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È stata una delle principali risposte italiane alla crisi, ora però deve fare i conti con risorse insufficienti a sostenere le domande delle Pmi. Il Fondo centrale di garanzia procede con un costante aumento delle richieste da parte delle imprese in cerca di prestiti ma la corsa rischia di fermarsi visto che, almeno per ora, dell'atteso rifinanziamento non c'è traccia nelle schede di preparazione del decreto sviluppo in arrivo all'inizio di maggio.

Il bilancio
Il Fondo sostiene lo sviluppo delle Pmi concedendo una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle banche. Secondo i dati del Comitato di gestione attivo presso il ministero dello Sviluppo economico, le operazioni sono raddoppiate sia tra il 2008 e il 2009 (da 13.947 a 24.600 domande accolte) sia tra il 2009 e il 2010 (a quota 50mila). Nel 2011, per quanto riguarda il primo trimestre, con oltre 14mila domande accolte l'aumento è stato del 40% rispetto al primo periodo del 2010. In questo arco di tempo sono stati attivati grazie al Fondo finanziamenti per 2,3 miliardi, con un importo garantito pari a 1,3 miliardi. Il finanziamento medio attivato è di 158.400 euro che si riduce a 66.800 per le imprese artigiane.

Anche nell'inizio di anno la tipologia di operazione più diffusa, 69,5% del totale, risulta la controgaranzia (concessa su operazioni di garanzia concesse da Confidi e altri fondi di garanzia). La garanzia diretta, che il Fondo concede direttamente alle banche e agli intermediari finanziari, riguarda il 30,5% delle operazioni mentre solo in pochi casi si usa lo strumento misto della cogaranzia. La netta maggioranza delle imprese chiede il sostegno del Fondo per ottenere finanziamenti legati a esigenze di liquidità, mentre solo il 18,3% riguarda operazioni a fronte di investimento.

Stanziamenti inadeguati
I numeri sono rapidamente cresciuti per l'effetto combinato di alcuni interventi che hanno esteso il raggio d'azione del Fondo: apertura ad alcune categorie prima escluse, come gli artigiani, le cooperative, l'autotrasporto, e revisione dei criteri di accesso per le imprese e per i confidi autorizzati a certificare il merito di credito. Ma ai nuovi compiti non sono state affiancate risorse aggiuntive e i conti sono diventati più complicati del previsto.

Basti pensare che nel 2010 sono state impegnate risorse per 725 milioni e che nel 2011, nonostante il trend in aumento, gli impegni sono stati stimati in 700 milioni (circa 280 milioni di stanziamenti per l'anno, più i rientri). È evidente che per salvare l'operatività del 2011 bisognava agire con misure straordinarie. Così, si è scelto di ridimensionare la portata dei singoli interventi: la percentuale di copertura della garanzia è scesa dal 60 al 50% per quanto riguarda gli interventi di garanzia diretta (con un abbassamento invece al 70% per le tipologie di operazioni prima coperte all'80%) e dall'attuale 90% all'80% per le operazioni di controgaranzia. Un'altra misura di risparmio, adottata sempre in via straordinaria, è stata la rimodulazione della percentuale di accantonamento che, per le operazioni meno rischiose (con una quota di insolvenza sotto il 2%), scende dal 10 all'8% e dal 20 al 15 per cento.

Interventi tampone che però potrebbero non bastare. Va considerato infatti anche un ulteriore effetto prosciugamento che potrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi con il Fondo impegnato a dare continuità di copertura all'accordo siglato lo scorso febbraio per la proroga di altri sei mesi dell'Avviso comune sulla moratoria dei debiti delle imprese. L'effetto sarà il prolungamento della garanzia sulle operazioni che rientrano nell'Avviso, e dunque una diminuzione dei rientri e delle risorse a disposizione.

Per quanto riguarda poi il 2012, è tutto estremamente incerto. Le misure di risparmio straordinarie adottate per contenere l'esborso, infatti, scadranno il 31 dicembre 2011, e da soli gli stanziamenti previsti per il prossimo anno (circa 550 milioni) difficilmente reggeranno se la domanda delle imprese viaggerà ancora a tutta velocità.