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Il piano accelera esponenzialmente. Nasce il Piano di Contiguità.

 

E’ vero che le idee permettono il potere, ma, parafrasando Oscar Wilde, “con un piccolo aiuto da altri”. E l’aiuto arrivò sotto una forma scontata per idee che servivano gli interessi dei super ricchi: denaro. Ma non vagonate di soldi brutalmente versati nelle casse di quei pensatori, bensì qualcosa di estremamente sofisticato che mirava a due goal: primo, ovviamente raccogliere fondi, ma soprattutto diventare influenti coi politici e infiltrare il mondo universitario dove la ‘vera’ struttura di comando dei governi veniva istruita. Si faccia attenzione che quanto segue spiega come sia accaduto che i dogmi economici delle elite siano divenuti di fatto una religione mondiale oggi incontrastata.

 

Esse compresero che gli elementi che realmente gestiscono il potere nei governi non sono i politici noti, ma piuttosto la retroguardia composta dai tecnocrati e dai consiglieri. I politici, pensarono, dovevano rendere conto agli elettori, e almeno in teoria erano limitati da una serie di preoccupazioni sociali; non potevano rubare sfacciatamente al pubblico i suoi diritti e le sue risorse. Ma la retroguardia non aveva nessuno di questi problemi e poteva sfornare una serie di principi economici per fare il lavoro sporco, camuffandoli però da necessità economiche ineludibili o addirittura da misure virtuose. I politici avrebbero presentato le scelte impopolari come sacrifici purtroppo inevitabili dettati dalla giusta scienza economica che i tecnocrati e i consiglieri certificavano come autorevoli e persino vitali. Per tutto questo, la prima cosa da fare da parte delle elite era di infiltrare le università dove la retroguardia del potere veniva allevata. Vedremo più avanti come questo piano fu articolato e da chi.

 

Non si può qui omettere la deflagrazione del secondo conflitto mondiale, che mise in pausa la pianificazione Neoclassica, Neomercantile e Neoliberista. Interessante notare però che in questi anni tragici sia le dittature europee che i Paesi liberi coinvolti abbracciarono politiche economiche che poco avevano a che fare con i subdoli dogmi economici che le elite lottavano per imporre.

 

Ma torniamo a noi. Per infiltrare il mondo accademico e dunque le menti delle eminenze grigie che siedono nei ministeri dei nostri governi, le elite immaginarono quello che potremmo chiamare un Piano di Contiguità. Significa che misero in piedi delle strutture contigue alle università che finanziassero l’istruzione superiore, la formazione, la ricerca e le borse di studio dei migliori rampolli nelle facoltà di scienze politiche ed economia, ma che erano anche in grado di lanciare campagne di informazione di massa per influenzare l’opinione pubblica. Queste strutture si composero di due parti: le Fondazioni e le Think Tanks (traduz. Serbatoi di Pensiero). Le prime sono un misto di entità per la raccolta di fondi e centri culturali, le seconde sono di solito puramente gruppi di ricerca. Alcuni nomi in America dalle origini in poi: la Rockefeller Foundation, il William Volker Fund, la Olin Foundation, il Freedom Network and l’Atlas Research Foundation, l’American Enterprise Institute, il Cato Institute; poi le fondazioni Coors, John M. Ohlin, Sarah Scaife, Smith Richardson, Henry Salvatori,

Carthage, Heritage and Earhart; l’Acton Institute, il Washington Policy Center, il Manhattan Institute for Policy Research. In Europa: nel Regno Unito, l’Institute of Economic Affairs, il Centre for Policy Studies, l’Adam Smith Institute, lo Stockholm Network, il Bruges Group, l’International Policy Network. La potente Mont Pèlerin Society in Svizzera; il CUOA, Acer, CMSS, Bruno Leoni, Prometeia e Nomisma in Italia; in Francia, l’Association pour la Liberté Economique, Eurolibnetwork, l’Institut de Formation Politique; in Germania: l’Institut fuer Wirtschaftsforschung Halle, l’Institut fuer Weltwirtschaft, e l’Institut der Deutschen Wirtschaft Köln fra i maggiori.

