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Il quinto compleanno sarà quello più travagliato. Equitalia arriverà al prossimo 1° ottobre sotto un vero e proprio fuoco di fila. Le accuse di categorie produttive e professionisti sono due: vessazione e un potere eccessivo rispetto alle difese a disposizione dei contribuenti. Due punti che hanno trovato anche una declinazione di piazza: prima con la protesta dei pastori sardi, poi con manifestazioni diffuse in altre zone d'Italia. E ora? Anche Umberto Bossi ha detto a Pontida che così non si può andare avanti perché le imprese (soprattutto quelle agricole) rischiano di chiudere sotto il peso di pignoramenti, ipotechi e ganasce. Allora ecco la soluzione: martedì arriva in Aula alla Camera il pacchetto di emendamenti al decreto Sviluppo con cui si cerca di ridurre la morsa dell'agente della riscossione sui debitori del fisco.

La missione
Eppure la mission impossible con cui Equitalia è stata creata era chiarissima: «Vai e riscuoti!». Portare a casa l'evasione fiscale che l'agenzia delle Entrate accertava ma che non riusciva a incassare. Ci ha pensato una legge del 2005 (la maggioranza era quella attuale più An e l'Udc) a cambiare tutto per ridurre le inefficienze e le proteste sulle cartelle pazze: si torna alla gestione pubblica. Il 1° ottobre 2006 (al governo c'era invece l'Unione con Vincenzo Visco viceministro dell'Economia) nasce così Riscossione spa, superando il sistema parcellizzato con 40 soggetti tra privati, istituti bancari e società ad hoc. Il nome dura poco, i risultati invece si iniziano a vedere subito. A marzo 2007 il nuovo soggetto diventa Equitalia (51% agenzia delle Entrate e 49% Inps), forse anche per cercare di attenuare l'immagine di "uomo nero" che arriva con le buone o le cattive le somme non versate. La capacità di fare quello che era stata chiamata fare è testimoniata dai numeri: dai 5 miliardi nel 2006 (l'anno prima se ne raccoglievano 3,7) si è arrivati a 8,9 miliardi l'anno scorso. Un aumento di oltre il 60% che ha portato a percentuali altissime - se confrontate con il passato - delle cifre recuperate rispetto a quelle da riportare a casa: un euro su cinque per le contestazioni del fisco "datate" i primi anni 2000.


I costi (non solo economici)
Ma a che prezzo? In molti hanno sottolineato come le armi già c'erano e che Equitalia non ha fatto altro che utilizzarle. Eppure sono arrivate tanti aiuti dalle leggi approvate negli ultimi anni. Soprattutto sul fronte delle misure cautelari: pignoramenti, ipoteche, fermi. In pratica: «Caro contribuente, se non provvedi a pagare ti blocco tutto (o quasi)». Tra questi, come sottolinea anche la Corte dei conti nell'ultimo rapporto di coordinamento sulla finanza pubblica, anche «l'applicazione della procedura di sospensione dei pagamenti di ammontare superiore a 10mila euro da parte della Pa e delle società a prevalente partecipazione pubblica nei confronti dei soggetti morosi, nel pagamento di somme iscritte a ruolo». Tradotto in soldoni, in uno scenario in cui autonomi e imprese fanno fatica perché non arrivano i pagamenti per le prestazioni fornite alla pubblica amministrazione, si mette un macigno sulla possibilità di ottenere quei soldi e si innesca un circolo vizioso: niente pagamenti, niente soldi per andare avanti e debito con il fisco che rischia di andare in fumo.

Quanto pesa la crisi
È proprio l'effetto crisi a incrinare nell'opinione pubblica la macchina di Equitalia. Certo non vanno dimenticate le rateazioni, la mano tesa del concessionario a pagare in più tranche le somme dovute: dal 2008 ne sono state concesse oltre un milione. Eppure le proteste dimostrano che non basta. A pesare sono proprio le «stringenti misure cautelari da parte della società di riscossione - come rilevano ancora i giudici contabili - ossia ipoteca, pinoramento, blocco pagamenti Pa, fermo amministrativo». Ma oltre a questo su cui il Parlamento potrebbe introdurre qualche correttivo in corsa c'è un altro problema che diventerà realtà tra pochissimi giorni. Il malcontento, e lo scrive ancora la Corte dei conti, «rischia di estendersi ulteriormente ed accentuarsi nella prospettiva dell'entrata in vigore, il 1° luglio prossimo, della norma sulla concentrazione della riscossione nell'accertamento».
Almeno sotto la forma, il monito arrivato a Governo e Parlamento da Pontida riecheggia molto quello della piazza delle donne qualche mese fa: «Se non ora, quando?».