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I titoli di Stato sono obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per finanziare il debito pubblico. I diritti di credito incorporati nel titolo possono essere corrisposti al sottoscrittore del prestito sia mediante lo scarto di emissione (ossia la differenza tra il valore nominale e il prezzo di emissione o di acquisto), sia mediante il pagamento di cedole (fisse o variabili) durante la vita del titolo. Alla scadenza dell'obbligazione lo Stato rimborsa il capitale.


Il Ministero dell'Economia e delle Finanze emette sul mercato cinque categorie di titoli di Stato.

 

Tipologia dei titoli

 

Altri titoli pubblici

La legge 23 dicembre 1994 n. 724, recante Misure di razionalizzazione della finanza pubblica, all'art. 35 concede anche agli Enti pubblici territoriali (quali Comuni, Province, Regioni e altri) la facoltà di finanziare opere pubbliche mediante l'emissione di obbligazioni di scopo, per investimenti specifici, completamente esenti da imposte e detraibili . Tali buoni sono garantiti dalle entrate fiscali e dal demanio di proprietà degli enti locali, hanno durata non inferiore a cinque anni, e vincolano gli enti locali a investire il capitale raccolto per i capitoli di spesa deliberati con l'emissione. Questi titoli prendono il nome di Buoni Obbligazionari Comunali (BOC), o Provinciali (BOP) o Regionali (BOR).


Lo scarso successo di questi strumenti dipende anche dalla incompleta attuazione del diritto delle regioni a beneficiare di tributi propri, aggiuntivi ai trasferimenti dallo Stato (art. 119 della Costituzione), tali da garantire entrate sufficienti e soprattutto certe, non revocabili dai Governi centrali, e la capacità di rimborso delle obbligazioni contratte. La certezza delle entrate è più importante della loro entità ai fini del rating dello strumento e dell'interesse richiesto dal mercato; se le entrate sono minori, può essere allungata la durata dei titoli.La Garanzia delle obbligazioni resta in capo agli enti emittenti. In caso di insolvenza, non è previsto l'intervento dello Stato o dell'ente locale "sovraordinato" (Provincie in aiuto dei Comuni, Regioni a sostegno delle provincie insolventi).

A fronte di un disimpegno dello Stato e degli enti superiori, che beneficiano di entrate maggiori e di un patrimonio demaniale più grande, e possono offrire garanzie maggiori di quelle dell'emittente, l'investitore richiede un interesse e un premio di rischio maggiori dei titoli di Stato.
Le obbligazioni di scopo diventano una forma di utilizzo capitale di debito più dispendiosa per gli enti e per i cittadini, rispetto al trasferimento diretto dallo Stato finanziato con i più diffusi BOT e CCT.

Viceversa, se fosse sempre lo Stato a pagare per gli emittenti che non rimborsano le loro obbligazioni, questo si tradurrebbe per gli enti locali in una libertà di spesa basata sui debiti e senza responsabilità.

Le obbligazioni di scopo permettono di ripagare in tempi rapidi i fornitori della pubblica amministrazione, l'opera è ripagata nel tempo da tutti i soggetti che ne traggono beneficio, se sono divisi ugualmente negli anni il rimborso di capitale e interessi, o quanto meno la tassazione sottostante che li finanzia.

Valutazioni politiche ed elettorali possono indurre le amministrazioni a prolungare il più possibile la durata dei buoni per beneficiare di quote interessi più basse, e ad emettere obbligazioni che prevedono il rimborso a scadenza dell'intera quota capitale: l'ente locale, con strumenti di durata non inferiore ai 5 anni (ogni 7 si vota), potrebbe realizzare opere di pubblica utilità a costo zero per i suoi cittadini-elettori, lasciando il debito alle generazioni e alle amministrazioni successive. Ciò ridurrebbe la libertà dei futuri elettori, consegnando loro amministrazioni con una libertà di spesa limitata da debiti contratti in passato.
Viceversa, con un prelievo diretto, il costo dell'opera graverebbe per intero sugli attuali elettori, in modo altrettanto iniquo.

La obbligazioni di scopo restano un'opportunità per gli enti locali, se confrontati con gli interessi richiesti dagli istituti di credito.

Modalità di acquisto e di incasso


Fino al 1999 i titoli di stato erano consegnati fisicamente (ossia in forma cartacea) all'acquirente, che poi doveva recarsi in banca per la riscossione degli interessi previo "stacco" di una "cedola" allegata al titolo stesso. Da questo modo di corresponsione degli interessi deriva la frase "staccare la cedola", ancora oggi in uso, anche se le modalità di riscossione sono radicalmente diverse.  L'acquisto dei titoli di stato può essere effettuato sia in asta al momento dell'emissione, sia sul mercato secondario; in ogni caso occorre farlo tramite una banca o un intermediario finanziario.

