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Chi è Warren Mosler, l'uomo che avete di fronte?

Mosler è un autorevolissimo interlocutore di Ben Bernanke, attuale Presidente del

Comitato dei Governatori della Federal Reserve (Fed) negli Stati Uniti.

È l'inventore della MMT (Modern Money Theory), la teoria monetaria alla quale stiamo

facendo riferimento.

Nel 1992 salvò l'Italia facendo capire a Luigi Spaventa, all'epoca coordinatore del

Consiglio degli esperti presso la Direzione generale del Tesoro, poi Ministro del Bilancio e

della Programmazione Economica, che non esisteva il problema del debito pubblico.

Nel 2001 ha salvato l'Argentina dal baratro del default.

Non mi si può accusare di esterofilia se invito personalità di questo calibro, anziché

economisti italiani, a tenere conferenze e seminari in Italia: il fatto è che non ci sono

accademici italiani all'altezza di questo delicatissimo compito. La pura e semplice verità è

che non sanno né capire né men che meno spiegare la questione del "debito pubblico".

Questo incontro si svolgerà sotto forma di una sorta di intervista, in cui io stesso porrò

alcune domande cruciali a Warren Mosler. Nella seconda parte dell'incontro lasceremo

spazio alle domande del pubblico.

Inizio quindi con le mie domande.

 

 

1) Warren, chi sei? Sei uno squalo della finanza speculativa che ha creato disastri

terribili o sei l'inventore di un'economia salva-Stati e salva-vite?

(Mosler si scusa anzitutto del ritardo, attribuendolo al fatto di avere antenati lituani).

Sì, sono uno speculatore finanziario: ho lavorato con Goldman Sachs, Morgan

Stanley, J.P. Morgan, Crédit Suisse e tutti principali gruppi bancari. Proprio per

questo motivo, però, ho potuto imparare dall'interno come funziona il sistema

monetario.

 

 

Sono cresciuto a livello finanziario negli anni '70 e frequentando la Fed ho conosciuto

Ben Bernanke. Resti tra noi: non ne ho alcuna stima professionale. È un accademico,

gentile, onesto, ricco, ma incapace di comprendere il funzionamento della moneta

moderna. Così in generale anche gli altri.

Non ho mai avuto motivo di sospettare un'effettiva malafede da parte di questi

funzionari, tranne forse in un caso: si tratta di un membro del Consiglio, del quale

non farò il nome, che proveniva dalla Morgan Stanley.

Per avere maggiori ragguagli circa la mia esperienza vi consiglio di leggere il mio libro

Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy ("Sette innocenti truffe mortali

di politica economica"), Valance Co. 2010, che è leggibile anche gratis on-line

all'indirizzo http://www.moslereconomics.com/wp-content/powerpoints/7DIF2.doc.

Ciò che ho capito subito è che soltanto sapendo potevo ottenere buoni risultati.

Mi sono quindi reso conto che circa il funzionamento della moneta moderna c'è

una diffusa disinformazione.

Negli Usa, per esempio, sono tutti convinti di non avere più soldi e li chiedono in

prestito alla Cina. Questa è una stupidaggine colossale. Mi meraviglio del fatto che

non si sia ancora acquisito il fatto che le banconote non valgono nulla di per sé,

tant'è vero che vengono triturate appena depositate in banca.

Si noti l'assurdo: il presidente dice "non abbiamo più soldi", li chiede in prestito, e

poi, quando glieli danno, li tritura.

Qualcuno si è domandato dove sono finiti i soldi pagati di recente dall'Irlanda alla

BCE?

Sono subito scomparsi.

È evidente che c'è qualcosa dietro, che si tratta di un meccanismo il cui esatto

funzionamento sfugge praticamente a tutti.

Si sente dire spesso che oggi i soldi non sono altro che carta, ma non è neppure così:

è peggio. Negli Stati Uniti ad esempio succede che la Fed preme un tasto e sullo

schermo del computer appare un numero: i soldi oggi non sono altro che questo,

una realtà virtuale. Eppure si tratta di una realtà per cui gli Stati, la gente, vivono o

muoiono.

Se mi domandate come ho cominciato a preoccuparmi del sociale, la risposta è

semplice: non potevo star lì a guardare interi Stati andare in rovina per un

problema inesistente.

Chiedetevi per esempio: i 500 miliardi di euro del "fondo salva-Stati" della BCE, da

dove sono spuntati? Sono venuti fuori dal nulla.

Il fatto è che non esiste mancanza di soldi in un'economia che non ha più il gold

standard: i soldi li crei quando e come vuoi.

Quando perciò si sente parlare di "austerità" e di "pareggio di bilancio", si ascolta

una menzogna: non esiste questo problema! È una pura invenzione.

Io tutto questo lo so. Ora, se vedi uno che annega e sai nuotare, ti dovrebbe venire

spontaneo salvarlo.