E così riversarono i dogmi Neoliberali e Neoclassici là dove contava. Due nomi da ricordare in questo contesto sono quelli dei monetaristi neoliberali Milton Friedman, statunitense, e Karl Brunner, svizzero naturalizzato americano. Che fossero monetaristi è importantissimo da sottolineare, perché i lettori devono capire che la gestione della moneta è di fatto il cervello di tutta l’economia, e chi ne decide i destini decide le sorti del mondo. Brunner, che apparteneva alla Mont Pèlerin Society, ebbe un ruolo decisivo nel colonizzare l’Europa che ancora viveva sotto l’influenza di Keynes con le idee diametralmente opposte per il nuovo dominio delle elites, cioè le idee del neoliberismo. Quando vi chiedete “ma come hanno fatto a convincere politici e ministri, giornalisti, docenti e studenti a obbedire?”, una delle risposte è Brunner. L’evento chiave della strategia fu la sua conferenza di Konstanz sulla teoria monetaria (1970), che mirò proprio a indottrinare i leader europei contro Keynes, e a “migliorare” la qualità dell’insegnamento di economia nelle università europee, specialmente quelle tedesche e svizzere, poiché l’ideologo denunciava “un gap nella qualità della ricerca e dell’insegnamento in Europa rispetto agli Stati Uniti” (10). Milton Friedman, insignito del Nobel per l’economia, fondò una scuola di pensiero Neoliberista passata alla Storia come “The Chicago Boys”, dall’università dove la sua fucina lavorava. Era un uomo particolare, direi diviso in due: da una parte stava quello che era capace di abbracciare idee sociali avanzate come la depenalizzazione delle droghe, dall’altra lavorò come nessun altro per infliggere al mondo gli orrori del Libero Mercato, e cioè le deregolamentazioni selvagge, le privatizzazioni selvagge e una impietosità selvaggia per le sofferenze di milioni di esseri umani. Lo troveremo consigliere di Augusto Pinochet in Cile mentre le camere di tortura lavoravano a turni di 24 ore, e nome di punta del Progetto Omega dell’Adam Smith Institute di Londra, che teorizzò proprio la distruzione dei governi (il loro “rimpicciolimento”).

 

La loro opera, e quella delle Fondazioni e Think Tanks, ebbe un considerevole successo, quasi completo. Cito lo storico dell’economia John F. Henry: “Oltre a finanziare lo sviluppo di programmi specifici e di curricula, oltre a promuovere la ricerca per il laissez faire in economia, le Fondazioni per il Libero Mercato sponsorizzarono master e borse di studio in legge, economia, scienze politiche e affari sociali… Promossero cattedre universitarie, libri e progetti. Una volta

formulate, le prescrizioni di politica e la loro anima da Libero Mercato vengono comunicate non solo ai funzionari di governo, ma anche al pubblico attraverso i grandi media e i giornalisti che quelle Fondazioni sponsorizzano” (11).

 

Una di queste fondazioni merita un breve approfondimento: è la Heritage, americana. Fu un giovane sconosciuto attivista di destra a porre la prima pietra, Ed Feulner a Washington. Feulner è uno degli uomini chiave che sostituirà le eliche del progetto di distruzione di Stati, leggi e cittadini per dotarlo di turbine a jet. Considerava Friedrich Hayek e la sue influente Mont Pèlerin due lumache, e si inventò il marketing moderno delle idee da sparare in primo luogo attraverso i mass media da giornalisti prescelti (da noi i vari Furio Colombo, Piero Ostellino o Gianni Riotta…), e poi comprese che se si volevano manipolare i politici bisognava imboccarli. Sì, proprio così, cioè preparargli dei bocconcini ideologici sulle questioni chiave

dell’economia facili da mandar giù, rapidi da assimilare, quelli che lui stesso definì “concetti politici sintetici per legislatori che vanno di fretta” (12). Da qui al diventare forse la più influente fondazione del mondo passò poco e la Heritage partorì alla fine degli anni ’70 il percorso stampato per le politiche economiche di Ronald Reagan, cioè per tutti noi, col nome di Mandate for Leadership. E’ difficile riuscire a rendere per i lettori l’idea di quanto potenti e infiltranti furono quelle idee, fin sulle soglie delle case italiane anche delle più lontane province.

