Financial Polis

  Expand All  |  Contact All

 




Le crisi economiche si distinguono in crisi dei mercati reali e crisi dei mercati finanziari.

Nei mercati reali si dice che c'è crisi quando c'è recessione, cioè quando la collettività non è in grado di supportare il ciclo produzione-consumo-produzione.
Si produce meno, perché il prodotto non trova un compratore. Si compra di meno perché, producendo di meno, si lavora meno e si guadagna meno.
Chi consuma, anche se vorrebbe consumare, non ha soldi. Chi produce, non lavora, perché non guadagnerebbe nulla (= tanto non avrebbe soldi), restando invenduto un prodotto che non può essere acquistato.
Il consumatore non compra perché non ha soldi sufficienti per farlo: e compra meno in particolare se i prezzi aumentano, se c'è inflazione.
Prezzi alti mandano in crisi i mercati reali. Se a fronte di un aumento dei prezzi, i redditi (=la quantità di moneta) che un individuo può destinare al consumo restano quelli di prima, non si riesce a comprare la stessa quantità di beni di prima e la domanda diminuisce.
Non è vero che il consumatore medio non consuma perché ha aspettative "negative" sul futuro. Non compera perché non ha i soldi! Mettere in gioco le aspettative sul futuro in un mondo dove gli individui in media hanno redditi che non bastano per il presente, è una balla mediatica.

Nei mercati finanziari c'è crisi quando,chi investe, perde denaro. Si riduce il capitale di partenza (=anche qui diminuisce la quantità di moneta), si accumulano perdite. Si riduce la massa dei capitali investiti, costituita dalla somma del risparmio di ogni singolo individuo.
Quest'ultimo in caso di stagnazione o recessione e con una inflazione elevata non può nemmeno contare di disinvestire parte del risparmio accumulato perché l'ha perduto: non può più sostenere il suo stato di benessere e deve retrocedere.

Insomma ci sono meno soldi in circolazione (la quantità di moneta è diminuita). Ma dove sono finiti? Nelle mani di chi ha saputo profittare dei meccanismi generali che governano l'economia reale e l'economia finanziaria. Una rilevante fetta della ricchezza accumulata e distribuita tra i tanti individui della collettività va a finire nelle mani di pochi. Parte dei frutti del lavoro accumulato negli anni dagli individui non è più nella disponibilità delle masse.

La crescita prodotta attraverso il meccanismo produzione-consumo-produzione porta ad una economia più grande - di livello superiore - che ha bisogno di una quantità di moneta che rappresenti e sostenga il livello che l'economia ha raggiunto. Se ad una grande economia togli una parte della quantità di moneta che ha inglobato il valore prodotto dal lavoro che le ha consentito di crescere, quella economia non può più reggere, non è sostenibile, deve recedere al livello corrispondente alla minore quantità di moneta in circolazione.
E' come se non si fosse mai cresciuti, come se non si fosse lavorato abbastanza da permettersi e meritarsi di stare a quel livello di economia. E si deve per forza recedere ad un livello inferiore. Bisogna cominciare daccapo. E' come se un missile avesse abbattuto una casa. Bisogna ricostruirla. E' come se quella casa non fosse mai esistita. E gli inquilini restano senza un tetto.



Cause di una crisi

Le ragioni di una crisi possono essere naturali o causate dall'uomo. Quelle naturali sono imputabili ad eventi naturali: epidemie, terremoti, alluvioni, cambiamenti climatici, ecc.
Sono causate dall'uomo a causa di guerre (le bombe ammazzano persone e distruggono case) o a causa della mala gestione attuata dagli individui che sono al governo delle nazioni.
Le peggiori delle crisi causate dall'uomo sono quelle dolose,cioè fatte col fine proprio di ottenere effetti negativi nell'economia. Chiamiamole pure assassinio delle economie nazionali.

In occidente le crisi economiche sono causate dai vertici globali con dolo.

La colossale crisi che colpisce oggigiorno le economie capitalistiche dei paesi occidentali o filo-occidentali (estremo oriente) non fa eccezione.

Tralasciamo la crisi nei mercati reali (inflazione e meno consumo) e concentriamoci su quella più eclatante, al centro di un dibattito internazionale: quella finanziaria.

I risparmiatori perdono soldi in borsa; e i debitori delle banche pagano più interessi sui mutui accordati.
I singoli cittadini vengono depredati su due fronti: dalle speculazioni di borsa che originano dai famosi sub-prime e dall'aumento dei tassi di sconto e interbancari dovuti, rispettivamente, all'inflazione e al calo di fiducia che una banca ha nei confronti delle altre.
Insomma le crisi dei mutui e dei mercati si alimentano a vicenda.

