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Consolidato fiscale
Vantaggi e svantaggi della tassazione di gruppo

Convenienze e mancati benefici derivanti dall'adesione al regime

L'opzione per la tassazione di gruppo comporta la determinazione di un reddito complessivo globale, corrispondente alla somma algebrica dei redditi complessivi netti, da considerare, relativamente alle società controllate, per il loro intero importo indipendentemente dalla quota di partecipazione riferibile al soggetto controllante.

Possono aderire al consolidato nazionale soggetti tra i quali intercorra un rapporto di controllo . L'opzione ha durata per tre esercizi sociali ed è irrevocabile.
I vantaggi e gli svantaggi del consolidato
La partecipazione al regime di tassazione consolidata può implicare vantaggi e/o svantaggi fiscali che si evidenziano confrontando l'imposizione in presenza dell'opzione, rispetto a quella che si sarebbe realizzata senza l'adesione alla tassazione di gruppo.
I vantaggi o gli svantaggi conseguenti l'opzione possono essere di natura economica, quando si realizza un sostanziale risparmio o aggravio di imposta, ovvero di natura finanziaria nel caso in cui vi sia solo un differimento o un'anticipazione nell'imposizione.
Inoltre, mentre alcuni effetti dell'esercizio dell'opzione (positivi o negativi) sono caratterizzanti l'adesione stessa (ad esempio, la non imponibilità del 5 per cento dei dividendi percepiti in caso di adesione al consolidato, ovvero il riallineamento dei valori patrimoniali), talune conseguenze potrebbero essere ottenute anche in assenza del consolidato (ad esempio, la compensazione delle perdite, sebbene non intersoggettiva).

Infine, alcuni effetti dell'opzione sono o possono essere provvisori. Nel caso, ad esempio, del ricalcolo del pro-rata, il beneficio deve essere riacquisito in caso di interruzione anticipata dell'opzione prima del termine del triennio, mentre in caso di trasferimenti in regime di neutralità fiscale, ai sensi dell'articolo 123 del Tuir, il risparmio di imposta è sempre temporaneo, essendo in ogni caso recuperato nel tempo.

Analizziamo i vantaggi fiscali che posso generarsi a seguito dell'opzione per il consolidato.
Compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali
L'adesione al consolidato nazionale permette la compensazione intersoggettiva delle perdite fiscali. Ciò avviene in diretta conseguenza del procedimento di determinazione del reddito complessivo globale del consolidato, che si determina mediante la somma algebrica dei redditi complessivi netti individuali, cioè attraverso la compensazione degli imponibili (positivi o negativi) di tutti i soggetti partecipanti.
La compensazione intersoggettiva avviene immediatamente, data la coincidenza dei periodi d'imposta di tutti i partecipanti alla fiscal unit, prevista quale condizione necessaria per l'accesso al regime di tassazione di gruppo(3).
La determinazione di un reddito complessivo globale può consentire una compensazione di perdite in maniera anticipata nell'ipotesi in cui il soggetto che le ha generate avrebbe, in assenza dell'opzione, conseguito redditi capienti prima della scadenza delle perdite, oppure un utilizzo altrimenti precluso nel caso in cui l'impresa sia perennemente in perdita o comunque non in grado di compensare tali perdite nei limiti temporali disposti dalla legge. I vantaggi descritti sono definitivi e nella prima ipotesi solo di tipo finanziario.

La compensazione intersoggettiva dei redditi può anche costituire uno svantaggio nell'evenienza in cui le perdite prodotte da un soggetto non vengano utilizzate a livello di consolidato (sempre in perdita), ma lo sarebbero state negli anni successivi a livello individuale se lo stesso non avesse aderito all'opzione.

Infine, le società o gli enti che partecipano al consolidato nazionale potrebbero ricevere somme compensative in caso di attribuzione all'imponibile consolidato di perdite non immediatamente utilizzabili. La percezione di tali somme concretizza un vantaggio economico se le perdite attribuite non fossero utilizzabili in futuro, altrimenti soltanto un beneficio finanziario.


