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Rimbalzo fallito per le materie prime


Le materie prime hanno più volte tentato il rimbalzo, dopo il crollo di giovedì, sulla spinta dei dati positivi sull'occupazione Usa. La seduta – caratterizzata da un'estrema volatilità – si è conclusa tuttavia anche ieri prevalentemente in ribasso (si veda il servizio a pagina 2). Per il petrolio Wti, che ha chiuso a 97,18 $/barile (-2,6%) dopo oscillazioni fino a 10 $, è stata la peggiore perdita settimanale della storia, in valori assoluti: 16,75 dollari in meno da lunedì a venerdì. È sceso di un ulteriore 1,5% anche il Brent (a 109,13 $/bbl), mentre oro e argento hanno concluso quasi invariati, rispettivamente intorno 1.470 e 34 $/oncia, dopo una giornata in altalena. Il rimbalzo – molto parziale – è riuscito ai metalli non ferrosi, grazie soprattutto al fatto che l'Lme chiude prima delle altre Borse. Diverse commodities agricole hanno invece subìto la stessa inversione di rotta del petrolio. Il ribasso più forte riguarda il cotone (-7%). In forte ribasso (-3,2%) anche il mais al Cbot e lo zucchero grezzo all'Ice, che era già ai minimi da 8 mesi e ha di nuovo perso circa il 2%.