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I redditi più alti d'Italia si trovano a Milano e dintorni, e fin qui tutto bene. Sarà che il traffico è già ingolfato, ma la passione per le macchine sembra abitare altrove, visto che a Catania e Ragusa ne girano il 15-20% in più e si incontra un tasso di targhe per abitante che fa impallidire la stessa Torino, culla dell'auto (sarà che la Fiat è più forte nelle utilitarie, ma nel capoluogo piemontese la frequenza delle grosse cilindrate è il 20% in meno che a Crotone). Se si parla di case di lusso, invece, l'invidia dei milanesi deve indirizzarsi a Napoli, dove ville e castelli hanno un peso quasi doppio sul totale delle case rispetto alla metropoli lombarda. Domanda: come fa un reddito beneventano o casertano a sostenere un tenore di vita da Centro-Nord?

L'incrocio fra reddito e consumi nei territori italiani regala molti di questi interrogativi. A sollevarli è la nuova indagine sul tenore di vita e le sue "ricadute" fiscali nelle province italiane realizzata da Centro studi Sintesi e Unioncamere del Veneto, che fotografa la situazione aggiornata al 2009. Il report, anticipazione di uno studio più ampio che verrà presentato a fine giugno (e sarà reso disponibile sul sito www.osservatoriofederalismo.eu) prende in esame in termini pro capite sette indicatori chiave, dai consumi di energia e carburante al parco auto fino ai depositi bancari, e ne misura la coerenza con il reddito disponibile. Il risultato può essere considerato un indice di «rischio evasione», basso dove il numero indice è positivo (perché il reddito disponibile è superiore ai consumi), e alto man mano che l'indice diventa negativo (consumi superiori ai redditi): nel primo caso il punteggio è superiore a 100 (media nazionale), nel secondo è inferiore.

Così concepita, la fotografia spacca l'Italia in due. Nella parte alta della graduatoria, con redditi che "giustificano" più o meno ampiamente i consumi, ci sono le Regioni del Nord, guidate da Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Piemonte, insieme al Lazio; ai piani bassi c'è il Mezzogiorno, con l'incoerenza fra redditi e consumi che si fa particolarmente marcata in Campania, Sicilia, Sardegna e Calabria. Un focus sull'Iva, che mette a confronto i consumi con il gettito della "loro" imposta, conferma in pieno quest'immagine (si veda l'articolo in basso). A livello provinciale, Trieste, Bologna e Bolzano mostrano l'indice più virtuoso, Ragusa, Catania e Crotone chiudono la graduatoria.

Calma. L'indicatore ha un valore statistico, e non pretende per esempio di sostenere che emiliani e friulani siano immuni dal virus dell'evasione, e che il «nero» si concentri solo sotto la linea della palma. I dati prodotti da questa sorta di redditometro applicato ai territori, però, sono indicativi, e mostrano che la lotta per riportare nel bilancio dello Stato ciò che gli sfugge (e magari per costruire una riforma fiscale che non sia fatta di sole semplificazioni) va oltre il classico "accertamento" di Entrate o Finanza.

Una quota rilevante dell'evasione meridionale è ovviamente legata alle attività criminali, «sommerse» per definizione, ma un ruolo importante è giocato anche dal lavoro sommerso, che oltre alle imposte sottrae anche i contributi. Su questo filone Inps ed Entrate stanno pedalando, e nel 2010 l'Istituto di previdenza ha messo a bilancio crediti recuperati per 6,4 miliardi, con un aumento dell'11% sul 2009, e il Dl sviluppo prova ora a dare un'accelerata ulteriore alle procedure. Un'arma in più arriva ora dagli incroci telematici fra anagrafe tributaria e flussi dei versamenti Inps, che possono mettere nel mirino sia il lavoro nero sia quello «grigio» (redditi regolari ma contributi evasi).

Rimane il fatto, almeno per ora, che il passare del tempo non sembra chiudere la forbice Nord-Sud, perché il confronto con il 2006 (si veda il grafico) vede migliorare le performance delle Regioni che già avevano un indice positivo, e peggiorare le altre: nel 2010 gli «ottimi risultati» nella lotta all'evasione richiamati più volte dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti si sono visti soprattutto al Nord: l'imposta accertata nel 2010 è cresciuta del 71,6% in Provincia di Trento e del 48,6% in Lombardia, mentre per esempio in Campania ci si è attestati sui livelli dell'anno scorso (-0,02%) e in Sicilia c'è stata addirittura una flessione (-6,3%).