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Un breve promemoria dei principali provvedimenti fiscali intervenuti nel corso del mese.

1) Fusione di società che adotta i principi IAS

 


Agenzia delle entrate – Risoluzione del 6 dicembre 2010, n.124/E
L’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti sull’applicazione dell’art.172, comma 10-bis del Tuir, affermando che in caso di fusione per incorporazione, di società assoggettate a comune controllo, con incorporante aderente agli IAS, non sia possibile beneficiare del regime di imposizione sostitutiva per ottenere il riconoscimento fiscale dei “maggiori” valori riferiti ai beni della società incorporata ed imputati, nel bilancio della società incorporante, a rettifica del patrimonio netto (in apposita riserva negativa di ammontare pari all’entità del disavanzo di fusione).


2) Rimpatrio di attività detenute all’estero


Agenzia delle entrate – Risoluzione del 29 novembre 2010, n.122/E
L’Agenzia delle entrate ha chiarito che, qualora le operazioni di rimpatrio fisico delle attività detenute all’estero di cui all’art.13 del dl 1 luglio 2009, n.78, non siano ancora concluse entro il 31 dicembre 2010 per cause non dipendenti dalla volontà dell’interessato, al fine di non pregiudicare gli effetti delle dichiarazioni non riservate già presentate, è possibili modificare l’iniziale modalità di emersione prescelta utilizzando la procedura del rimpatrio giuridico. La stessa Agenzia, inoltre, fa presente che qualora il contribuente abbia percepito redditi derivanti dalla attività detenuta all’estero nel periodo intercorrente tra il 1˚ gennaio 2009 e la data di presentazione della seconda dichiarazione riservata, gli stessi devono essere assoggettati a tassazione in sede di dichiarazione dei redditi ovvero comunicati alla fiduciaria ai fini dell’applicazione della relativa tassazione alla fonte ai sensi dell’art.14, comma 8, del dl 25 settembre 2001, n.350.


3) La gestione delle note di credito Iva


Fondazione studi consulenti del lavoro – Parere del 23 novembre 2010, n.27
La Fondazione studi consulenti del lavoro ha analizzato le diverse fattispecie che consentono ad un operatore economico l’emissione di una nota di credito ai sensi dell’art.26 del Decreto Iva. In particolare la Fondazione ritiene che la procedura di rettifica dell’Iva può essere utilizzata senza limiti di tempo, a seguito di:

  •  dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione rescissione e simili del contratto;
  •  procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose;
  •  applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente;

Sono previsti, invece, specifici limiti temporali nelle seguenti ipotesi:

  •  sopravvenuto accordo tra le parti;
  •  modifiche normative che rettificano l’aliquota d’imposta;
  • errori di fatturazione.

4) Esportazioni triangolari ed esenzione Iva


Corte di Cassazione – Sentenza del 27 ottobre 2010, n.21956
La Corte di Cassazione, con riguardo alla non imponibilità delle cessioni all’esportazione effettuate nei confronti degli esportatori abituali (cd. “esportazioni indirette”), previste dall’art. 8, comma 1, lett.c), del Decreto Iva, ha chiarito che essa è subordinata all’emissione di apposita “dichiarazione d’intento” da parte dell’esportatore. Secondo la Corte, il soggetto cedente, una volta riscontratane la conformità alle disposizioni di legge, non è tenuto ad eseguire alcun altro controllo, rimanendo totalmente a carico di chi emette tale dichiarazione la responsabilità, anche penale, derivante da un’eventuale falsità. Di conseguenza, quando la dichiarazione stessa esista e non sia ideologicamente falsa o, comunque, il cedente non sia consapevole di tale falsità, secondo la Corte, per quest’ultimo l’operazione deve ritenersi non imponibile, a prescindere dalla prova dell’effettiva avvenuta esportazione della merce.


5) Ripartizione extracontabile degli utili ai soci


Corte di Cassazione – Sentenza del 8 ottobre 2010, n.20870
La Corte di Cassazione ha chiarito che la presunzione di attribuzione ai soci degli utili extracontabili accertati può operare soltanto al ricorrere di due simultanee condizioni:
-    che la ristretta base sociale e/o familiare abbia formato oggetto di specifico accertamento probatorio; e
-    che sussista un valido accertamento a carico della società in ordine ai ricavi non contabilizzati, il quale costituisce il presupposto per l’accertamento a carico dei soci in ordine ai dividendi.

6) Riserve non distribuibili risultanti dalla fusione per incorporazione


Corte di Cassazione – Sentenza del 21 settembre 2010, n.22849
La Corte di Cassazione, ha stabilito che l’annullamento della riserva non distribuibile ex art.2426, n.4, del cod. civ. a seguito di fusione per incorporazione rappresenta una conseguenza necessaria della fusione al pari dell’annullamento delle azioni (o delle quote) della società incorporata. Di conseguenza, la Corte ritiene che tale fattispecie rientra nell’ambito di applicazione dell’art.172 del Tuir. Secondo la Corte la riserva non distribuibile stanziata in applicazione del metodo del patrimonio netto costituisce una differenza tra il costo della partecipazione e il valore del patrimonio netto della partecipata, pertanto tale plusvalenza, non rappresentando un guadagno della società incorporante, rientra tra le differenze di fusione, con soggezione al regime di neutralità fiscale.