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Per dedurre le provvigioni passive, non è sufficiente che il preponente e il terzo-cliente concludano l'affare, procurato dall'agente, ma è necessario che il preponente esegua la prestazione prevista contrattualmente e registri il ricavo.

Sono queste le indicazioni della Cassazione nella sentenza 29 aprile 2011, n. 9539.
In Italia, la direttiva n. 653/86 è stata recepita sulla falsariga del modello tedesco, distinguendo il «momento di acquisizione della provvigione» (ovvero del suo diritto), che si verifica quando l'operazione promossa dall'agente viene conclusa tra le parti, dal «momento di esigibilità della provvigione già acquisita», che scatta quando il preponente ha eseguito, o avrebbe dovuto eseguire, la prestazione (Cassazione 2 maggio 2000, n. 5467). Nella nuova disciplina giuridica, dunque, «il fatto costitutivo della provvigione è la conclusione del contratto» tra preponente e terzo-cliente.
Nel caso trattato nella sentenza n. 9539, la società ricorrente ha dedotto la provvigione nell'anno in cui l'agente ha concluso il contratto con il terzo-cliente, in quanto in quel momento nasce il corrispondente e contestuale diritto dell'agente al corrispettivo.
La Cassazione, però, non è di questa opinione, in quanto ai fini dell'individuazione del periodo di competenza per la deduzione del costo delle provvigioni deve essere considerata la «data di esecuzione del contratto» tra il preponente e il terzo-cliente, la quale fiscalmente è individuata dall'articolo 109, comma 2, lettere a) e b), Tuir: consegna o spedizione per i beni mobili, stipulazione dell'atto per gli immobili o ultimazione per le prestazioni di servizi. Questa disposizione fiscale, infatti, non può essere abrogata da quella del Codice civile. Non è possibile, quindi, collegare la nascita del diritto alla provvigione in capo all'agente al diritto del preponente a dedurre il costo" della stessa.

  • Cassazione - Sentenza 9539

L'orientamento della Cassazione concorda con quello delle Entrate, in quanto anche se nella risoluzione 8 agosto 2005, n. 115/E, è stato detto che la deduzione del costo per le provvigioni passive deve avvenire nell'esercizio della stipula del contratto promosso dall'agente con il terzo-cliente, nella successiva risoluzione 12 luglio 2006, n. 91/E, si è precisato che questa affermazione è «esaustiva nell'eventualità in cui il periodo d'imposta in cui si verifica la conclusione del contratto promosso dall'agente coincide con il periodo d'imposta in cui il preponente, adempiendo la propria prestazione – ad esempio, con la consegna o spedizione del bene mobile – imputa a conto economico il relativo ricavo». Quindi «il generale principio della competenza di cui all'articolo 109, comma 2, del Tuir, deve essere applicato in combinazione con il corollario della correlazione, secondo cui i costi devono essere correlati con i ricavi dell'esercizio». Per dedurre il costo quando si registra il ricavo, è irrilevante la clausola che lega il diritto alla provvigione al reale incasso del credito da parte della ditta mandante (risoluzione 8 agosto 2005, n. 115/E).