Totale esclusione da tassazione dei dividendi distribuiti
Ai sensi dell'articolo 122, comma 1, lettera a), del Tuir, i dividendi distribuiti dalle società partecipanti all'opzione sono esclusi dal concorso alla formazione del reddito del consolidato, mediante un'ulteriore variazione in diminuzione effettuata dalla consolidante nella dichiarazione di gruppo.
Si realizza, pertanto, una detassazione totale dei dividendi percepiti all'interno della fiscal unit, in luogo dell'esclusione ordinaria per il 95 per cento del loro ammontare. Il vantaggio descritto è definitivo e riguarda anche i dividendi "provenienti da utili assoggettati a tassazione in esercizi precedenti a quello di inizio dell'opzione".

Sui dividendi percepiti nel consolidato si genera, dunque, un beneficio economico quantificabile nell'1,65 per cento (33 per cento del 5 per cento) per ogni distribuzione.
Collegata alla neutralità della circolazione dei dividendi all'interno del perimetro di consolidamento è l'irrilevanza degli effetti delle disposizioni concernenti la norma contro la thin capitalization.
Infatti, l'indeducibilità degli interessi passivi disposta in capo alla società erogatrice, ai sensi dell'articolo 98 del Tuir, e la connessa riqualificazione degli interessi attivi in dividendi in capo al socio qualificato, non produce un differente onere impositivo a livello consolidato.

Il vantaggio è definitivo, e genera un beneficio economico in termini di risparmio d'imposta, sulla parte imponibile (5 per cento) degli interessi riqualificati in dividendi corrisposti tra soggetti che invece non partecipano al consolidato.
Nell'ipotesi di finanziamenti erogati da parti correlate che non partecipano al consolidato (in quanto esclusi dalla previsione ex articolo 122) ovvero nel caso di finanziamenti garantiti dal socio (che non sono riqualificati in dividendi), le disposizioni di contrasto alla sottocapitalizzazione non risultano sterilizzate all'interno della tassazione di gruppo.


Maggiore deduzione di interessi passivi per effetto del ricalcolo del pro rata patrimoniale

L'articolo 97, comma 2, lettera b), n. 1, del Tuir, dispone che nel calcolo dell'eccedenza delle partecipazioni esenti sul patrimonio netto (pro rata patrimoniale), sono escluse le partecipazioni esenti in società il cui reddito concorre insieme a quello della controllante alla formazione dell'imponibile consolidato.
Per effetto di tale esclusione è possibile una maggiore deduzione di interessi passivi.
Tale vantaggio può essere solo transitorio, in quanto è necessario recuperare la rettifica effettuata nel caso in cui il consolidato cessi prima del compimento di un triennio. In tale ultima ipotesi, il vantaggio è solo di natura finanziaria.
Il ricalcalo del pro rata può comportare una variazione in aumento del reddito; tuttavia, in tal caso, l'apparente svantaggio è controbilanciato dall'effetto positivo generato dalla rettifica sui dividendi.

Cessione di beni in neutralità fiscale

Le cessioni di beni che non generano ricavi o plusvalenze esenti, effettuate tra soggetti aderenti al consolidato, possono avvenire in regime di continuità di valori fiscali riconosciuti in capo al cedente, se si esercita l'ulteriore opzione per il regime di neutralità per i trasferimenti infragruppo previsto all'articolo 123 del Tuir.

In tal modo, la plusvalenza che si genera dalla cessione non è assoggettata a tassazione, mentre il bene continua a mantenere i vecchi valori fiscali.

Il vantaggio derivante dalla cessione di beni in neutralità è soltanto di natura finanziaria, poiché è in ogni caso recuperato nel tempo (mediante i minori ammortamenti, nell'ipotesi di cessazione del consolidato, ovvero in caso di nuova cessione del bene non in neutralità).


L'esercizio dell'opzione per la tassazione di gruppo comporta che nella dichiarazione dei redditi del consolidato avvenga la liquidazione dell'unica imposta dovuta o dell'unica eccedenza rimborsabile o riportabile a nuovo.

La liquidazione di un'unica imposta di gruppo può determinare alcuni vantaggi. Vediamo quali.

Minor versamento degli acconti a livello di gruppo

Ai sensi dell'articolo 118, comma 3, del Tuir, l'acconto dovuto è determinato sulla base dell'imposta relativa al periodo precedente, al netto delle detrazioni e dei crediti d'imposta e delle ritenute d'acconto, come indicata nella dichiarazione dei redditi del consolidato.
Ciò può determinare a livello di gruppo il versamento di un minor importo di imposte in acconto, determinando un vantaggio di natura finanziaria.

