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Una difesa contro Equitalia, l’inesistenza delle cartelle esattoriali notificate a mezzo posta.

 

Come i contribuenti ben sanno, Equitalia spesso procede ad inviare a mezzo posta raccomandata le famigerate cartelle di pagamento.

Però è bene sapere anche che questo modo di procedere è, spesso, totalmente errato e la sua adozione e causa di inesistenza dell’atto così inoltrato. Tale situazione si è verificata per la stragrande maggioranza delle cartelle di pagamento notificate negli ultimi anni.

Inoltre l’inesistenza della notifica è un’eccezione formulabile in qualsiasi fase delle procedure di esecuzione e quindi anche oltre i termini brevi previsti dal legislatore per l’impugnazione. Detto in parole povere l’inesistenza della cartella di pagamento è eccepibile in ogni tempo. Ovvero potete ricorrere per tale motivo anche contro cartelle di pagamento risalenti negli anni senza alcun limite.

Vediamo perchè.

Quando il legislatore ha voluto autorizzare determinati enti ad usare direttamente il mezzo postale, lo ha detto a chiare e precise lettere, come emerge dall’esegesi normativa che evidenziano le diverse formulazioni giuridiche dell’art. 26 DPR 602/1973, la norma che rileva in materia.

La stesura originaria della norma così disponeva:

La notificazione della cartella al contribuente è eseguita dai messi notificatori dell’esattoria o dagli ufficiali esattoriali ovvero dagli ufficiali giudiziari e nei comuni che non sono sede di pretura, dai messi comunali e dai messi di conciliazione. Alla notificazione in comuni non compresi nella circoscrizione esattoriale provvede l’esattore territorialmente competente, previa delegazione da parte dell’esattoria che ha in carico il ruolo. La notificazione può essere eseguita anche mediante invio, DA PARTE DELL’ESATTORE, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La notificazione si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal comma successivo.”

A seguito della modifica legislativa dell’art. 12 comma I°, D.lgs. n. 46 del 26 febbraio 1999, spariva dalla norma l’inciso “da parte dell’esattore” riferita alla notificazione mediante invio a mezzo posta.

Il vigente art. 26 del DRP 602/1973 è stato successivamente modificato con D.Lgs. n. 193 del 27 aprile 2001 con conferma della rimozione dell’inciso “da parte dell’esattore“1. La cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda […]”.

Pertanto, come detto, è stato eliminato dal legislatore ogni riferimento e ogni locuzione originariamente stabiliti in merito“all’esattore”, soppressione alla quale non si può non attribuire il preciso senso di una esplicita volontà del legislatore di escludere la facoltà, precedentemente al 1999 riconosciuta, dell’esattore ad eseguire direttamente la notificazione della cartella mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento.

L’avvenuta cancellazione ex lege di tale soggetto come titolare del potere di notifica mediante uso della posta con le citate modalità esecutive non lascia campo ad alcuna discussione sul fatto che la notificazione a norma dell’art. 26 DPR 602/1973 non può essere effettuata dal concessionario se non avvalendosi dell’intermediazione di uno dei soggetti ai quali la stessa norma attribuisce in via tassativa il potere di notifica tout court, cioè in ogni forma normativamente prevista, inclusa quella con il mezzo della posta.

Equitalia non rientra tra tali soggetti autorizzati salvo il rispetto della particolare procedura di abilitazione prevista nella norma. Procedura che in passato non è mai stata utilizzata.

Solo recentemente Equitalia, preoccupata dal diffondersi di sentenze che accolgono l’orientamento esposto ha cominciato ad adeguarsi.

Alla stessa ineludibile conclusione porta, peraltro, anche la piana lettura dell’art. 14 L. n. 890/1982 che dispone testualmente che:“La notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente deve avvenire con l’impiego di plico sigillato e può eseguirsi a mezzo posta direttamente dagli uffici finanziari”.

Ergo Equitalia, quale mera concessionaria della riscossione o agente della riscossione, non è soggetto abilitato alla notifica a mezzo posta, Equitalia non è un ufficio finanziario.

Equitalia è preposta unicamente alla riscossione mentre la norma suindicata è riservata unicamente agli uffici che esercitano la potestà impositiva.

Pertanto, alla luce del predetto rilievo normativo, l’agente della riscossione Equitalia non è legittimata a notificare direttamente mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento la cartella di pagamento.

La notifica compiuta da un soggetto non abilitato non può che essere considerata inesistente.

Come detto la giurisprudenza sul punto è confortante e segue la corretta interpretazione delle norme (Comm. Trib. Veneto Vicenza 37/2012; Comm. Trib. Genova 125/2008; Cass. Civ. 398/2012).

