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Alcuni brillanti ritocchi finali.

 

I primi anni ’90 sono stati di certo un passaggio storico per il successo del piano delle elite. Non possiamo omettere che nel 1994 tutte le maggiori nazioni del mondo firmarono e ratificarono il Trattato di Marrakesh dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Conteneva il più potente pacchetto di regole commerciali sovranazionali mai esistito e quasi tutte impregnate di Libero Mercato Neoliberista. Infatti fu proprio uno degli incontri dell’OMC a Seattle nel 1999 che accese la miccia della protesta anti globalizzazione nel mondo. Ma prima di raccontarvi il gran finale del piano, è necessario spiegare altri pezzi dell’inganno Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista.

 

1) Ingannare la Sinistra.

 

Come già detto, in meno di 20 anni quasi tutti i partiti europei di sinistra erano stati trasformati in macchine Neoliberiste impregnate di Libero Mercato e Isteria da Deficit, pronte a svendere pezzi di beni pubblici alla “classe dei predatrice” che servivano con devozione (30). Ma cosa accadde ai movimenti di società civile della sinistra? E i sindacati? E gli intellettuali progressisti? Perché tutti questi, mentre certamente gridavano contro le tattiche generali della “classe dei predatrice”, non compresero cosa si nascondeva dietro il fantasma del Debito e dietro l’Isteria da Deficit? Perché ancora oggi praticamente nessuno a sinistra sta capendo da dove veramente vengono i pericoli per la democrazia e per il lavoro?

 

Chiunque stia leggendo questo saggio credo abbia compreso che una volta che uno si è fatto

convincere dai dogmi economici Neoclassici, Neomercantili e Neoliberisti, viene succhiato dentro il loro inganno senza speranza. Cioè, se uno si fa convincere che

 

a) lo Stato virtuoso (con moneta sovrana) deve pareggiare il bilancio incassando dai cittadini più di quanto spenda.

 

b) le tasse servono a fornire allo Stato i fondi da spendere per i cittadini, e così lo Stato virtuoso deve pareggiare il bilancio per non sperperare quei fondi.

c) il deficit dello Stato significa che i cittadini hanno un debito da ripagare, quindi lo Stato virtuoso deve pareggiare il bilancio.

 

d) e che di conseguenza i deficit sono il massimo della disgrazia economica, a meno che lo

Stato virtuoso non pareggi il bilancio…

 

allora uno è fregato.

 

E allora, di nuovo: perché la sinistra non ha mai messo in discussione questi inganni, e perché al contrario ancora oggi la sinistra concorda che gli Stati devono “spendere come le famiglie”, che il deficit dello Stato è il debito dei cittadini, che le tasse servono alla spesa sociale ecc.? Una delle risposte più convincenti è stata formulata dall’economista francese Alain Parguez, quando scrisse che “la credenza nei limiti dei bilanci ha convinto tutti che le tasse riciclano denaro preso dal settore privato. Lo Stato, si crede, potrebbe finanziare le sue spese sociali

tassando i più ricchi. Le tasse dovrebbero così trasferire un reddito dai ricchi ai poveri (…) Le tasse sono il fondamento di un ‘capitalismo sociale’ poiché potrebbero finanziare lo Stato Sociale ecc. (…) Questa mitologia sulle tasse spiega perché così tanti politici ed economisti di sinistra hanno abbracciato il dogma del pareggio di bilancio” (31). E con loro anche tutti gli attivisti di sinistra, che oggi gridano contro mille peccati del capitalismo ma su una cosa sono inamovibili… e d’accordo con le elite: lo Stato deve rimettere i conti in ordine, cioè spendere meno di quanto guadagna. Sono convinti che se solo lo Stato facesse ciò, esso innanzi tutto

solleverebbe un peso tremendo dalle spalle dei cittadini, il debito! Ignorano, e proprio perché

ingannati dalla propaganda delle elite, che uno Stato a moneta sovrana può arricchire sia i

propri cittadini che lo Stato Sociale solo se spende di più di quello che incassa tassando. Deve

spendere a deficit, per forza. Ignorano che le tasse distruggono denaro e mai forniscono

denaro allo Stato da spendere (i dettagli nella Parte Tecnica).

 

Capite ora come hanno fatto le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste a fregare le sinistre? Hanno fatto apparire i loro dogmi economici tesi a distruggere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro come invece idee di buon senso che anzi, avrebbero fornito denaro allo Stato per le spese sociali: “gli Stati devono guadagnare più di quanto spendono… i deficit sono il debito di tutti noi… meglio un po’ di disoccupazione piuttosto che l’inflazione…”. Milioni di persone semplici si sono convinti della giustezza di questi inganni, e con loro le sinistre.

 

 

 

2) Un miraggio per intrappolare e paralizzare.

