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Come si è visto nella trattazione dedicata alle società, a seconda della species cui appartiene la società stessa, società “di persone” ovvero società “di capitali”, e del tipo specifico di società, la legge prevede diverse regole circa l’estensione del fallimento ai soci e l’esercizio di azioni di responsabilità nei confronti di uno o più organi della società medesima.

La nuova formulazione dell’art. 146 l.fall., in proposito, attribuisce al curatore, previa autorizzazione del giudice delegato e sentito il comitato dei creditori, il compito di esercitare non solo le azioni di responsabilità contro gli amministratori, i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori, ma anche l'azione di responsabilità contro i soci della società a responsabilità limitata, nei casi previsti dall'articolo 2476, comma 7, del codice civile. Norma fondamentale in materia è l’art. 147 l.fall., che tratta del fallimento delle società con soci a responsabilità illimitata. Tale disposizione si applica prevalentemente alle società di persone, come si desume dal suo tenore letterale: “la sentenza che dichiara il fallimento di una società appartenente ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili”.

La dottrina non ha mancato di sottolineare come il D.Lgs. n. 5/2006 abbia inserito l’inciso “pur se non persone fisiche”, al fine di estendere il fallimento anche a società di capitali che abbiano acquistato partecipazioni in una società con soci illimitatamente responsabili, divenendone soci. La novella in questione è da ritenersi strettamente correlata al nuovo testo dell’art. 2361 del codice civile, il quale prevede che le società per azioni possano acquistare la qualità di socio di società con soci a responsabilità illimitata assumendo, quindi, siffatta posizione, pur nel rispetto di specifiche cautele, quali la deliberazione assembleare di autorizzazione agli amministratori e l’evidenza espressa della specificità di siffatta partecipazione nei bilanci. Da ciò deriva, oggi in modo indiscutibile, che la società di capitali può essere dichiarata fallita “in estensione” ex art. 147, comma 1, l.fall..

Il fallimento dei soci non può essere dichiarato decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilità illimitata anche in caso di trasformazione, fusione o scissione, se sono state osservate le formalità per rendere noti ai terzi i fatti indicati. La dichiarazione di fallimento è possibile solo se l'insolvenza della società attenga, in tutto o in parte, a debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilità illimitata. Sotto il profilo procedurale, nei casi previsti dall'articolo 147, il tribunale nomina, sia per il fallimento della società, sia per quello dei soci, un solo giudice delegato e un solo curatore, pur rimanendo distinte le diverse procedure. Possono essere nominati, invece, più comitati dei creditori, ferma restando la distinzione tra il patrimonio della società e quello dei singoli soci. L’art. 148 l.fall, poi, si occupa di regolare i rispettivi diritti dei creditori sociali e dei creditori particolari dei singoli soci, mentre l’art. 149 l.fall. precisa che il fallimento di uno o più soci illimitatamente responsabili non produce il fallimento della società.