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Con il nuovo redditometro 2011 introdotto con il Decreto Anticrisi (cfr DL 78 del 2010) al fine di combattere la lotta all’evasione partendo dal principio che quanto hai speso nel corso dell’anno è quanto dovresti aver dichiarato nel modello di dichiarazione 730 o unico introducendo poi dei correttivi.

Il punto fondamentale risiede nella modifica dell’articolo 38 del DPR 600 del 1973 ossia il testo unico dell’accertamento e che di fatto attribuisce al contribuente l’onere di provare che le spese che sono state sostenute sono riconducibli a redditi tassati o esenti e non a somme non dichiarate o in nero. Mi immagino che per un libero professionista o una persona fisica questo possa essere difficile da comprendere in quanto già quando inizio a parlare di redditi tassati o esenti mi immagino che possa storcere il naso. Cerchiamo di parlarne in modo più semplice per capire anche come difendersi rispetto all’invito al conraddittorio da parte del fisco.

Processo di accertamento da redditometro in sintesi
Detto in poche parole laddove i vostri consumi ricostruiti sulla base delgi indici definiti dall’agenzia delel entrate generino un reddito superiore al 20% rispetto a quello che avete indicato voi nella dichiarazione dei redditi, l’agenzia delle Entrate vi invierà una comunicazione nella quale dettaglierà le voci che generano un reddito stimato non compatibile con le risultanze della vostra dichiarazione dei redditi 730 o Modello Unico. A questo l’agenzia delel entrate dovrà fare seguito un invito a comparire presso gli uffici per fornire spiegazioni. Successivamente qualora crediate che l’Agenzia delle Entrate abbia ragione avrete tempo fino al 31 settembre del secondo anno successivo a quello oggetto di accertamento per presentare una dichiarazione integrativa indicando la maggiore imposta e pagando delle sanzioni ridotte al 12,50% rispetto alla maggiore imposta a titolo di sanzione, ben più bassa della sanzione del 30% che potrebbe derivare dalla cartella di pagamento.

Consiglio pertanto che laddove dopo questo articolo non vi vengono spunti per difendervi dal redditometro e dalla richiesta di esibizione della documentazione e di informazioni da parte dell’Agenzia delel Entrate di procedere al più presto alla predisposizione di una dichiarazione integrativa con il versamento contestuale delle maggiori  imposte e sanzioni ridotte.

Tuttavia una volta che siete stati invitati dall’Agenzia delle Entrate è sempre meglio produrre della documentazione che può servire a difendervi da una ricostruzione penalizzante per voi. In che modo.

Prima regola d’oro è mantenere copia della documentazione di acquisto dei beni o servizi che formano il monte delle vostre detrazioni/deduzioni o per l’acquisto si auto o simili, in quanto potrebbero addirittura disconoscervi le agevolazioni. Al fine anche di scongiurare una eventuale maggiore ricostruzione del fisco rispetto alla spesa effettivamente sostenuta nel periodo di imposta. Ricordate che nell’accertamento del contribuent epersona fisica governa un criterio di cassa pertanto dovrete considerare solo le spese effettivametne rimaste a carico del contribuente (mi viene in mente un acquisto a rate)

 

Quella più immediata di difesa è la presenza di liquidità sul conto corrente bancario all’inizio dell’anno di imposta oggetto di accertamento e di cui se ne abbia la piena e tale da giustificare  le spese sotto controllo del fisco. All’agenzia delle entrate, come ho visto fare per tale motivo accerta direttamente due anni  di imposta in modo tale che va a controllare anche l’anno precedente come si è formata la liquidità sul conto corrente se attraverso ricavi non dichiarati o tassati. Questa non è una previsione assurda in quanto viene prevista dallo stesso articolo 38 del DPR n. 600 del 1973.

Altra motivazione come abbiamo visto è che le somme che le spese che sono state effettuate per l’acquisto di una macchina o di na casa o altro sono frutto di redditi che hanno già subito una tassazione a monte come nel caso di redditi di capitale derivante per esempio dal possesso di titoli di stato, fondi comuni di investimento, e altri che sono soggetti alla ritenuta d’acconto al momento della loro percezione o maturazione e che come tali “entrano” sul conto in banca senza poi essere tassati in unico, de facto aumentando la capacità reddituale del conribuente. In questi gironi per esempio si parla di deposito di titoli ed imposta di bollo, anche quelli sono un esempio del genere.