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In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni titolo il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I titoli derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per la trasmissione degli ordini. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona. Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging).

Le variabili alla base dei titoli derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura; possono essere un'azione, un'obbligazione, un indice, una commodity come il petrolio o anche un altro derivato.

I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati ma soprattutto all’ over the counter, mercati alternativi alle borse vere e proprie creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite reti telefoniche. Tali mercati di solito non sono regolamentati.

 
Finalità

Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto long di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l'opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). In questa configurazione risultano molto utili per coprirsi dai rischi di prezzo (oscillazioni del prezzo del sottostante), tasso (modifica dei tassi di interesse) o cambio (oscillazioni del tasso di cambio).

Possono anche essere usati a sé stanti per scopi speculativi sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva.

Un terzo uso è quello di effettuare arbitraggi.

 

 

Tipologie

Nascono nuovi derivati ogni giorno, con diversi profili finanziari e diversi gradi di sofisticazione. In gergo, le tipologie standard vengono dette plain vanilla, mentre i tipi più complessi sono detti "esotici". Le tipologie più note e diffuse sono:

  • Future

  • Opzione

  • Swap

  • Eonia

  • Fra

  • Irs

  • Esotici

  • Struttura

 Opzioni

Nel grande universo dei derivati vi sono innanzitutto le opzioni. Esse conferiscono la facoltà, non l'obbligo, di comprare (Call) o vendere (Put) un determinato titolo a una determiata data futura a un determinato prezzo detto strike price. L'opzione comporta il pagamento di un premio, proprio perché conferisce un diritto al compratore. I Futures differiscono dalle opzioni proprio perché costituiscono un obbligo. Le opzioni possono essere di tipo europeo, americano o Bermuda: le prime possono essere esercitate solo alla scadenza, le seconde in qualunque momento fino alla scadenza, le ultime solo in determinate date. Sono anche presenti delle opzioni scherzosamente chiamate "asiatiche" (in quanto progettate durante un viaggio in Giappone da finanzieri statunitensi), il cui valore dipende dall'andamento storico del prezzo del sottostante e non solo dal valore attuale (queste sono a rigore delle opzioni esotiche, in quanto contengono un elemento "condizionale" che ne determina il valore in base al fatto che un evento si sia verificato o meno). Call e Put sono due principali opzioni intorno alle quali si sono costruite moltissime strategie operative; alcune sono strangle, straddle, butterfly.

 Prezzo di un derivato e rischi correlati

Diversamente da aumenti di capitale sociale o debiti, l'emissione di derivati è una modalità di finanziamento dell'impresa che può apparire a costo zero, se il sottoscrittore non esercita il diritto e incassa lo strike. In realtà, qualsiasi transazione finanziaria ha sempre un costo (altrimenti le banche non le proporrebbero), che può essere implicito (occulto). In altre parole, il costo viene mascherato da un mispricing rispetto al valore di mercato. Il costo vero dell'operazione può essere sostanziale e non determinabile da un operatore non qualificato. Apparentemente, l'emissione di derivati non tocca gli utili, dato che transita solo per lo Stato Patrimoniale, con un aumento delle entrate di cassa contrapposto ad un aumento delle immobilizzazioni finanziarie.

Questa è una tecnica di ingegneria finanziaria e contabilità creativa, che realizza attraverso l'acquisto di prodotti finanziari lo stesso effetto che ha di contrarre un debito ed è, in termini di flussi di cassa, ad essa perfettamente equivalente. Questa tecnica ha consentito ad Enron di contrarre debiti non contabilizzati, che ne hanno determinato il fallimento. Sono celebri i disastri finanziari procurati attraverso i prodotti derivati, come quelli di Orange County, Enron o LTCM.

Come per un'obbligazione, il prezzo di un derivato è univocamente determinato da una formula matematica e non dipende da valori futuri della variabile indipendente di tale modello di pricing. Perciò, il prezzo varia soltanto dopo un cambiamento della variabile indipendente e non in previsione di tale evento, non risentendo delle aspettative degli investitori, ma soltanto del valore corrente e al limite dei valori passati. Il prezzo calcolato con un algoritmo certo a partire da dati correnti e passati certi, produce un risultato univoco. In realtà esistono metodi di pricing più o meno accurati, a seconda del fatto che si considerino normalmente distribuiti i prezzi del bene sottostante o si usino approcci più sofisticati. Per aver determinato una prima formula di calcolo del prezzo dei derivati, venne attibuito il premio Nobel per l'economia a Black e Scholes.