Scomputo immediato di crediti decurtabili dall'imposta
Si produce un vantaggio da consolidamento nell'ipotesi in cui l'ammontare dell'imposta di gruppo consenta di scomputare crediti che l'imposta determinata a livello individuale, senza l'opzione per la fiscal unit, non avrebbe permesso.
Il beneficio è esclusivamente finanziario in quanto relativo a crediti (ad esempio, ritenute d'acconto) comunque utilizzabili in futuro dalla singola unità mediante compensazione, richiesta a rimborso, riporto a nuovo o cessione infragruppo ex articolo 43-ter del Dpr 29 settembre 1973, n. 602.

Scomputo di crediti o detrazioni d'imposta fruibili nei limiti dell'imposta dovuta

La liquidazione di un'unica imposta di gruppo può generare la possibilità di usufruire di detrazioni o di crediti d'imposta, fruibili esclusivamente nei limiti dell'imposta dovuta, per i quali, altrimenti, potrebbe non esservi capienza a livello individuale.

Tale vantaggio di tipo economico si produce nel caso in cui l'imposta liquidata nella dichiarazione consolidata sia superiore all'imposta calcolata individualmente, che non essendo capiente rispetto al totale delle detrazioni spettanti, comporterebbe l'inutilizzo definitivo.


L'adesione al consolidato nazionale può anche comportare alcuni svantaggi o mancati benefici, misurabili in confronto alla "tassazione ordinaria", determinata senza avvalersi delle norme opzionali(2).

Applicazione della norma transitoria di cui all'articolo 128 del Tuir

L'adesione al regime del consolidato nazionale comporta il riallineamento dei valori fiscali patrimoniali, fino a concorrenza delle svalutazioni dedotte dai soci, nei dieci periodi d'imposta precedenti all'opzione, per effetto di rettifiche di valore o di accantonamenti fiscalmente non riconosciuti.
L'applicazione della norma transitoria può portare a un aggravio di natura economica dell'imposizione.

Impossibilità di computare crediti o detrazioni d'imposta fruibili nei limiti dell'imposta dovuta
Nell'ipotesi in cui l'imposta liquidata nella dichiarazione dei redditi del consolidato sia inferiore all'imposta individuale che sarebbe stata liquidata in assenza dell'opzione, può accadere che non si possa godere delle detrazioni o dei crediti d'imposta fruibili esclusivamente nei limiti dell'imposta dovuta, per i quali, altrimenti, vi sarebbe stata capienza a livello individuale.

Accordi di consolidamento
Come osservato, dunque, l'adesione al consolidato nazionale modifica il carico impositivo complessivo dei soggetti partecipanti. Pertanto, in mancanza di disposizioni specifiche in merito, viene generalmente posta in essere una regolamentazione dell'assetto negoziale tra la consolidante e le consolidate mediante la predisposizione di uno specifico strumento contrattuale, comunemente denominato accordo di consolidamento.

Il legislatore fiscale, pur non rendendo obbligatoria la predisposizione di un contratto di consolidamento, né tanto meno una sua redazione in forma scritta, in diverse norme evidenzia la necessità di disciplinare i rapporti tra i soggetti partecipanti.

Si pensi, ad esempio, all'articolo 13, comma 8, del Dm 9 giugno 2004, ove si prevede che, in caso di interruzione(3) del consolidato prima del triennio, le perdite fiscali possano essere riattribuite ai soggetti che le hanno prodotte, "secondo i criteri stabiliti dai soggetti interessati".

Ma il più importante richiamo indiretto alla necessità di regolamentare civilisticamente i rapporti intersoggettivi derivanti dall'applicazione del regime del consolidato fiscale, è contemplato nell'articolo 118, comma 4, del Tuir, ove si dispone che non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto escluse, le somme percepite o versate tra le società che aderiscono al consolidato in contropartita dei vantaggi fiscali ricevuti o attribuiti.

Come si evince indirettamente dalla norma fiscale, dunque, l'attività negoziale dei partecipanti al consolidato può regolare i criteri di determinazione e attribuzione delle somme compensative dei vantaggi fiscali ricevuti o attribuiti a seguito dell'adesione al regime di tassazione di gruppo.
Le somme compensative dei vantaggi fiscali
Le somme erogate o percepite tra società che hanno esercitato l'opzione in contropartita dei vantaggi fiscali ricevuti o attribuiti, ai sensi del citato articolo 118, comma 4, non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto escluse.
La norma citata ha lo scopo di rendere del tutto neutrali, ai fini Ires, gli effetti degli accordi intervenuti tra le società che aderiscono al consolidato, con riferimento alle somme versate e percepite in contropartita dei vantaggi e degli svantaggi conseguenti all'operatività del regime di tassazione consolidata(4).

