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La disciplina dei segni distintivi


Introduzione
Allo scopo di disciplinare la concorrenza tra gli imprenditori e di garantire la loro riconoscibilità sul mercato, il legislatore ha predisposto un'apposita normativa sui segni distintivi (artt. 2563-2574).
In tali articoli sono esplicitamente menzionati la ditta, il marchio e l'insegna denominati dalla dottrina segni distintivi tipici. Detto ciò, è utile sottolineare che tali norme si applicano anche ad eventuali ulteriori simboli impiegati dall'imprenditore, come, ad esempio, pannelli pubblicitari o slogan i quali vengono definiti segni distintivi atipici.

La cosa importante da evidenziare in questo discorso, è che tutti i segni distintivi, tipici o atipici, svolgono una funzione di grande rilievo poichè contribuiscono in maniera notevole, ad orientare le scelte dei consumatori determinando la formazione e la conservazione della clientela; di conseguenza notiamo che il legislatore, attraverso tale disciplina, ha ritenuto meritevole di tutela giuridica l'interesse dell'imprenditore alla libera scelta dei propri segni distintivi, all'uso esclusivo degli stessi, e alla facoltà di trasferirli contro corrispettivo in denaro.

La Ditta
Tra i segni distintivi assume una prevalente importanza la ditta, che è il nome sotto il quale l'imprenditore svolge la sua attività. Essa costituisce il mezzo di individuazione necessario dell'impresa economica. Come la persona ha necessariamente un nome, l'impresa ha la necessità di farsi individuare attraverso la ditta. Questa può corrispondere anche al nome dell'imprenditore, ma tale nome, in quanto è ditta, ha un autonomo regime giuridico essenzialmente diverso da quello posto per il nome della persona.

Utile ricordare che la ditta, in quanto tale, caratterizza le sole imprese individuali. Anche le imprese collettive (società) hanno un loro segno distintivo, ma in tal caso si parla di ragione sociale per le società di persone o di denominazione sociale per le società di capitali.

Nella creazione della ditta l'imprenditore deve rispettare due principi: il principio della verità e il principio della novità.

Il principio della verità impone che l'attività economica sia esercitata in nome proprio dall'imprenditore: per questo è stabilito che, in qualunque modo sia formata, la ditta deve contenere almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore medesimo (art. 2563);

Il principio della novità impone inoltre che la ditta sia nuova, cioè idonea a caratterizzare una data impresa, differenziandola in modo preciso da imprese similari (art. 2564). Il concetto di novità, in questo caso non è da intendersi in senso assoluto, ma in relazione ad imprese col medesimo oggetto e che operano nella stessa parte del territorio nazionale.
Quindi, per il principio della novità, l'imprenditore non può adottare una ditta uguale o similare a quella di altro imprenditore o tale da creare confusione con essa.
Ne consegue che, a norma dell'art. 2564, la ditta, quando è uguale o simile a quella usata da altri imprenditori e può creare confusione per l'oggetto dell'impresa o per il luogo in cui questa è esercitata, deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee.
Dall'esame della norma sopra citata, possiamo dedurre alcuni concetti importanti. In primo luogo si deduce che affinchè sorga l'obbligo di differenziazione è necessario che vi sia confondibilità attuale e concreta, e non astratta e potenziale; secondariamente si deduce che l'eventuale confondibilità può derivare dall'oggetto dell'impresa e dal luogo in cui questa è esercitata; infine si deduce che in caso di utilizzazione di ditta confondibile da parte di due imprenditori, l'obbligo di differenziazione incombe su chi ha adottato per secondo la ditta che si confonde con l'altra.

E' utile sottolineare che, tipicamente, l'azione prevista per la tutela della ditta è quella di usurpazione e contraffazione, con cui viene richiesto al giudice l'accertamento dell'obbligo di differenziazione e l'adozione dei provvedimenti idonei ad evitare la confondibilità. Inoltre, in determinati casi, può anche proporsi l'azione di risarcimento dei danni per la quale è però richiesta la colpa al contrario di quanto avviene nei casi precedenti.

Concludendo il discorso, è importante sapere che secondo l'art. 2565 la ditta non può essere trasferita separatamente dall'azienda. In particolare per il trasferimento inter vivos è necessario il consenso dell'alienante, mentre per il trasferimento mortis causa, il passaggio della ditta è normale, salvo diversa volontà.