Per meglio capire questa situazione si analizzerà la speculazione da un lato e i mutui dall'altro.


La raccolta speculativa

I giochi speculativi sono gli unici che fanno guadagnare NEI mercati.

Per gioco speculativo intendo l'insieme delle operazioni in titoli e derivati di titoli che hanno come obiettivo quello di guadagnare il più possibile in un'ottica di breve periodo.

I cosiddetti "cassettisti", quelli cioè che comprano titoli e se li tengono stretti -nel cassetto-, fedeli al progetto di investimento iniziale (sia esso azionario o obbligazionario), sono la minoranza. I cassettisti sono coloro che lucrano dai propri investimenti il loro frutto naturale: dividendi e interessi. Ragionano in un'ottica di lungo periodo e scelgono come Gestore del proprio risparmio direttamente chi crea valore tangibile (nuovi prodotti e servizi): le aziende. I cassettisti guadagnano nelle aziende. Gli speculatori lucrano sul "frutto" dei mercati finanziari.

I mercati finanziari, però, non nascono per fini speculativi: non nascono per consentire guadagni prodotti al loro interno. I mercati finanziari non producono valore reale.

In prima istanza nascono per consentire alle imprese di raccogliere il denaro che permetta loro di nascere, svilupparsi, crescere: insomma per cercare soci -che mettano i soldi e che diventino proprietari di una quota dell'impresa - oppure per cercare finanziamenti alternativi ai mutui bancari (mercato primario).

In seconda istanza nascono per consentire a chi ha comperato i titoli delle imprese di riavere i soldi investiti "anzitempo": prima che un'impresa decida di chiudere per libera scelta e restituisca il valore di bilancio delle azioni o prima che una obbligazione giunga a scadenza e venga rimborsata al valore nominale (mercato secondario).

I mercati insomma nascono per commerciare titoli rappresentativi di capitali investiti in organizzazioni di mezzi e di persone che lavorano grazie a quei mezzi o per produrre quei mezzi. Sono queste organizzazioni che producono valore reale.

Qualunque operazione che ha come fine quello di guadagnare in maniera del tutto sganciata dal valore della produzione delle imprese "quotate", è un'operazione che penalizza la controparte della compravendita di titoli.

Quando investire in borsa non significa investire nelle imprese, passiamo dalla finanza aziendale al casinò. Come nei casinò il banco vince sempre, nelle borse le banche vincono sempre.

Ciò che si perde di vista quando si parla di borsa e di mercati finanziari è proprio lo scopo originario degli stessi. Via via negli anni, si è costruito un insieme di agglomerati, aggregati e sovrastrutture che hanno dematerializzato e spersonalizzato la raccolta di capitali da parte delle imprese.

L'intermediazione al collocamento e alla negoziazione degli strumenti finanziari ha prodotto artifici, inefficienze e costi a tutto danno dei risparmiatori.

Già, perché il grosso del danaro che nutre e lubrifica i mercati è costituito dal risparmio accumulato dai singoli lavoratori, coloro cioè che -dal basso- danno valore col lavoro a quella moneta emessa dal nulla dalle banche centrali e, poi, dalle banche attraverso il meccanismo del moltiplicatore.

Solo quella moneta "lavorata", "guadagnata col lavoro", "che ha come sottostante valore reale e vero reddito nazionale" è portatrice di valore all'interno dei mercati.

Ed è quella che è oggetto di operazioni speculative che hanno come obiettivo quello di succhiare la linfa "risparmio".

Il vero denaro prodotto nei bassi fondi, a cicli, va in ultima analisi a riempire i conti correnti delle multinazionali della finanza, private banche d'affari (affari per loro non certo per i risparmiatori) che fanno capo a poche dinastie di banchieri.

I banchieri, insomma, sono pescatori: raccolgono il controvalore finanziario dall'economia reale. In questo caso la raccolta è costituito dal denaro che approda ai mercati finanziari.



La raccolta immobiliare: il mutuo ipotecario

Il secondo metodo di raccolta è la "raccolta dei beni immobiliari" costituita da case e terreni. Si realizza in occasione di insolvenze e sofferenze da mutui e prestiti ipotecari. Un privato cittadino che non riesce più ad onorare l'impegno alla restituzione dei soldi ricevuti per comperare un immobile o un terreno, viene espropriato di un bene reale, sia esso un terreno o una casa. A fronte della concessione di un mezzo di pagamento fittizio, la banca alla fine si trova con un immobile, bene reale per eccellenza (immune per decenni da fenomeni di obsolescenza, senescenza e inadeguatezza direbbe un contabile).

