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La quotazione dell’oro, come è  noto, ha raggiunto in questo periodo dei livelli incredibili, in  quanto si sta confermando sempre più come bene rifugio. Questa  tendenza, però, ha dei risvolti fortemente negativi, dal momento che  sta bloccando dei capitali che potrebbero essere investiti per lo  sviluppo”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.     “E’ inconcepibile come nè l’Europa, concertando una manovra  comune, nè soprattutto l’Italia, che ha un debito pubblico così  elevato, si decidano a vendere parte delle riserve auree”  sottolineano.     Per Trefiletti e Lannutti “gli effetti di un’operazione simile  potrebbero portare benefici all’Europa e, specificatamente  all’economia italiana, in 3 direzioni: riduzione del debito pubblico  (quindi maggiori investimenti per lo sviluppo); diminuzione della  propensione agli investimenti in oro, che distolgono importanti  risorse necessarie per il rilancio dell’economia; contributo alla  lotta contro le speculazioni.

 

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Debito Pubblico:

 

‎"Sa quando è sorto il problema del debito? Glielo dico subito: dopo il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia del 1981, effettuato come parte integrante del percorso verso l’Euro(pa), contestualmente all’ingresso nel Sistema Monetario Europeo. Perché? Semplice. Perché l’ingresso nello Sme obbligava l’Italia ad adottare una politica monetaria restrittiva (alti tassi di interesse) per “difendere” il valore del cambio. Il tasso di interesse reale ha superato il tasso di crescita e l’Italia ha cominciato a indebitarsi per pagare gli interessi sul debito...

È ampiamente riconosciuto da chi non adotta un approccio ottusamente ideologico che il percorso “europeo”, intrapreso per questi nobili scopi, ha avuto come “danno collaterale” l’esplosione del debito pubblico, con la quale la spesa primaria c’entra poco, perché mentre il debito raddoppiava, essa restava costante in rapporto al Pil (32% nel 1980, 36% nel 2000), mentre c’entra quella per interessi, che raddoppiava (dal 5% nel 1980 fino a oltre l’11% a metà degli anni ’90, per poi ridiscendere quando il debito, come vedrà dalla Fig. 1, si stabilizza)."
http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/la-spesa-pubblica-al-bar-dello-sport.html