Financial Polis

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La previsione è di Bernanke, governatore della Federal Reserve. Le nazioni asiatiche, Cina e India su tutte, non appaiono più disposte a caricarsi quote di titoli del tesoro americano, che quest’anno dovrà rifinanziare debiti in scadenza per circa 2mila miliardi di dollari. E Pechino compra oro.

 Occorre mettersi  in guardia contro i rischi derivanti dalla enorme dimensione assunta dalla finanza speculativa . Nel 2008 dicevamo che per salvare le banche si era messo a rischio il debito pubblico americano .

Allora sembrava quasi un’esagerazione; oggi ne parla il parlamento Usa (il Congresso) non altri che Ben Shlomo Bernanke, il governatore della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Egli ha affermato che tra non molto la sostenibilità del debito pubblico americano potrebbe essere messa in discussione. Il gergo è quello un po’ oscuro da iniziati della finanza. Che cosa significhi lo chiarisce però il sottotitolo dell’articolo del “The Washington Times“ che riporta le affermazioni di Bernanke : “In America la scena è pronta per una tragedia greca”. Anche gli USA, cioè, potrebbero presto (“ora, non tra dieci anni”) dover affrontare una crisi d’insolvenza sui titoli del debito pubblico tragica come quella che attualmente vede coinvolta la Grecia.  

Se già nel 2008 era chiaro che la dimensione del debito pubblico era insostenibile, ora ne viene fornita anche la tempistica, a breve, vale a dire che entro quest’anno sarà palese lo stato d’insolvenza della finanza pubblica d’oltreoceano. Il perché lo aveva chiarito a fine novembre dello scorso anno un articolo dal titolo eloquente: “La bancarotta degli Stati Uniti è ora certa”
 
 
L’abisso del debito
 
Nel corso del 2010 il Tesoro americano dovrà rifinanziare debiti in scadenza nell’anno per circa 2mila miliardi di dollari (mld $). A tale cifra occorre, però, aggiungere il deficit di bilancio per l’anno in corso, 1500 mld $ [in realtà ad oggi, a due mesi da quando fu pubblicato l’articolo, si prevede che il deficit sia di 1600 mld $ per un totale che arriva perciò a 3500 mld $ [3'600 mld $ secondo noi].
 
Nel 1999, in un articolo accademico rimasto a lungo segreto, due noti economisti, Alan Greenspan e Pablo Guidotti, avevano espresso la formula con cui pronosticare con precisione il momento ed il livello in cui diviene manifesta l’insolvenza sul debito pubblico di un Paese. La formula, detta regola di Greenspan-Guidotti, prevede che un Paese deve detenere riserve convertibili almeno pari al 100 % delle scadenze di debito che maturano a breve. Gli Usa hanno 8133,5 tonnellate di oro che secondo l’autore valevano - due mesi fa - circa 300 mld $. Il petrolio detenuto dalla Riserva strategica Usa è di 725 mila barili che secondo l’autore valevano  - e valgono - 58 mld $. Inoltre secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi) gli Usa hanno 136 mld $ di riserve valutarie. Il totale è circa 500 mld $ (455,5 mld $ secondo AsiaNews). Se il debito pubblico è per il 44 % di proprietà straniera, su 2mila mld $ di debito in scadenza, circa 880 mld $ di debito è detenuto da stranieri. I risparmi americani annualmente ammontano a circa 600 mld $. Se il totale del debito da collocare (debito da rifinanziare più nuovo debito) nell’anno è di 3500 mld $ [3600 mld $ secondo noi] e pur ipotizzando che tutto il risparmio USA scelga i BOT (“Treasuries”), rimangono da collocare nell’anno circa 3 mila mld $. Da dove proverrà tale ammontare ?
 
L’oro della Cina
 
Certo non da Cina, India o altri Paesi asiatici. La Cina, per quanto le è stato possibile, nel 2009 ha ridotto, non incrementato l’ammontare di BOT americani in percentuale rispetto alle proprie riserve. Di recente l’Fmi ha posto in vendita 191,3 tonnellate d’oro e, secondo molte voci, la Cina era interessata ad acquistare tale quantitativo. La banca centrale cinese ha circa 2400 mld $ di riserve valutarie di cui il 70 % in dollari. Inoltre ad aprile 2009 la Cina aveva 1054 tonnellate di oro, pari a 1,2 % del Pil cinese. È molto meno della media mondiale, circa il 10 % delle riserve valutarie sono in oro. Secondo il “China Daily” , quotidiano semi-ufficiale del Partito comunista, è improbabile che la Cina confermi l’acquisto perché ciò comporterebbe un forte sconvolgimento del mercato. Secondo commentatori cinesi l’obiettivo di lungo termine della Cina è di arrivare a detenere circa 1800 tonnellate d’oro. Secondo fonti di AsiaNews l’obiettivo cinese sarebbe in realtà di arrivare a 4mila tonnellate. Anche per altri Paesi asiatici vale un discorso simile. L’India, Mauritius e Sri Lanka hanno ad esempio acquistato 212 tonnellate d’oro messe in vendita dall’Fmi. Per quanto riguarda poi il Giappone, è noto che non può permettersi di confrontarsi apertamente con gli Usa. Quale siano però le reali convinzioni dei responsabili dell’alta finanza nipponica lo possiamo dedurre dal misterioso episodio, mai chiarito, dei titoli del Tesoro americano, per 134,5 mld $ di valore facciale, sequestrati a due funzionari della banca centrale giapponese la scorsa estate a Chiasso.
 
Dal 1945 il dollaro è stato la maggiore valuta convertibile di riserva, per cui la Fed può teoricamente sempre emettere, quasi a piacimento, titoli di debito che hanno valore di circolante monetario internazionale, cioè moneta spendibile dappertutto nel mondo. Esiste però un limite ed è dato dalla regola di Greenspan-Guidotti. Quando l’insolvenza americana sarà manifesta, sia chiaro a tutti che non sarà dovuta ad un inconsapevole errore. Il Greenspan della suddetta formula è lo stesso Alan Greenspan che è stato governatore della Fed per 18 anni ed ha permesso l’espandersi della finanza speculativa, o meglio “strutturata” (vale a dire su ipotesi, non opportunamente verificate, e sui relativi algoritmi matematici). È lo stesso Greenspan che ha scritto nel 1977 la propria profetica tesi di dottorato (fatta sparire nel 1987 quando divenne governatore della Fed) su come si formano e scoppiano le bolle speculative nel settore immobiliare. Non solo Greenspan, ma tutta l’alta finanza americana era consapevole. In altri epoche per una simile circostanza si potrebbe gridare al “tradimento”. Ma oggi il senso di responsabilità personale e collettiva sembra molto più sfumato ed evanescente di un tempo. Ma forse esiste un livello di responsabilità ultima più oscura e profonda che va oltre le colpe dei singoli .