Emblematica e tranciante sul punto è la Commissione Tributaria Regionale della Liguria (organo di secondo grado) che in riforma alla sentenza di primo grado ha anch’essa dichiarato l’inesistenza delle cartelle spedite a mezzo posta. Comm Trib Reg Genova 150-2013

Ulteriore conferma sull’inesistenza delle cartelle di Equitalia notificate con le modalità indicate è giunta anche dalla Commissione Regionale del Lazio, Sezione XXXIX che con recente pronuncia del 5.06.2014 n. 3711 ha ribadito che: “La notifica col mezzo della raccomandata postale della cartella di pagamento effettuata dall’agente della riscossione, senza l’intermediazione di uno dei soggetti all’uopo abilitati dalla legge (ufficiali della riscossione o altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge, o previa eventuale convenzione tra Comune e concessionario, messi comunali od agenti della polizia municipale) configura un’ipotesi di inesistenza della notificazione”.

I contribuenti hanno dunque un’arma in più per contrastare l’illegittimo e temerario modo di agire di Equitalia nella sua qualità di longa manus di uno Stato che ormai non difende più i suoi cittadini ma esclusivamente i grandi capitali,mandando sul lastrico milioni di famiglie.

Avv. Marco Mori – Avv. Laura Muzio

www.studiolegalemarcomori.it

 

 
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Equitalia e pignoramento prima casa, divieto esteso a quelli già in corso

Sulle novità introdotte in favore dei contribuenti dal decreto legge numero 69 del 2013, il cosiddetto decreto “del fare”, è recentemente intervenuta Equitalia che, in una nota del 1° luglio, ma resa nota solo nella serata del 2 luglio 2013, spiega da una parte il divieto di pignoramento sulla prima casa e dall’altra il nuovo piano rateazione Equitalia per pagare i debiti con il Fisco.

Per ciò che riguarda il divieto di pignoramento dell’abitazione principale, lo stop riguarda, secondo Equitalia, anche le pertinenze, sempre che l’immobile abbia destinazione d’uso catastale abitativa.

Riguardo all’abitazione principale, ai fini della previsione di impignorabilità occorre non solo che l’immobile sia l’unico bene, non di lusso del debitore, ma anche, secondo la nota Equitalia, che abbia una destinazione d’uso catastale abitativa. Non conta quindi l’utilizzo abitativo di fatto.

Per i beni indispensabili all’impresa o alla professione, Equitalia conferma che l’espropriazione nei limiti del quinto del loro valore è possibile solo se gli altri beni non sono sufficienti a coprire l’esposizione debitoria.

Ipoteca Equitalia sempre sull’abitazione principale da attuare sempre che il debito a ruolo superi i 20.000 euro.

Ma la novità maggiore riguardante i pignoramenti immobiliari modificati dal decreto del fare e analizzati dallanota Equitalia riguarda la disciplina transitoria, in particolare l’obbligo posto dalla società di riscossione alle società del gruppo di non proseguire le attività di recupero coattivo qualora siano rispettate le attuali condizioni di legge, anche in presenza di pignoramenti già eseguiti.

In sostanza si prevede che i pignoramenti già in atto sono sospesi quando sussistono le condizioni previste dal decreto “del fare”, ossia l’espropriazione immobiliare riguardi l’unica abitazione principale posseduta, ovvero se il debito a ruolo non superi 120.000 euro o ancora se non siano decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione di ipoteca.

La nota Equitalia si sofferma anche sul piano di rateazione delle cartelle esattoriali.

Il decreto del fare ha previsto la possibilità di richiedere dilazione dei debiti fiscali sino a 120 rate. In particolare si prevede la possibilità di chiedere o di prolungare una rateazione in corso sino ad un massimo di 120 rate mensili, al posto delle attuali 72.
Si deve comunque provare di trovarsi in una situazione di difficoltà legata alla particolare congiuntura economica.

La rateazione Equitalia più lunga entrerà in vigore al momento in cui sarà emanato l’apposito decreto attuativo, previsto entro 30 giorni dalla conversione del decreto del fare.

Si attende quindi il provvedimento ad hoc per applicare la novità sulla rateizzazione Equitalia alle dilazioni in corso.

Parte da subito invece la novità sulla decadenza dalla rateazione in caso di mancato pagamento di otto rate complessive, invece che di due consecutive.

 
 

 

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la mia casa all’asta – potrebbe acquistarla un familiare?

 

 

Considerando un quadro familiare in cui io e mia moglie (in separazione dei beni) fossimo separati consensualmente, 

la casa fosse stata assegnata a lei ed i miei figli e la stessa casa fosse messa all’asta da Equitalia, potrei farla

riacquistare da mia moglie, o da un parente acquisito (cognato)?  e da un amico?

 
 

Chiunque può acquistare la casa in sede d’asta. Meno che il debitore, i suoi garanti o un coobbligato. Ma non

perché ciò sia vietato dalla legge.  Per la semplice ragione che, in questo caso, se il debito è

rilevante,   il creditore prenderebbe i soldi e la casa ritornerebbe quasi immediatatamente in procedura di

pignoramento ed espropriazione.