Secondo quanto chiarito nella circolare dell'agenzia delle Entrate del 20 dicembre 2004, n. 53, le posizioni di vantaggio e di mancato beneficio che danno origine al trasferimento delle somme compensative tra le società partecipanti al consolidato sono misurabili economicamente in termini commisurati all'imposta teorica riferibile al predetto vantaggio o mancato beneficio. Ne consegue che l'esclusione dalla formazione del reddito imponibile trova applicazione nel limite massimo delle somme pattuite con riguardo all'imposta teorica calcolata sul vantaggio/mancato beneficio trasferito.
Con riferimento all'imposta sul valore aggiunto, la non imponibilità delle somme in esame deriva dalla circostanza per cui la loro erogazione non discende da un rapporto sinallagmatico in base al quale la società che ha ricevuto la somma si obbliga a cedere un bene o a effettuare una prestazione (ivi comprese le obbligazioni di fare, non fare o permettere) a favore dell'erogante. Il trasferimento di tali somme è pertanto irrilevante ai fini Iva per assenza del presupposto oggettivo di imponibilità. Trattasi di mera cessione di denaro, come tale esclusa dal campo di applicazione dell'imposta ai sensi dell'articolo 2, terzo comma, lettera a), del Dpr 26 ottobre 1972, n. 633.

Conseguentemente, ogni altra corresponsione, nell'ambito del perimetro di consolidamento, che sia riconducibile a un rapporto sinallagmatico dai contenuti più diversi, risulta rilevante ai fini dell'imposta sul valore aggiunto.
La risoluzione del 12 luglio 2007, n. 166, è intervenuta in merito all'eventuale assoggettabilità a imposta di registro degli accordi di consolidamento che prevedano la corresponsione di somme compensative.
Il citato documento ha precisato che quando le somme di denaro trasferite a favore di una società a fronte del trasferimento di imponibile negativo sono nei limiti dell'imposta teorica calcolata sullo stesso, gli accordi sopra precisati siano riconducibili ad "Atti e documenti formati per l'applicazione, riduzione, liquidazione, riscossione, rateazione e rimborso delle imposte e tasse a chiunque dovute, comprese le relative sentenze, e gli atti relativi alla concessione o all'appalto per la loro riscossione". Pertanto, i relativi atti, ai sensi dell'articolo 5 del Dpr 26 aprile 1986, n. 131, non sono soggetti all'obbligo della registrazione.

La Commissione per i principi contabili dei Consigli nazionali dottori commercialisti e ragionieri, in data 20 febbraio 2006, ha emanato un documento dal titolo "La rilevazione della fiscalità corrente e differita nel bilancio delle imprese che aderiscono alla disciplina del consolidato fiscale nazionale". Il documento risponde alla finalità di fornire indicazioni sul trattamento contabile degli effetti della nuova disciplina tributaria del consolidato fiscale nazionale sulla rappresentazione delle imposte correnti e differite sul reddito nel bilancio d'esercizio e nel bilancio consolidato.
Infatti, sebbene il principio contabile Oic 25 e lo Ias 12 siano, secondo quanto affermato nel documento, sufficienti a determinare il trattamento contabile delle imposte sul reddito liquidate sulla base del regime della tassazione di gruppo, essi necessitano di essere applicati secondo processi e modalità spesso diversi rispetto alla prassi ordinaria, per tener conto delle più numerose variabili originate dal regime del consolidato nazionale che influenzano la determinazione delle imposte correnti e differite delle singole società.

Con l'adesione al consolidato, le società non perdono la rispettiva soggettività tributaria, sebbene il particolare istituto ne modifichi i contenuti, tra i quali il mancato rapporto diretto con l'Erario in merito agli obblighi di versamento e rimborso d'imposta.
Conseguentemente, le singole società aderenti devono iscrivere nel conto economico del proprio bilancio d'esercizio il carico fiscale inerente all'Ires, nella misura determinabile per effetto del combinato operare:
" delle norme tributarie
" degli accordi di natura privatistica tra le stesse società (regolamento di gruppo).
Tale impostazione risponde alla necessità di determinare la corretta correlazione tra risultato ante imposte e relativo onere fiscale a livello di ogni singolo bilancio d'esercizio.
L'onere fiscale da iscrivere nei conti economici delle singole società, compresa la consolidante, è quello relativo al reddito imponibile che ciascuna di esse trasferisce al gruppo. Tale onere per Ires di competenza riguarda sia la fiscalità corrente che differita.

