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Un bonus inaspettato.

 

L’alba degli anni ’90 offrì alle elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste un’apertura di proporzioni storiche, poiché proprio mentre si preparavano per lo sprint finale del loro piano, l’Unione Sovietica collassò.

 

Per comprendere meglio quanto segue, rivediamo la parte Neomercantile di questo piano. I Neomercantilisti hanno lavorato per bloccare la Spesa a Deficit Positiva così da creare disoccupazione e una precarietà economica costante che poi giustificasse stipendi più bassi, lavoro precario e infine erosione dei diritti dei lavoratori. Da ciò essi speravano di ottenere una ‘armata di riserva’ dei disoccupati e sottoccupati che permettesse alle multinazionali di impiegare lavoratori a costi bassi anche qui in Occidente per competere nell’export internazionale. Questo volevano e lo hanno ottenuto attraverso il piano di cui questo saggio parla. Ma poi l’impero sovietico crollò nell’arco di pochi mesi, le porte dell’est europeo si spalancarono ai falchi del Libero Mercato e dietro di esse c’erano masse di miserabili sbandati disposti a lavorare per pochi centesimi, assieme a intere economie da spolpare. I Neomercantilisti d’Europa non avevano mai sognato nulla del genere. E’ ovvio che non sto dicendo che le dittature comuniste erano in alcun modo raccomandabili, ma lo sfruttamento di quelle genti che seguì il loro crollo è stato moralmente rivoltante.

 

Si consideri solo (per motivi di spazio) la disintegrazione della Yugoslavia e i massacri che ne sono seguiti. E’ uno dei capitoli più disgustosi del piano che si ricordi. Non ci dimentichiamo che fu la Germania, che è il potere Neomercantile numero uno del mondo sempre alla ricerca di lavoro sottopagato per il suo colossale settore export, a riconoscere prematuramente l’indipendenza della Slovenia. Questo precipitò il conflitto. Milosevic era senza dubbio un uomo pericoloso e senza scrupoli, ma fu incastrato dalla NATO che aveva deciso la colonizzazione della forza lavoro yugoslava. Fonti governative britanniche hanno rivelato che gli accordi di pace di Rambouillet furono truccati di proposito proprio per causare il rifiuto di Milosevic e giustificare l’intervento esterno. Negli accordi fu inserito all’ultimo minuto un Annex B che pretendeva che la NATO potesse occupare tutto il territorio yugoslavo come precondizione alle trattative. Una pretesa assurda che nessun leader nazionale avrebbe mai accettato, come ammise in testimonianza l’allora ministro inglese per gli armamenti Lord John Gilbert: “Se chiedete la mia opinione, penso che i termini posti a Milosevic a Rambouillet erano assolutamente intollerabili; come poteva accettarli? E l’hanno fatto di proposito” (20). Negli stessi accordi, all’art. 1&2 del capitolo 4, c’è una menzione specifica del Kosovo, ricco di minerali, che doveva diventare “una economia di Libero Mercato (..) dove tutti i beni statali dovranno essere privatizzati”. A non fu la NATO che nel 1999 portò l’attacco al Kosovo con il pretesto di salvare i poveri albanesi dai serbi? Certo, ma allora perché secondo dati ufficiali i bombardieri della NATO colpirono solo 14 carri armati serbi ma un gran totale di 372 industrie di Stato kosovare? Perché il più potente blitz delle forze di terra NATO in Kosovo

impiegò 2.900 soldati per assaltare il complesso minerario di Trepca il cui valore di mercato era di 5 miliardi di dollari? Gli albanesi non videro mai nulla del genere dare l’assalto ai militari serbi. A Trepca tutto il management statale e i lavoratori furono espulsi, e da lì a poco uno dei primi decreti della nuova amministrazione ONU in Kosovo (UNMIK) abolì la legge sulle privatizzazioni del 1997 per permettere la proprietà straniera di qualsiasi bene kosovaro fino al 70% del valore (21).

 

Insomma, ciò che gli americani hanno trovato nel loro “giardino di casa” del Centro America attraverso i vari accordi di libero scambio, gli europei neomercantili hanno trovato nell’Europa dell’est con il collasso dell’URSS. La scandalosa storia della colonizzazione Neoliberista di quei Paesi con dosi massicce di “Shock Therapy” in economia (si veda i piani di

Jeffrey Sachs per la Polonia e i programmi di aggiustamento strutturale del FMI in tutto l’est Europa) è stata raccontata da molti economisti autorevoli come il Nobel Joseph Stiglitz (22), e persino da ricerche scientifiche come quella pubblicata sul Lancet, che hanno analizzato il disastro umanitario causato dal Neoliberismo in versione post sovietica con drammatici dettagli (23). Si trattava naturalmente solo di accaparrarsi i beni pubblici di quei Paesi e di trovare masse di lavoratori da sottopagare, come ha scritto l’economista Michael Hudson: “Queste politiche distruttive sono state testate soprattutto nei Paesi baltici, vere e proprie cavie per vedere fino a che punto i lavoratori potevano essere schiacciati prima che si ribellassero. La

Lettonia applicò liberamente le politiche Neoliberiste con tasse fisse sul lavoro al 51%, mentre l’immobiliare rimaneva intoccato. Gli stipendi pubblici furono ridotti del 30% causando massiccia emigrazione (…) La vita media maschile si è accorciata, le malattie sono in crescita, e il mercato interno è avvizzito..” (24).

 

In Estonia le cose non sono migliori, con un crollo del PIL del 20% e un balzo della disoccupazione dal 2 al 15,5 % (25). Ed è un segno dell’inganno Neoliberista che il Financial Times, consapevole del disastro estone, abbia commentato come segue: “Anche se l’Estonia soffre ancora di alta disoccupazione, le leggi sulle tasse e sul lavoro sono molto pro-­business e quindi facilmente sosterranno la ripresa nazionale” (26).

 

Ma la fine della guerra fredda portò doni alle elite anche in Paesi del tutto avanzati. E’ il caso dell’Italia. Nell’arco di un attimo (in termini storici) la scomparsa del pericolo comunista dell’est tolse a Washington ogni motivo per continuare a sostenere il vecchio apparato politico italiano, che era visto dal Dipartimento di Stato USA come un necessario baluardo contro il pericolo rosso, seppur troppo statalista per gli alfieri del Libero Mercato americani. Morta l’URSS, la Casa Bianca staccò la spina a Roma… ergo Tangentopoli, i governi tecnici, e il centrosinistra prodiano/d’alemiano di feroce tendenza Neoliberista. Di seguito alcuni accenni, con le sanguinose conseguenze per la solita gente comune.