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UN DEBITO CHE E’ UN PROBLEMA, ECCOME.

 

Fin qui, ho spiegato cosa sia il debito pubblico per uno Stato a moneta sovrana. Ma noi della Zona Euro? Noi 17 Paesi dell’eurozona non abbiamo moneta sovrana, come ho già scritto, e allora? Allora noi siamo nei guai fino al collo. Preciso che questi guai sono poi drammi finanziari per le vite di milioni di europei, per i loro figli, e di conseguenza per i relativi governi. Questi drammi, come spiegherò nel

capitolo IL PIU’ GRANDE CRIMINE, furono pianificati a tavolino col proposito di distruggerci come Stati. Ma ora torniamo a noi.

 

I 17 Paesi dell’eurozona non possono più inventarsi la moneta come usavano fare prima con la lira, il marco, i franchi ecc. Abbiamo già detto che oggi per ogni centesimo che spendono devono andarselo a cercare dai privati (i mercati dei capitali), esattamente come il signor Bianchi che deve comprarsi l’auto nuova. Chi sono questi mercati dei capitali privati? Sono istituti finanziari, fondi pensione, assicurazioni, banche, fondi sovrani stranieri, governi stranieri, persino individui, i quali però decideranno i tassi d’interesse a loro vantaggio strangolandoci. Questo prima di tutto distrugge totalmente la virtuosa equazione della spesa dello Stato come ricchezza dei cittadini, essendo un deterrente fortissimo alla capacità dello Stato di spendere a deficit. Perché ricordate che si è detto che

solo un bene finanziario al netto emesso dallo Stato che spende a deficit, cui cioè non corrisponde alcuna passività in alcun luogo della società, figura come arricchimento dei cittadini (si rilegga la spiegazione di bene finanziario al netto nel capitolo COME SPENDONO GLI STATI A MONETA SOVRANA). E’ ovvio che se oggi noi Stati dell’eurozona spendiamo sempre creando un corrispondente creditore nella società (i privati che ci prestano i soldi), nulla di netto finisce nelle tasche dei cittadini. In secondo luogo, se il Tesoro o la BC nazionale non possono più inventarsi il denaro, e se appunto lo devono prendere in prestito dai privati, allora il debito nazionale diventa veramente un debito, e va ripagato veramente coi soldi dei cittadini, con le tasse, coi tagli allo Stato sociale ecc. Capite il dramma? Se volete i dettagli tecnici, eccoli:

 

Primo, diversamente da una BC di uno Stato a moneta sovrana, la Banca Centrale Europea (BCE) non può ‘monetizzare’ la spesa degli Stati dell’eurozona (lo proibiscono i Trattati di Maastricht e di Lisbona), che devono appunto rivolgersi ai mercati di capitali privati. Neppure le singole BC nazionali (come la Banca d’Italia) possono ‘monetizzare’ adeguatamente la spesa degli Stati, non possono, in parole povere, creare denaro mentre gli Stati spendono per primi tutte le volte che sarebbe auspicabile. Infatti, se ricordate gli esempi citati nei capitoli precedenti, quando uno Stato a moneta sovrana spende, accredita c/c di cittadini privati, cioè mette denaro nelle riserve delle banche commerciali che detengono quei c/c. Ed è la BC che fornisce il denaro in quei casi, ogni volta che lo Stato desidera. Ma, ad esempio, la Banca d’Italia oggi non può più versare denaro nelle riserve delle banche italiane ogni volta che il governo lo richiede, cioè non può farlo illimitatamente come accade negli USA o in Giappone o in GB. Ha dei forti limiti, che stanno nel fatto che essa non sta in cima alla piramide della creazione del denaro in Italia; sopra di lei c’è la BCE, alle cui porte anche la Banca d’Italia deve bussare per avere riserve in euro, e quelle riserve possono esaurirsi.

 

Secondo, come già detto, oggi i 17 Stati dell’eurozona devono pagare gli interessi sul loro debito a dei privati, e non potendo più pigiare i fatidici bottoni al Tesoro e inventarsi il denaro necessario, dovranno anche tassare i cittadini. Questo significa che i creditori di fatto influenzano la politica fiscale di tutti i 17, e credo che vi rendiate conto di quale drammatica perdita di sovranità questo comporti. Inoltre, è notorio quanto volubili siano le entrate da prelievo fiscale, che non offrono garanzie di costanza e affidabilità tali da poter onorare debiti importanti.

 

I mercati finanziari sanno tutto questo e infatti hanno perduto ogni fiducia nel fatto che i 17 Paesi dell’euro possano sempre saldare i debiti nei tempi stabiliti. Di nuovo: hanno compreso che noi dell’eurozona non saldiamo il nostro dovuto con moneta propria, ma con moneta presa in prestito da altri, e se uno deve sempre contare su altri per pagare diviene inaffidabile. Ecco perché le agenzie di rating ci stanno declassando. E questo cosa significa? Significa che dicono ai mercati dei capitali che noi siamo debitori a rischio di bancarotta, per cui di conseguenza quei mercati che ci prestano i soldi ci chiederanno tassi d’interesse altissimi, o addirittura ci porranno come condizione il cosiddetto risanamento dei conti. Risanamento dei conti = la corsa degli Stati a tagliare tutto ciò che è assistenza pubblica, settore pubblico e previdenza sociale, con conseguenze catastrofiche per tutti noi, ma… anche e soprattutto col vantaggio per i medesimi capitalisti di poter poi comprare a prezzi stracciati ogni sorta di impresa pubblica, servizio pubblico, bene pubblico. Avete compreso bene: la privatizzazione selvaggia.

