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Sant'Agostino afferma che per parlare con il diavolo occorre usare la lingua del diavolo,

che nel suo caso era il latino. In questo caso invece è il francese.

Scopo di questo mio primo intervento è infatti delineare la reale situazione dell'Europa,

al di là del depistaggio di regime; e poiché l'Unione Europea è sostanzialmente un parto

francese, ed è un vero e proprio mostro o demonio, il diavolo è francese ed io mi

esprimerò nella sua lingua.

Inizierò dallo scandalo della pseudo-crisi europea: pseudo, non crisi autentica, in

quanto, come dirò, essa è stata pianificata e decisa a tavolino. Altre economie mondiali

emergono prepotenti, mentre l'Europa si inabissa: tutto questo mentre la Commissione

Europea si rallegra dell'elezione di François Hollande, un Mitterrand in tono minore,

meno intelligente, ma non meno pericoloso: basti dire che è discepolo di Jacques Attali,

uno dei "padri fondatori" dell'Unione Europea [lo stesso che affermò: "Ma cosa credeva la

plebaglia europea, che l'euro fosse stato fatto per la sua felicità?"1].

Esaminiamo i dati della crisi [di cui in separata sede il professore ha fornito le fonti su

richiesta del pubblico, N.d.R.].

Il primo dato riguarda un confronto tra la situazione della Francia e della Germania,

che passano per essere i paesi più ricchi dell'Unione Europea, rispetto a quella degli

USA.

Per quanto concerne la Francia, realtà che conosco meglio di qualunque altra, posso

affermare che i dati ufficiali sono ancor più menzogneri di quelli cinesi. La vera

percentuale dei disoccupati assomma infatti al 50-60%, una situazione peggiore di quella

del 1938, mentre sono 6-7.000.000 i lavoratori che vivono con un salario inferiore a 500

euro mensili.

Quello che risulta più sorprendente è il fatto che anche la Germania presenti dati

analoghi: sono infatti 5.000.000 i tedeschi che vivono con meno di 350 euro mensili,

mentre l'inflazione reale e quindi la svalutazione è del 7-8% annuo.

Per quanto riguarda il PIL, il tasso di crescita è negativo da almeno 3-4 anni.

1 Un'altra conferma della natura totalitaria di questo schema è stata data dallo stesso Attali il 24

gennaio 2011 ad un incontro organizzato dalla leader del Partito Socialista Francese Ségolène

Royale, collaboratrice di Hollande. Nel suo discorso, Attali ha esordito affermando che la crisi

attuale dell'Euro non solo era prevedibile, ma era stata prevista e perfino pianificata, per arrivare

ad una "forte federazione europea sul bilancio". Ha ammesso: "Tutti coloro che, come me, hanno

avuto il privilegio di tenere la penna per scrivere la prima versione del trattato di Maastricht,

hanno fatto in modo che un'uscita non fosse possibile. Siamo stati ben attenti a evitare di scrivere

un articolo che consentisse ad uno stato membro di andarsene. Questo non è molto democratico,

ma è una garanzia per rendere le cose più difficili, in modo che fossimo costretti ad andare

avanti". Fu sempre Jacques Attali, nelle sue memorie ed in altri scritti, a confermare il ruolo

abietto svolto da François Mitterrand nel costringere la Germania ad accettare la valuta unica

come precondizione affinché venisse accettata la riunificazione nel 1989.

Attali è lo stesso che ha affermato: “Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di

quanto non produca e costa caro alla società […]. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali

delle nostre società future […]. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è perciò un valore assoluto

in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché

essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa” (leggibile in Michel Salomon,

"L'avenir de la vie", ed. Seghers - ISBN: 2-221-50237-X) [N.d.R.].

 

Per dare l'idea della gravità di questi dati, si tenga conto che negli USA la disoccupazione

è di circa il 15%, una percentuale considerata già elevata, e che il tasso di crescita è

attualmente positivo grazie all'amministrazione Obama: la crescita è del 3-4% annuo; e

poiché l'inflazione è al massimo del 3-4%, il tasso di crescita è sufficiente a compensarla.

Se la situazione della Francia e della Germania è grave, assolutamente tragica è quella di

Spagna, Grecia, Portogallo, che letteralmente non esistono più. Questo è quanto dire

che oggi l'Europa stessa non esiste più: si sta disintegrando.

Tutto questo mentre i dirigenti europei nazionali e sovranazionali si interessano solo dei

bilanci delle grandi banche e dei loro profitti, che hanno raggiunto livelli inauditi.

Il dato di cui nessuno tiene conto è il fatto che tutti gli Stati, prima dell'introduzione

dell'euro, erano costantemente e pacificamente in deficit: tra il 1815 e il 1914, ad

esempio, il debito pubblico non fece che crescere, ma nessuno se ne preoccupava: ad

esempio il grande banchiere John Pierpont Morgan (1837-1913) ebbe a dire che il debito

pubblico è oro, perché genera reddito.

Perché quindi oggi il debito pubblico è demonizzato e agitato come uno

spauracchio da tutti i governi europei?