Oggigiorno i titoli sono "dematerializzati" e rappresentati da iscrizioni contabili a favore: chi li acquista ha come prova d'acquisto e di possesso, rispettivamente, la ricevuta bancaria e l'estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli intestato all'acquirente. Ciò consente l'accredito diretto su conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza.

Sottoscrizione in asta

Per l'acquisto tramite asta occorre prenotare la quantità desiderata, per un importo minimo di 1.000 euro, con almeno un giorno di anticipo rispetto alla data dell'asta. Il calendario delle aste dei titoli di stato è pubblico.

I BOT sono collocati tramite asta competitiva mentre BTP, BTP e CTZ sono collocati tramite asta marginale. Chi acquista in asta ha lo svantaggio di non conoscere esattamente il prezzo di collocamento, ma ha il vantaggio di non pagare le commissioni bancarie, ad eccezione dei BOT, per i quali sono previste commissioni massime fissate con decreto. Esiste comunque il "diritto di retrocessione" che ammonta circa a 40 centesimi per BTP, CTZ E CCT per cui acquistando un titolo in asta si va a pagare un prezzo di 40 ticks superiore al prezzo di mercato in media. La retrocessione viene incamerata dalla banca intermediaria.

Acquisto sul mercato secondario

L'acquisto sul mercato secondario riguarda invece i titoli di Stato già in circolazione.

Chi acquista sul mercato ha lo svantaggio di pagare commissioni all'intermediario finanziario, ma ha il vantaggio di conoscere il prezzo di acquisto e di vendita. L'esistenza di un mercato secondario fa sì che il risparmiatore possa vendere i titoli prima della scadenza a prezzo di mercato.

Trattamento fiscale

Norme in vigore

Il regime fiscale degli interessi sui Titoli di Stato è differenziato in base alla posizione soggettiva del percettore di reddito.

Per i contribuenti residenti, diversi dalle persone fisiche, che percepiscono interessi su Titoli di Stato nell'esercizio di un'attività commerciale, gli interessi non sono soggetti ad alcuna ritenuta o prelievo sostitutivo e concorrono, unitamente agli altri elementi negativi e positivi, alla formazione del reddito imponibile complessivo.

Per le persone fisiche residenti, il prelievo fiscale sugli interessi avviene mediante applicazione di una imposta sostitutiva da parte degli intermediari finanziari, con aliquota fissa del 12,5%. Tale imposta esaurisce integralmente gli obblighi fiscali del contribuente ad essa soggetto, con l'unica eccezione degli interessi ed altri proventi percepiti da persone fisiche nell'esercizio di impresa: in tal caso i proventi sono inclusi nel reddito d'impresa e l'imposta sostitutiva è scomputata dalle imposte sui redditi dovute sullo stesso.

Gli interessi sui Titoli di Stato emessi in Italia non sono soggetti ad alcuna imposta, se percepiti da soggetti residenti in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni.

Nonostante i Buoni Ordinari del Tesoro abbiano una durata inferiore a 18 mesi, agli interessi sui BOT si applica l'imposta del 12,5% anziché del 27%.

Norme previgenti

Ai sensi dell'art. 31 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 601, recante Disciplina delle agevolazioni tributarie, gli interessi sui titoli di stato erano esenti da imposte sul reddito.

Ai sensi dell'art. 1 del D.P.R. 19 settembre 1986 n. 556, recante Modifiche al regime delle esenzioni dalle imposte sul reddito, convertito con modificazioni nella Legge 17 novembre 1986 n. 719, gli interessi sui titoli emessi successivamente al 20 settembre 1986 erano assoggettati a una ritenuta erariale pari al:

I criteri di acquisto

Tenendo conto che, oltre all'aliquota, occorre corrispondere alla banca una commissione per l'acquisto, è bene scegliere il titolo in funzione del periodo entro il quale occorre rientrare in possesso del capitale. In particolare i BOT rappresentano uno strumento di impiego di capitale nel breve periodo mentre i BTP e i CCT nel medio lungo. I BTP sono da scegliere quando la previsione dei tassi è in calo rispetto alla situazione corrente mentre i CCT sono da preferire in caso di congiuntura dei tassi in rialzo.

 Composizione dei titoli di stato

Alla data del 30 aprile 2011, la composizione dei titoli di stato in circolazione era:

Totale in circolazione: 1.572.936 milioni di euro. Vita media del debito: 7,08 anni.