 

L’attuale crisi dell’euro è tutta qui, sta in ciò che avete appena letto, con alcuni addentellati che vale la pena conoscere per capire il cinismo di coloro che hanno manovrato per farci arrivare a codesto sfacelo, fonte di lucro immenso per i grandi capitali e di cui parlerò diffusamente nel capitolo IL PIU’ GRANDE CRIMINE. Prendiamo la povera Grecia. Cosa ci hanno raccontato di essa? Che è un Paese spendaccione, dove la mano statale dei clientelismi e delle prebende pubbliche è fuori controllo, e che ha talmente esagerato nella previdenza da trovarsi in bancarotta. I quotidiani e telegiornali hanno martellato questo mantra incessantemente, siamo tutti convinti che quell’esempio sia vergognoso, e gli Stati più sciuponi come Italia, Portogallo, Irlanda e Spagna (assieme a Grecia soprannominati PIIGS, e in inglese PIG è maiale…) sudano oggi ghiaccio per il timore di finire come Atene. Ma Atene era veramente questa pecora nera? No, per nulla. Uno studio degli economisti americani Dimitri B. Papadimitriou, L. Randall Wray e Yeva Nersisyan, pubblicato dal Levy Economics Institute of Bard College, ha dimostrato che: il debito greco è dovuto in maggioranza alla recessione economica

mondiale, cioè calo PIL, calo tasse, e aumento conseguente di aiuti statali ai lavoratori in difficoltà di cui la Grecia non ha colpa– non è vero che il reddito pro capite greco è alto, ed è invece uno dei più bassi d’Europa – lo Stato Sociale greco spende pro capite in media 3.530 euro contro i 6.251 della media europea – i costi amministrativi greci sono inferiori a quelli tedeschi o francesi – la spesa dello Stato fino al 2005 era sotto la media OECD – la spesa pensionistica era in linea con quella tedesca e francese, nonostante si favoleggi di pensioni baby elargite come caramelle. Dunque? La realtà è che in Europa esiste una potenza economica, la Germania, che ha tutto l’interesse a scardinare gli altri Stati per crearvi poi sacche di povertà e di conseguenza manodopera a basso costo (i dettagli in IL PIU’ GRANDE CRIMINE). Ecco perché Berlino strilla contro la Grecia ‘spendacciona’ soffiando sul fuoco del suo debito/deficit. Ma in ciò la Germania è anche disgustosamente ipocrita, perché il motivo per cui essa oggi gode di un’eccedenza di conti correnti (è in attivo) sta proprio nel fatto che vi sono Paesi in Europa che le comprano le merci a tutto spiano spendendo troppo, fra cui la Grecia.

 

Questi sono solo alcuni accenni al disastro (creato di proposito) dell’invenzione dell’euro e conseguente riduzione in sostanziale schiavitù da debito e da mercati di capitali di 17 nazioni europee. Lo studio di Dimitri B. Papadimitriou, L. Randall Wray e Yeva Nersisyan si chiude come queste parole: “Nonostante gli sforzi disperati del governatore della BCE Jean-­Claude Trichet per mantenere lo show a luci accese, la disintegrazione dell’euro è solo una questione di tempo. Non dobbiamo consolarci per nulla con il salvataggio della Grecia, poiché la tragedia generata dalla crisi attuale è solo all’inizio, e segnerà la morte non solo di una moneta, ma di una visione unitaria dell’Europa”.

 

In chiusura di questa parte, una precisazione che serve a chiarire un malinteso comune. Si è detto che uno Stato a moneta sovrana non ha limiti di spesa e non sarà mai strangolato dei mercati dei capitali privati. Alcuni a questo punto obiettano che “anche l’Argentina e la Russia avevano moneta sovrana, eppure sono fallite entrambe. Perché?”, e pensano così di aver smontato il costrutto enunciato finora. No, non smontano nulla e la spiegazione sta in un passaggio già scritto in precedenza che ricopio: “Vanno considerati come privi di sovranità monetaria anche quegli Stati che hanno agganciato la propria moneta a un’altra a un tasso di cambio fisso (es. una loro moneta viene sempre cambiata per un

dollaro USA). Perché? Semplice: quei governi potranno emettere la propria moneta solo nella misura in cui hanno nelle proprie riserve altrettanti dollari. Se ne emettono di più, sono soggetti ad attacchi speculativi che li possono costringere ad abbandonare quel tasso di cambio fisso, e così falliscono (default). Questo ovviamente limita tantissimo la capacità di quei governi di spendere liberamente, come invece possono fare (anche a deficit) i Paesi a moneta sovrana. L’Argentina e la Russia delle drammatiche

crisi finanziarie passate erano due casi tipici”.