Tutto qui. Questione di coscienza.

2) Parliamo del default della zona euro. La nuova moneta, se ci sarà, sarà

deprezzata rispetto all'euro?

Sì, potrebbe. Tuttavia non è detto.

Tornare alla lira è in verità piuttosto semplice: succede che il governo incomincia

a tassare in lire. Nessuno le ha: si crea dunque bisogno di lire. Il governo incomincia

a pagare in lire, ed ecco che esse acquisiscono subito valore.

È certamente possibile che avvenga un aggiustamento univoco verso il basso, ma è

possibile anche l'opposto, cioè un aggiustamento verso l'alto: dipende solo dalla

domanda. Così è stato ad esempio per l'euro

 

 

Si tenga poi conto che si tratta di un aggiustamento una tantum: niente a che

vedere con l'inflazione.

È la politica pubblica, in seguito, a determinare il valore della valuta.

Due esempi: il Messico nel 1994 e la Russia nel 1998 hanno subìto un tipo di

aggiustamento di questo genere una tantum: poi però tutto si è rimesso a posto.

3) Se si tornerà alla lira ci sarà fuga di capitali?

No. Questo non ha senso in un'economia con valuta Fiat a tasso fluttuante1.

L'idea della fuga di capitali è anch'essa un'idea arcaica e sorpassata, legata al gold

standard, ma è un problema inesistente oggi.

Le banche agiscono da intermediari nei confronti della Banca centrale, ma i soldi

restano nella Banca centrale: cambia soltanto il nome sul conto corrente.

Un esempio: Joe negli Usa compra denaro da José in Messico. Tutto quello che

succede è che sul conto il nome, da Joe, diventa José.

Con un tasso di cambio variabile e moneta Fiat sovrana, non ci sono riserve auree da

perdere: è un anacronismo.

4) Se si ritorna alla lira ci sarà una corsa alle banche per ritirare i soldi dal conto?

No, se se il governo agisce nel modo giusto.

Spiego il meccanismo:

gli euro restano euro, senza che questo crei alcun problema; il governo però

incomincia a pretendere le tasse in lire. A questo punto chi possiede gli euro li vende

per avere le lire, e il processo si avvia spontaneamente e gradualmente.

Importante:

il governo non deve convertire i depositi bancari in lire: questo sì porterebbe ad

un crollo immediato della valuta!

5) Ma con l'aggiustamento una tantum come facciamo a comprare il petrolio in

dollari?

È un falso problema. Non è vero che il petrolio si paga in dollari: è prezzato in

dollari, che è diverso. Si paga con qualsiasi valuta.

Forse ci sarà una variazione del tasso di cambio, questo sì. Ma in generale si può

pagare qualsiasi cosa con qualsiasi valuta.

6) E la parte di debito da pagare in euro?

Questa è una domanda politica, non economica.

Il governo può cambiare idea sul debito pubblico in qualsiasi momento.

 

Se per esempio la Grecia avesse fatto default a marzo, che cosa sarebbe successo?

Qualcuno avrebbe forse arrestato i membri del Parlamento? No, evidentemente.

Domandiamoci piuttosto: quale parte del debito serve per il bene pubblico? Ecco,

questa parte va salvaguardata: tutto qui. È una scelta esclusivamente politica, che

solo un governo può attuare.

7) Ma come può fare concretamente il governo a fare ciò?

Comprando euro con la propria nuova valuta per pagare i debiti in euro.

Questo indubbiamente spingerebbe in basso la lira; ma oggi non è un problema:

fateci caso, oggi tutti vogliono un calo della propria valuta: si veda ad esempio il caso

della Svizzera.

Se la lira è debole, si può vendere per onorare i propri debiti.

8) E le famiglie indebitate in euro?

Questo è un problema diverso.

Il settore privato sperimenterebbe senza dubbio una bancarotta. I debiti vanno

onorati.

Però, dopo la bancarotta, il debito si azzera e si ricomincia daccapo.

Ciò che è fondamentale è ammortizzare l'impatto della crisi promuovendo la

piena occupazione grazie al settore pubblico: solo questo migliora l'economia e

rende prospera la vita.

Ma, si dirà, il problema sono gli anziani, i malati, gli handicappati, gli

"improduttivi".

No, questo non è un problema: l'1% della popolazione è sufficiente per coltivare ciò

che serve per l'alimentazione di tutti; meno del 10% della popolazione produce tutto

quello che serve per il restante 90%. Nulla, proprio nulla vieta che il resto della

popolazione si occupi di anziani, invalidi, malati terminali eccetera.

 

Lo Stato può fare quello che gli pare se ha la moneta sovrana. È solo l'errata

gestione della cosa pubblica che ha generato la crisi e la disoccupazione,

causando una quantità di vittime superiore a quella di tutte le guerre messe

insieme.