Una duplice raccolta quindi: raccolta del risparmio e concessione di mutui ipotecari. Guarda caso, l'odierna crisi dei mercati nasce dai mutui immobiliari sub-prime statunitensi: il pescatore ha deciso di tirare entrambe le reti contemporaneamente.



Come vengono gettate le reti: le provvigioni e i negozi finanziari

Il sistema per funzionare ha bisogno di una rete che raggiunga i consumatori finali, i singoli individui.
Basta guardarsi attorno per accorgersi dell'incredibile diffusione di negozi finanziari, di negozi per la promozione dei prodotti di investimento (ad es. fondi comuni) e la concessione di mutui.

La vendita al consumatore finale di tali prodotti porta alla piramide che c'è dietro enormi guadagni: le provvigioni riconosciute alle reti di negozi finanziari per il collocamento di tali prodotti.
Tali provvigioni sono variabili: sono proporzionali ai costi e ai rischi che il consumatore finale si accolla al momento della sottoscrizione.

Nell'attività di collocamento di prodotti di investimento, la variabilità della provvigione fa venir meno l'imparzialità nell'attività di consulenza che i promotori offrono ai clienti. I consulenti sono invogliati da lauti guadagni a far sottoscrivere contratti che sottraggono capitale al cliente. Un risparmiatore cioè al momento della sottoscrizione vede già decurtato il capitale investito di commissioni d'ingresso. Successivamente il capitale e i rendimenti saranno soggetti a ulteriori trattenute, molte delle quali indipendenti dai risultati che la gestione del risparmio ha conseguito. Si capisce perché le banche ti invoglino a comperare obbligazioni Parmalat o Lehman Brothers, spacciandole per prodotti altamente sicuri e garantiti: le provvigioni riconosciute per il loro collocamento erano certamente molto elevate.
Peccato che quando i giornalisti chiedono lumi all'ABI o ai rappresentanti delle banche sul perché si spaccino titoli spazzatura, a nessuno viene in mente di chiedere a questi signori quanto ci guadagnavano dalla vendita di obbligazioni Lehman Brothers. Peccato che non si spieghi mai perché le banche sono riluttanti a vendere buoni del tesoro ad un cliente che esplicitamente li chiede. E' una semplice questione di provvigioni.



Per concludere

Allora che fine fa il denaro che perde una persona? Va a finire nelle tasche di poche persone. Chiamiamoli pure i creatori del sistema.

Questi signori sono beneficiari finali degli utili che provengono da:

  1. capital gain derivante dalla compravendita speculativa nelle borse;

  2. utili derivanti dalla commercializzazione di strumenti di investimento: le provvigioni; (abbiamo tralasciato il guadagno dalla commercializzazione dei derivati, ma c'è anche quello)

  3. utili derivanti dai mutui ipotecari: già redditizi di per sé, diventano la gallina dalle uova d'oro con i tassi di interesse in salita e i pignoramenti.

 

L'economia nel suo complesso, che è quella che fa informazione, che oggetto di discussioni e politiche, condiziona l'umore, le aspettative e il comportamento dei singoli individui e gli humour, le aspettative e il comportamento degli operatori di borsa, è controllata dall'alto.
Ciò che accade nei mercati non è il frutto del comportamento di infiniti operatori economici fondato su razionalità, trasparenza dell'informazione e libera concorrenza. I prezzi dei mercati borsistici sono i più pilotati di tutti. Perché gli operatori di mercato non sono tutti uguali, non hanno gli stessi "poteri" e non hanno accesso alle stesse informazioni.
Anche nelle borse c'è una struttura piramidale. Ci sono i pesciolini e via via pesci sempre più grandi, con poteri sempre più ampi e disponibilità monetarie "infinite". Ci sono salumerie al dettaglio e società della grande distribuzione. E il pesce grande mangia quello piccolo.
E poi c'è il multilevel marketing, il mercato delle "provvigioni" derivante dalla commercializzazione di prodotti finanziari più o meno complessi. Provvigioni erogate dall'alto verso il basso per tutta la piramide della vendita di prodotti finanziari. Costituiscono l'elemento di maggiore condizionamento nell'attività di consulenza al cliente finale per la più idonea soluzione per investire i propri risparmi. Assicurazioni sulla vita, fondi comuni, singole obbligazioni sono i prodotti più collocati da quei tipi gentili che incontriamo alla scrivania dell'ufficio consulenza di una filiale bancaria. Ai risparmiatori viene proposto SEMPRE il prodotto che più fa guadagnare chi ce lo propone.