 

Ma tornando ai “concetti politici sintetici per legislatori che vanno di fretta”, il problema era che qualcuno li doveva poi recapitare quei concetti ai politici prescelti. Ed ecco nascere le

versioni moderne delle famose lobby, la cui importanza nella vita pubblica di oggi non può essere ignorata, così come il contributo che diedero al successo del piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberale. Per sottolineare quanto appena detto bastano alcuni dati: Washington è infestata dai lobbisti, dai 16 ai 40 mila all’anno a seconda delle sedute del Congresso, con un budget di circa 3 o 4 miliardi di dollari annui. Nella UE, e specificamente nel suo centro di potere di Bruxelles, all’incirca 15-­‐20 mila di questi uomini e donne vagano per i corridoi della Commissione Europea con 1 miliardo di euro da spendere. Negli Stati Uniti la lobbistica è talmente parte delle vita pubblica che si può affermare che chiunque sia qualcuno laggiù fa lobbying, dalla American Banking Association, alla Housing Finance Alliance o la Private Investor Coalition e la US Chamber of Commerce. Tutta Wall Street da cima a fondo fa lobbying furiosamente, e i lobbisti sono impiegati da organizzazioni diverse come la National Rifle Association, la Christian Coalition, l’American Israel Public Affairs Committee, e dai grandi sindacati, gruppi di genere, tutte le industrie ecc. In Europa invece le lobby si sono organizzate in gruppi registrati, e quelli di gran lunga più potenti sono le lobby finanziarie e di business. Nomi come il Trans Atlantic Business Dialogue, la European Roundtable of Industrialists, il Liberalization of Trade in Services Group, la European Banking Federation, la European Employers Association oppure Business Europe sono ascoltatissimi a Brussell. Per darvi solo un esempio significativo, ogni anno il Trans Atlantic Business Dialogue sottopone ai tecnocrati di punta della UE una lista di suoi desiderata e si aspetta che un’obbediente Commissione Europea gli riferisca quali progressi sono stati fatti per soddisfarli (13).

 

Riassumendo, fu questo Piano di Contiguità che attraverso una rete di istituti per la formazione post universitaria e per il finanziamento delle future classi dirigenti permise alle elite di colonizzare con le loro idee i cervelli che contavano. Quelli che poi noi cittadini troviamo in posizione chiave di potere alle spalle dei politici di facciata, i quali altro non possono fare se non seguire i loro diktat.

 

Il risultato di ciò fu, ed è tuttora, la nascita di una classe dirigente mondiale, i “Globocrati”, che di fatto vive sotto l’egida delle elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste e che ormai pensa con la medesima mente. E agisce per i medesimi scopi. Per comprendere meglio questa potentissima amalgama indistinta e per non essere tacciati di essere teorici del complotto (una delle sfortunate produzioni del mondo Internet), vi propongo di esaminare i Club in cui questi “Globocrati” si riuniscono annualmente per discutere le tendenze economiche e politiche del periodo. Non sono molti, e solo quattro di essi val la pena citare: il segretissimo Bilderberg fondato nel 1954, la Commissione Trilaterale del 1973, Il World Economic Forum di Davos in Svizzera nato nel 1971, e l’Aspen Institute del 1950. Per oltre sessant’anni tutti i più potenti personaggi del mondo (troppi da menzionare tutti) hanno gravitato attorno a queste organizzazioni, e in esse hanno contribuito in modo decisivo al ritorno al potere delle elite di cui questo saggio parla. Eccovi di seguito una lista di costoro con relativa appartenenza a uno o più di questi Club:

 