Il prezzo delle obbligazioni emesse e di quelle in corso di emissione risente dell'andamento del tasso d'interesse, come i derivati di quello del sottostante. Tuttavia, il prezzo del derivato può variare molto se è volatile il titolo sottostante (ad esempio un'azione), mentre i tassi d'interesse variano nel peggiore dei casi solitamente a cadenza mensile. Intuitivamente, il prezzo di un'opzione dipende:

  • dallo scostamento rispetto allo strike price e dal suo segno ("in the money", "out of the money")

  • dalla volatilità del sottostante (cioè dalla deviazione standard della distribuzione dei prezzi del sottostante)

  • da quanto tempo manca alla data di scadenza dell'opzione (un'opzione out of the money poco prima della sua scadenza ha un valore praticamente nullo, dato che la probabilità che sia esercitabile è quasi inesistente, mentre, appena emessa, ha un valore diverso da zero)

Mentre con le opzioni è possibile perdere al massimo il valore di acquisto dell'opzione (l'intero capitale, se si comprano senza copertura), nel caso dei future non è infrequente poter subire perdite superiori rispetto all'intero capitale. Ad esempio, acquistando un future call di un bene che subisca un notevole apprezzamento (ci si è impegnati ad acquistare una certa quantità di una commodity, nel futuro, ad un prezzo non noto: se il prezzo di quest'ultima sale, le perdite possono essere potenzialmente illimitate).

Inoltre, il rischio di un derivato è difficile da stimare poiché la funzione di pay-off dipende da una variabile sottostante di cui non è nota la distribuzione di probabilità. Spesso questa distribuzione viene assimilata ad una distribuzione normale, ma questa è solo una semplificazione. Ad esempio, per una call/put non è facilmente calcolabile la probabilità che il prezzo del sottostante sia maggiore/minore dello strike stabilito. Sono noti metodi di calcolo, spesso difficili, in particolare nel caso di opzioni esotiche, che possono comunque venire approssimate numericamente, per esempio con metodi Monte Carlo.

Mercato dei derivati

Il mercato italiano dei derivati è l'Italian Derivative Market (IDEM). Il primo mercato a trattare derivati fu il CBOT nel 1848. Vengono negoziati sia in Borsa che in mercati over the counter (fuori borsa) e sono generalmente caratterizzati da leva finanziaria, rappresentando quindi strumenti finanziari di particolare rischio. Inoltre, i mercati su cui vengono negoziati sono normalmente caratterizzati da liquidità molto minore rispetto al mercato azionario, ed ancora peggio per i derivati tipicamente "sartoriali" (per esempio gli swap, che vengono "confezionati su misura"). Vengono spesso concettualmente equiparati alle scommesse, più che a degli "investimenti".

La massa di derivati circolante nel mondo ammonta a 300 trilioni di dollari, di cui cento depositati nelle banche statunitensi. La legislazione statunitense prevede la denominazione di un fondo pensionistico per le istituzioni finanziarie private che investono almeno il 25% del loro capitale in entità finanziarie classificate a loro volta come fondi pensione, che sono soggette a limitazioni prudenziali nelle scelte d'investimento in difesa del capitale che dovrà pagare la pensione ai titolari di quote del fondo.

Per l'elevato rischio, un derivato dovrebbe essere presente negli investimenti dei fondi pensione solamente per tutelare da un rischio di segno opposto maggiore: più direttamente il fondo se veramente seguisse una politica di investimenti prudenti e a basso rischio, non avrebbe necessità dei derivati per tutelarsi (eviterebbe l'alto rischio e basta). In particolare, è di discutibile legalità la vendita di derivati a soggetti non qualificati (vedi sentenza N. 2709/2007 della Corte di Appello di Milano), vista la difficoltà di determinarne correttamente il valore di mercato corretto, particolarmente ardua nel caso di derivati esotici e strutturati.

Alcuni fondi pensione sostengono di investire in derivati allo scopo di aumentare le entrate, a fronte delle fluttuazioni di mercato. Uno studio della Bank of New York e della Casey, Quirk & Associates prevede per l'anno 2008 un aumento degli investimenti delle aziende private in derivati da 5 a 300 miliardi di dollari. Privati ed aziende, quasi sempre privi di una conoscenza finanziaria sofisticata, non hanno normalmente alcun modo di determinare correttamente il pricing dei derivati esotici e strutturati, ne' di valutarne il rischio.

La Federal Reserve ha annunciato sul proprio sito web che la banca centrale statunitense non pubblicherà più le statistiche periodiche sulla consistenza della massa monetaria aggregata M3 (che comprende anche gli aggregati finanziari). In tale termine rientra in primo luogo la moneta emessa, si teme, per contrastare un fenomeno mondiale di vendita delle riserve in dollari iniziato da parte di Cina (30% del PIL in dollari) e Giappone. Gli accordi di Bretton Woods, non più validi, prevedevano che il dollaro fosse moneta di riserva, che la banca centrale non avrebbe cambiato con la Federal Reserve.

Alan Greenspan diede impulso all'emissione e diffusione di strumenti derivati. È rilevabile la particolarità di un titolo su mutui e ipoteche già esistenti, e di asset nominali registrati in attivo di bilancio anche se non rappresentano entità reali, diversamente da azioni e obbligazioni che sono almeno teoricamente collegate a investimenti in beni reali.

L'emissione di prestiti bancari per acquistare derivati a fini speculativi (vendite al rialzo) ha un effetto di decrescita dei prezzi poiché viene emessa una quantità di moneta che non è corrisposta da un aumento della ricchezza reale. Così, si deprezza il potere di acquisto della moneta rispetto ai beni/servizi.