Si consideri che fra gli assets delle grandi banche francesi e tedesche il debito pubblico

rappresenta solo il 5%. Nel 1915 i 3/5 degli attivi delle banche francesi e tedesche erano

costituiti dal debito pubblico: ciò significò in Francia e in Germania la nascita dello Stato

sociale e la costruzione di grandi opere pubbliche (ferrovie, strade eccetera), lo sviluppo

dell'istruzione pubblica, in sintesi la socializzazione della società. Il Canale di Suez e

quello di Panama furono creati col debito pubblico. Lo stesso Karl Marx definì il debito

pubblico un fatto positivo.

I primi sintomi di un mutato atteggiamento nei confronti del debito pubblico si ebbero

con l'economista Léon Walras (1834–1910), noto antisemita, il quale già affermava che

l'aumento del debito pubblico poteva mettere in serio pericolo l'ordine sociale. Egli era un

fautore del totalitarismo e un accanito avversario della democrazia: soleva affermare che

doveva essere fatto di tutto per impedire che gli Stati fossero al servizio del popolo. Non

sarà un caso, evidentemente, che Walras fosse anche consigliere del Crédit Suisse.

Significativo anche il fatto che, per analoghi motivi, Jacques Attali abbia qualificato gli

Usa come uno Stato marxista (!), opinione in qualche modo suffragata da Marx stesso,

che in una lettera a Lincoln scrisse: "ripongo ogni mia speranza negli USA".

A questo punto la domanda che dobbiamo porci è duplice:

1) perché il disastro dell'Europa? Cosa ha fatto sì che quasi metà degli europei viva

ormai di pura sussistenza? Com'è possibile che ci sia un'enorme quantità di giovani

diplomati o laureati, cioè altamente qualificati, che nessuno nel mondo del lavoro

vuole?

2) l'economia reale è morta: perché dunque mantenere in vita l'euro? A chi si ostina

a ripetere che uscendo dall'euro ci sarà la catastrofe, io rispondo: la catastrofe c'è già.

La situazione dell'Europa è peggiore di quella dell'Argentina e del Brasile.

Ma qual è il vero motivo per cui si è giunti tutto questo?

Il fatto che dalla metà degli anni '70 ad oggi sono state attuate politiche disastrose

di deflazione e austerità. Hollande, il quale non è altro che una creatura di Attali,

apparve sulla scena proprio in quegli anni, all'interno dello staff di Mitterrand. Per inciso

il termine "austerità" non era in precedenza usato in economia: è un termine ingannevole

che fa sembrare positivo e doveroso ciò che non lo è: ha a che fare con la morale

 

cattolica, non con l'economia, ed è desunto anch'esso da Sant'Agostino. In precedenza si

usava il termine corretto, "deflazione".

Il fenomeno che si sta verificando sotto i nostri occhi è completamente diverso da

quelli registrati in passato: negli anni '30 ad esempio vi fu la deflazione programmata di

Pierre Laval, ma essa doveva essere di breve periodo, finalizzata a ricreare la piena

occupazione.

Oggi la situazione è completamente diversa, e lo è per un calcolo ben preciso. Chi

conosce personalmente i protagonisti della nuova Europa sa che tutto questo risponde

ad un piano accuratamente congegnato, del quale del resto essi non fanno mistero: basta

leggere alcune delle loro dichiarazioni. Fondamentale per ricostruire correttamente le

dinamiche storico economiche del Novecento è avere accesso a certa documentazione

riservata, ed a questo provvede il magnifico saggio di Annie Lacroix-Riz intitolato Le

choix de la défaite: les élites françaises dans les années 1930 (Armand Colin, Paris 2006),

purtroppo mai tradotto in italiano. Leggendolo si fanno scoperte sorprendenti: ecco

qualche esempio.

Nel 1982 Attali, all'epoca "consigliere speciale" di Mitterrand, affermò: "il pieno impiego

non sarà mai più un obiettivo di questo governo". Suo scopo dichiarato era quello di

ricreare il capitalismo ed una società "razionale" in cui governasse "chi se lo merita". Si

veda anche il libro di Jacques Attali Les trois mondes (Fayard, 1981) a pagina 143, nel

quale egli afferma, fra l'altro, che Keynes era un personaggio immorale e disprezzabile in

quanto omosessuale. Non sarà un caso, evidentemente, che lo stesso Mitterrand abbia

espulso gli omosessuali dai socialisti.

Sulla stessa linea il neoliberista Jacques Rueff, che in Théorie générale de l'ordre social

del 1945 scrive: "non c'è alcun limite al ribasso dei salari"; "lo scopo della politica è

quello di sottrarre potere alla plebe".

Da questi ed altri analoghi esempi emerge chiaramente che non è un'opinione

complottista, ma una incontestabile realtà, il fatto che alla base della cosiddetta "crisi

economica europea" vi sia una scelta ben precisa, volta sostanzialmente alla riduzione

della domanda interna ed alla distruzione dello Stato sociale, cioè alla spoliazione

della sovranità del popolo ed alla riduzione demografica della popolazione europea, a

vantaggio esclusivo delle élite finanziarie.