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I dati dell'Osservatorio Crisi d'Impresa del gruppo Cerved ci dice che i fallimenti delle imprese italiane sono aumentate del 18% rispetto al 2009. Le più esposte al rischio risultano le imprese più piccole, appartenenti al comparto industriale.

Nel terzo trimestre 2010 quasi 2000 imprese hanno avviato procedure fallimentari con un aumento, rispetto all'anno scorso, quantificabile in un +18%: sembrerebbe che la crisi abbia contribuito a accelerare l'espulsione dal mercato di aziende già fragili.
Certo è indubbio che un paese come il nostro sia vessato in modo particolare da questa situazione avendo nelle PMI un ruolo assolutamente strategico per la vita economica del Paese.

Sono le società di capitali a soffrire maggiormente con un incremento di fallimenti attestabile intorno al 27% rispetto al 2009 mentre le società di persone hanno visto crescere i fallimenti di un 17%.
Cifre che mettono in evidenza come la crisi abbia penalizzato le imprese proprio a partire dal problema della liquidità, con la diretta conseguenza di una insolvenza consolidata.
Il comparto industriale ha la percentuale più alta nel rapporto tra fallimenti e numero di aziende operanti nel settore: 31,7%.
Le imprese con un tasso di insolvenza minore sono quelle legate alle Costruzioni (19%), Trasporti e Comunicazioni (13,6%) oltre a quelle che si occupano di Servizi professionali e immobiliari (10,1).