 

Fu l’ideale Thatcheriano che la lady di ferro ‘vendette’ con successo a milioni di suoi cittadini negli anno ’80. Ogni lavoratore doveva pensare a sé stesso/a come a una piccola impresa privata, decretò il premier inglese. Basta con questa dipendenza dal governo pachiderma, tu puoi usare i tuoi soldini per far fortune se sei furbo. Cos’è sta storia della solidarietà sociale, dell’interesse comune? Tu sei un individuo e come tale devi cercare il massimo per te stesso, la massima ricchezza, fottitene degli altri. Lo Stato Sociale? Ma va! Roba da perdenti. Perché dipendere dalla flebo statale quando là fuori, nel magico mondo degli investimenti, puoi

vedere la cifra del tuo salvadanaio arricchirsi di zeri in un battibaleno?

 

Era uno strano misto fra il sogno americano e il Money Manager Capitalism descritto con acume dall’economista americano Hyman Minsky (32). Cioè la gente veniva incoraggiata a rischiare coi propri risparmi nel nuovo gioco di moda, che era scommettere coi numeri e con le azioni, coi titoli e con le valute, coi mutui e coi prodotti finanziari, ecc. Erano numeri che magicamente producevano altri numeri e più alti, e il conto in banca qualche volta cresceva

come un fungo. In tutta Europa milioni di lavoratori, pensionati, studenti ci cascarono, e per un po’ ci guadagnarono pure, inaugurando anche quella che i due economisti Joseph Halevi e Riccardo Bellofiore hanno battezzato”il Capitalismo dei Fondi Pensione” (33). I salotti di milioni di case popolari videro arrivare questi giovanotti incravattati che offrivano accesso facile al nuovo gioco con i loro prodotti finanziari dai nomi esotici: Top Life, Serenity 2000… Rappresentavano i giganti assicurativi mondiali, i fondi pensione privati e gli equity funds, come ING, Allianz, Generali, China Life, AXA Group, AIG, Zurich, Munich Re, Prudential, Sun Life; General Motors Fund, General Electric, BT Group, AT&T, Verizon, Barclays Bank, Lloyds TSB, Citigroup; The Carlyle Group, Goldman Sachs Principle, TPG, Apollo Global, Bain Capital, Blackstone Group, 3i Group, Advent, Providence Equity.

 

Ma era ovvio che Margaret Thatcher stava piazzando le menzogne e gli inganni dei suoi sponsor, i soliti noti. Dietro tutto ciò infatti c’erano i veri scopi delle elite finanziarie mondiali (34). Primo: creare un colossale spostamento di investimenti dalla produzione tradizionale di cose e servizi verso il mondo delle folli scommesse finanziarie che loro controllavano. Va ricordato che in questo senso fu il ‘grande vecchio’ delle Federal Reserve americana, Alan Greenspan, a dare una mano decisiva, quando permise l’accesso del settore finanziario a montagne di denaro a tassi ‘giusti’, un trucco noto come il Greenspan Put. In Gran Bretagna questo fenomeno trasformò il volto del Paese, con una gigantesca bolla finanziaria che cresceva su Londra e una voragine nera che invece divorava il nord industriale dell’Inghilterra, con sofferenze umane inenarrabili. E nel resto d’Europa le cose seguirono a ruota. Naturalmente, come Minsky aveva predetto, le bolle speculative che nacquero da questa follia esplosero, con le conseguenze che oggi abbiamo davanti agli occhi.

 

Secondo, vi erano altre due mire:

 

a) distruggere come mai prima ogni senso di coesione sociale e di interesse comune, quelli che ci avevano elevati da secoli di sfruttamenti. Infatti, il mito dell’individuo-­‐impresa di se stresso/a richiedeva la distruzione delle regolamentazioni statali per la tutela del bene comune, viste come un’odiosa interferenza nel proprio diritto di far soldi a palate e in fretta (da qui il successo del dogma Neoliberista dello ‘Stato ristretto’).

 

b) intrappolare milioni di cittadini in un solo sistema economico a misura di investitore. Infatti divenimmo tutti costretti a sostenerlo per la semplice ragione che quasi tutti noi avevamo messo i nostri risparmi in quei sistema. Un altro brillante trucco per cementare masse enormi di persone dentro il piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista. (Non si dimentichi che fra l’altro questa tendenza modificò radicalmente il rapporto fra finanza e aziende. Queste ultime stornarono sempre più profitti dagli investimenti in cose materiali per giocarli in finanza speculativa, e per un po’ incassarono fortune. Ma ciò fece sì che i gestori della finanza arrivassero a controllare quasi del tutto il salvadanaio di milioni di aziende, e quando il crollo di quei gestori arrivò… fra l’altro ne soffrì anche il mondo del lavoro, perché

gli investimenti interni all’industria – come innovazione e rilancio -­‐ evaporarono.)