Sia le imposte correnti che le imposte differite per Ires di competenza sono iscritte nella voce "22) Imposte sul reddito dell'esercizio, correnti, differite e anticipate" del conto economico di ciascuna società.

Esempio
Ipotesi 1
Nell'anno 2007, la "Società A", in veste di consolidante, e la "Società B", in qualità di consolidata, presentano la situazione reddituale descritta nella tabella che segue:
esercizio 2007 Imponibile Imposta teorica
Società A + 100 + 33
Società B - 100 - 33


Nel caso di specie, si ipotizzi che l'accordo di consolidamento prevede la corresponsione da parte della "Società A" verso la "Società B" di una somma pari a 30.
A fronte del proprio imponibile pari a + 100, la "Società A" iscrive un'imposta in dare pari a 33.
Inoltre, la società contabilizza un'imposta in avere pari a 3. Ciò in quanto l'onere impositivo che le rimane a carico è inferiore all'imposta teorica.
La "Società B", in relazione al proprio imponibile negativo che trasferisce alla consolidante, riceve una somma compensativa che iscrive quale imposta in avere per l'importo di 30.
esercizio 2008 Imponibile Imposta teorica
Società A 0 0
Società B + 100 + 33


In relazione al proprio imponibile pari a + 100, la "Società B" iscrive un'imposta in dare pari a 33.
In virtù dell'adesione al regime del consolidato nazionale e degli accordi intercorsi tra le parti, vi è stata una traslazione del carico impositivo nel biennio, per un importo pari a 3 di imposte della Società A, a carico della Società B.
Vi è stato un trasferimento dell'onere impositivo da una società all'altra, ma sempre nei limiti di quanto previsto dalla legge. Secondo quanto chiarito dalla citata circolare n. 53/2004, ciò non configura una fattispecie imponibile.
Anche il documento richiamato del 20 febbraio 2006 della Commissione per i principi contabili dei Consigli nazionali dei dottori commercialisti e ragionieri conferma, dal punto di vista contabile, quanto sopra evidenziato: "La società destinataria del beneficio non dovrebbe fruire di un vantaggio superiore a quello massimo derivante dalla perdita, costituito dall'aliquota Ires vigente applicata alla perdita stessa".

Ipotesi 2
Nell'anno 2007, la "Società A", in veste di consolidante, e la "Società B", in qualità di consolidata, presentano la situazione reddituale descritta nella tabella che segue:
esercizio 2007 Imponibile Imposta teorica
Società A + 100 + 33
Società B - 100 - 33


Nel caso di specie, si ipotizzi che l'accordo di consolidamento prevede la corresponsione da parte della "Società A" verso la "Società B" di una somma pari a 36.
A fronte del proprio imponibile pari a + 100, la "Società A" iscrive un'imposta in dare pari a 33.
Inoltre, la società contabilizza un componente negativo di altra natura pari a 3. Ciò in quanto non può iscrivere un carico impositivo di 36 superiore a quanto previsto dalla legge.

La "Società B" in relazione al proprio imponibile negativo che trasferisce alla consolidante, riceve una somma compensativa che iscrive quale imposta in avere per l'importo di 33.
Inoltre contabilizza un ricavo di altra natura pari a 3.
esercizio 2008 Imponibile Imposta teorica
Società A 0 0
Società B + 100 + 33


In relazione al proprio imponibile pari a + 100, la "Società B" iscrive un'imposta in dare pari a 33.

In sostanza, ciò che può esser contabilizzato quale imposta sono soltanto le somme corrisposte o ricevute fino a concorrenza dell'imposta Ires teorica.

Nell'ipotesi descritta, l'importo pari a 3 che la "Società A" ha trasferito alla "Società B" non ha, pertanto, natura d'imposta in quanto eccedente il carico impositivo disposto dalla legge.
Tale somma costituisce per la "Società B" un ricavo di altra natura (imponibile Ires e Iva).