Peter Sutherland (ex WTO chief, dirigente Goldman Sachs, ex Commissione UE, Bilderberg), David Rockefeller (Trilateral Commission, Bilder.), Paul Volcker (ex FED chief, Aspen Institute, Trilat., Bilder.), Leon Brittan (ex Commissione UE, Trilat.), Henry Kissinger (ex gov. USA., Aspen, Trilat., Bilder., World Economic Forum), John Micklethwait (Direttore di The Economist, Bilder.), Zbigniev Brzezinski (ex gov. USA, ex Trilat.), Condoleezza Rice (ex gov. USA, Aspen, Trilat., Bilder.), Henry Paulson (ex gov. USA, Bilder.), Edmond de Rothschild (Bilder.), Ben Bernanke (FED chief, Bilder.), Bill Clinton (WEF), Etienne Davignon (ex Commissione UE, Bilder.), Larry Summers (ex gov. USA, Bilder.), John Negroponte (ex diplomatico USA, Trilat.), Karel de Gucht (Commissione UE, Bilder.), Jean Claude Trichet (ECB chief, Bilder.), Timothy Geithner (US Treasury Sec., ex Trilat., Bilder.), Carl Bildt (Min. Esteri svedese, Trilat., Bilder.),

George Soros (WEF), Joaquin Almunia (Commissione UE, Bilder.), Carlos Ghosn (CEO Renault, WEF), George Papaconstantinou (ex Min. Finanze Grecia, Bilder.), Peter Brabeck Letmathe (Nestlè chairman, WEF), José Zapatero (Premier Spagna, Bilder.), Cynthia Carroll (Anglo American CEO, WEF), Josef Ackermann (Deutsche Bank CEO, Bilder.), Neelie Kroes (Commission UE, Bilder.), Christine Lagarde (IMF Chief., Bilder.), Bill Gates (Bilder.), Donald Graham (Editore Washington Post, Bilder), Robert Zoellick (Pres. World Bank, Bilder.), John Elkann (chairman Fiat, Aspen, Trilat., Bilder.), Paolo Scaroni (ENI CEO, Bilder.), Roberto Poli (ENI, Aspen), Mario Draghi (Banca d’Italia, Bilder.), Mario Monti (Univ. Bocconi, ex Commissione UE, Aspen, Trilat., Bilder.), Piero Gnudi (ENEL, Aspen), Fulvio Conti (ENEL, Bilder.), Riccardo Perissich (IAI, Aspen), Gianfelice Rocca (Techint, Aspen, Trilat., Bilder.), Angelo Maria Petroni (Sole 24 Ore, Aspen), Giacomo Vaciago (ex Citibank, Aspen), Carlo Secchi (Bocconi, ex UE, Trilat.), Giulio Tremonti (Min. Tesoro, Aspen), Fedele Confalonieri e Franco Frattini (Aspen), Domenico Siniscalco (vice di Morgan Stanley, Bilder.), Ferdinando Salleo (Mediocredito, Trilat.), Lucia Annunziata (Aspen), Tommaso Padoa-­‐Schioppa (scomparso, ex FMI, ex Fiat, Bilder.), Emma Marcegaglia (Aspen), Pierfrancesco Guarguaglini (Finmeccanica, Trilat.), Enrico Letta (ex gov. Prodi, Aspen, Trilat.), Corrado Passera (Intesa, Aspen), Carlo Scognamiglio (ex gov D’Alema, Aspen), Marco Tronchetti Provera (Pirelli, Trilat.), Franco Bernabè (Telecom, Bilder.), Franco Venturini (Corriere, Trilat.), Paolo Mieli (Aspen), Romano Prodi (Aspen, Bilder.), Giuliano Amato (oggi Deutsche Bank, Aspen), Paolo Savona (Banca di Roma, Aspen).

 

Non ufficialmente, alcune fonti citano Francesco Giavazzi, Ferruccio De Bortoli, Rodolfo De

Benedetti come membri del Bilderberg Group.

 

 

Nessun bisogno di commentare oltre.

 

 

Ora torniamo alla nostra narrazione, perché in questi anni, e siamo ormai alla soglia degli anni

’70, quattro intellettuali seppero offrire contributi al piano delle elite che ne accelereranno il

successo come nulla prima.