5) le pensioni e gli esborsi sociali devono essere riformati “allineando il sistema pensionistico alla situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età pensionistica con l’aspettativa di vita” (sic!). 6) i deficit

che superano i limiti già soffocanti del Patto di Stabilità (la camicia di forza), saranno resi illegali dagli Stati membri che dovranno creare leggi interne ad hoc di “natura sufficientemente severa e duratura”. Ciò significa semplicemente che qualsiasi Spesa a Deficit Positiva per ottenere la piena occupazione e crescita sarà un reato (57).

 

Larghe parti di questo edificio Neoliberista all’estremo sono state concepite dalle potenti lobby Neoliberiste Business Europe (BE) e European Roundtable of Industrialists (ERT), e sono state presentate alla Commissione Europea mesi (se non anni) prima che arrivassero nel marzo del 2011 sulle scrivanie dei capi di governo europei. L’arroganza di queste due lobby, e la loro solida consapevolezza del successo del piano, si può osservare in una dichiarazione dell’ex presidente dell’ERT, Daniel Janssen, rilasciata in occasione dell’incontro di Tokyo della Commissione Trilaterale nel 2000: “Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico con le privatizzazioni e la deregulation (…) Dall’altra stiamo trasferendo molti

dei poteri nazionali degli Stati a una struttura più moderna a livello europeo, con l’unificazione in progresso che aiuta i business internazionali come il nostro” (58). Ma venendo più precisamente al colpo di Stato finanziario di cui sopra, va detto che già nel 2002 il ERT aveva preteso che “le implicazioni dei bilanci nazionali e delle politiche di spesa allo stadio della prima ideazione siano controllati a livello della UE” (59). Questo è precisamento ciò che il European Semester più tardi decreterà. Busimess Europe lo troviamo nel 2010 a chiedere apertamente “un meccanismo forte di costrizione che assicuri obbedienza” assieme a “un sistema di penalità graduali e di multe in caso di ripetuta indisciplina” (60). Il capitolo sulle sanzioni di Preventing Macroeconomic Imbalances asseconderà questa pretesa pochi mesi più tardi.

 

Il BE fu coinvolto ancor più nella stesura dell’Europact. Il gruppo di studio olandese Corporate Europe Observatory ha complilato un raffronto fra le richieste di BE presentate ai tecnocrati della UE e il testo ufficiale dell’Europact. Fa venire i brividi a leggerlo, poiché molte parti del testo europeo sembrano un copia incolla di quanto scritto da BE. Per esempio, il ruolo supremo della Commissione fu chiesto in una lettera di BE del 4 di marzo 2011, venti giorni prima che comparisse nel testo dell’Europact. BE usò parole sfacciate: “Sottolineiamo il bisogno di dare un ruolo di primo piano alla Commissione, e di limitare il potere degli Stati Membri”. Per quanto riguarda i redditi, nell’autunno del 2010 BE aveva insistito che “è importante una maggiore flessibilità nelle strutture di contrattazione dei salari”, che si è tradotto nell’Europact in “rivedere le strutture decisionali sui salari e dove necessario il grado di centralizzazione di tale contrattazione”. (Non si chiedano i lettori da dove è venuta la recente decisione del governo italiano di fare precisamente la stessa cosa e sancita dalla finanziaria d’emergenza del settembre 2011. La risposta è ovvia) L’idea di allineare l’età pensionabile all’aspettativa di vita fu scritta da BE nel modo più chiaro già un anno prima che l’Europact proponesse di fare precisamente la medesima cosa. Nel testo di BE la frase era “mettete in relazione l’effettiva età pensionabile con l’aspettativa di vita”; nell’Europact la frase sarà “allineare l’età pensionabile con l’aspettativa di vita”. Ancor più incredibilmente sfacciati sono i

diktat di BE sul fatto che ogni forma di Spesa a Deficit Positiva al di sopra di quantità irrisorie sia resa illegale dai parlamenti nazionali della UE. Fra il giugno 2010 e il marzo 2011 BE pubblicò due memoranda dove comparvero parole come “trasposizione di regole sul deficit e sul debito in leggi nazionali” e “barriere al debito pubblico dovrebbero essere introdotte nelle leggi nazionali” (61)