L'Insegna
Altro segno distintivo trattato e regolato dal codice civile, è l'insegna, la quale rapprensenta il segno distintivo del locale nel quale si svolge l'attività dell'imprenditore.
Essa può corrispondere alla ditta e, in questo caso, la tutela dell'insegna è un riflesso della tutela della ditta; ma può anche avere un contenuto diverso ed essere formata sia mediante una denominazione che mediante figure o simboli. L'insegna, dunque, può essere formata liberamente, in quanto non vi sono norme che impongono oneri specifici. Tuttavia, è opinione comune che debbano essere rispettati i principi di libertà, verità e novità, i quali sono specifici di tutti i segni distintivi.
In generale, quindi, secondo l'art. 2568 qualora l'insegna non sia generica sono applicabili le stesse norme previste per la tutela della ditta.

Il Marchio
Ultimo tra i segni distintivi indicati dal legislatore nel codice civile: il marchio, il quale rappresenta il segno distintivo dei prodotti e delle merci. Esso può consistere tanto in un emblema, quanto in una denominazione o in un segno, purchè presenti carattere distintivo.

I marchi vengono raggruppati e denominati secondo diversi criteri di classificazione:

- marchio di fabbrica, apposto sul prodotto dallo stesso fabbricante;
- marchio di commercio, apposto dal semplice rivenditore, il quale non può però sopprimere il marchio del fabbricante;
- marchio generale, utilizzato da un imprenditore per tutti i prodotti che egli fabbrica o pone in commercio;
- marchio speciale, il suo uso distingue un solo prodotto;
- marchio collettivo, svolge la funzione di garantire l'origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi ed è destinato ad un uso plurimo di tutti coloro che si assoggettano alla osservanza degli standards qualitativi fissati dal titolare ed ai relativi controlli;
- marchio di servizio, destinato a contraddistinguere l'attività di imprese di trasporti e comunicazioni, pubblicità, costruzioni, assicurazioni e credito, spettacoli, radio e televisione.

In generale invece i marchi posono essere:

- emblematici o figurativi e consistono in figure, riproduzioni di oggetti del mondo reale o disegni fantastici;
- nominativi, e consistono nel nome del produtore;
- denominativi, e consistono in nomi comuni e di fantasia, nonchè nelle più varie combinazioni di parole;
- misti, composti o complessi, risultanti dalla combinazione di elementi emblematici, figurativi o nominativi.

Affinchè un marchio riceva tutela giuridica, deve rispettare i seguenti requisiti di validità:

- essere originale e non generico;
- essere veritiero;
- avere il carattere della novità;
- non essere contrario alla legge e al buon costume;
- non costituire violazione di un altrui diritto d'autore.
Secondo il legislatore, quindi, nel caso in cui difettino gli anzidetti requisiti di validità, il marchio è nullo.

Il diritto all'uso esclusivo del marchio può essere acquistato in due modi. Attraverso registrazione o con l'uso di fatto.
Con la registrazione, disposta dall'ufficio italiano brevetti e marchi, istituito presso il Ministero delle attività produttive, si ottiene il cosidetto marchio registrato, mentre a norma dell'art. 2571 chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare ad usarne, nonostante la registrazione da altrui ottenuta, nei limiti in cui anteriormente se ne è avvalso.
Ovviamente il marchio non registrato gode di una tutela minore di quello registrato, infatti, chi ottiene la registrazione gode della presunzione assoluta della titolarità del diritto e di una protezione estesa a tutto il territorio nazionale; colui che vanta solo un preuso, invece, deve innanzitutto provarlo e riceve poi una tutela limitata all'ambito entro il quale detto preuso sia avvenuto. Nella sola ipotei di notorietà nazionale, il titolare di un marchio di fatto potrà ottenere che sia dichiarato nullo, per difetto del prerequisito della novità, un marchio confondibile successivamente registrato; tale azione dovrà essere esercitata nel termine di cinque anni dalla registrazione.

In generale la legge tutela il marchio registrato in maniera efficiente. Il titolare del marchio, infatti, qualora subisca una lesione dei diritti che ne derivano, può esercitare:

- l'azione di rivendicazione, in tutti i casi di abusiva registrazione di un marchio da parte di un soggetto che non ne abbia diritto;
- l'azione di usurpazione e di contraffazione, rivolta ad ottenere l'accertamento dell'abusiva riproduzione del marchio identico, ovvero della contraffazione dello stesso;
- l'azione inibitoria, disposta con o senza cauzione attraverso la quale si interdisce l'uso del marchio fino alla conclusione della sentenza;
- l'azione di concorrenza sleale;
- l'azione di risarcimento del danno.

Ultimo importante aspetto da considerare è il il trasferimento del marchio il quale può avvenire attraverso una cessione a titolo definitivo, tramite licenza di marchio vale a dire in godimento temporaneo, oppure mediante il merchandising.