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Con Basilea 3 verranno aggiornati alla nuova situazione economica i vincoli patrimoniali del sistema bancario: riflessi sull'adozione delle nuove regole.

 

 


 

Sembrava destinata a durare nei secoli, viceversa, contro ogni previsione, Basilea 2 ha avuto vita breve.

Sono trascorsi poco più di due anni dalla sua nascita (2008) e già tutti ne parlano al passato, come di un meccanismo superato e obsoleto. Al primo accordo di Basilea (Basilea 1) era andata sicuramente meglio. Introdotto nel 1988, aveva regolato la gestione delle attività finanziarie del sistema bancario per un ventennio.

Ma si sa, il mondo ormai muta repentinamente, le cose cambiano ad una velocità esponenziale e così il secondo accordo (Basilea 2) che doveva sostituire il vecchio in pianta stabile, sì è rivelato un meccanismo effimero e fragile. Eccoci quindi a discutere di una nuova creatura, di un nuovo nato, Basilea 3, che dal 2012 soppianterà il “vecchio” accordo, aggiornando alla nuova situazione economica i vincoli patrimoniali del sistema bancario.

Entro la fine del 2010 il Comitato per la supervisione bancaria di Basilea calibrerà nuove regole per lagestione delle attività a rischio del sistema bancario; queste nuove regole dovranno integrare o sostituire le versioni precedenti. Le nuove regole si articoleranno su tre punti: la garanzia di liquidità a breve, la trasformazione delle scadenze e i requisiti di capitale. L’adozione di Basilea 3 è controversa e sta raccogliendo molte critiche, oltre che qualche consenso. Alcuni (Abi in testa) sostengono che questo sistema di regole porterebbe all’abbassamento del Core Tier 1 di importanti istituti bancari e se implementato in un frangente di profonda crisi economica e finanziaria come l’attuale, aumenterebbe il rischio di contingentamento del credito (cosiddetto credit crunch).

Alcuni aspetti della riforma sono oggettivamente troppo restrittivi. Si rischiano molti effetti collaterali. La grande crisi ha messo in evidenza tutte le debolezze strutturali del mondo bancario. Da qui l’esigenza di un aggiornamento, per evitare nuove crisi. Il comitato di Basilea creato in seno alla Banca per i Regolamenti Internazionali, ha così approvato in primavera una bozza di riforma, definita appunto Basilea 3, chiedendo a tutti i vari operatori del mercato di esprimere la propria opinione a riguardo.

Obbligare le banche ad avere più capitale è in estrema sintesi il motto del nuovo accordo e in estrema sintesi non può che essere condiviso. Purtroppo con le banche si colpiscono anche imprese e confidi, come vedremo più avanti. È probabile le banche utilizzassero meccanismi troppo sofisticati nel calcolare il capitale, al fine di aumentare la loro leva finaziaria. Con Basilea 3 il tentativo è di invertire il senso di marcia.

Gli attuali coefficienti patrimoniali delle banche tendono a sottostimare i rischi e a sopravvalutare la protezione data dal capitale. Da questo punto di vista la stretta va valutata positivamente. In Basilea 3 è insita anche la richiesta di migliorare la “qualità” del capitale: meno strumenti ibridi e più azioni. L’agenzia di rating vede nell’eccessiva stretta sui finanziamenti a breve termine erogati dalle banche e nella definizione restrittiva di liquidità a breve termine i maggiori intoppi della nuova normativa.

Le nuove proposte sul rischio di controparte (il rischio che fallisca la controparte con cui una banca stipula un contratto derivato) sono particolarmente punitive. Oggi Basilea 2 prevede che, a fronte del rischio di controparte, una banca debba accantonare capitale per un ammontare pari al 2,5-4% del rischio. Con il nuovo accordo si salirebbe al 20-25%. Se si tiene conto che in questi due anni di crisi le banche hanno perso non più del 10% a causa di questa tipologia di rischio, appare evidente l’eccessiva onerosità della misura.

I riflessi per confidi e imprese

Anche per gli organismi di garanzia fidi, se le cose non cambiano, si prospettano tempi duri. Basilea 3 rischia di ridimensionare in maniera importante il mercato della garanzia (secondo alcune stime si parla di un quinto del mercato). L’aumento del requisito patrimoniale degli intermediari finanziari investe infatti anche i confidi, già particolarmente provati dal periodo di crisi e dalla crescita esponenziale delle sofferenze. Visto che già non dispongono di capitali abbondanti, ma affrontano una crescita della domanda di garanzia, se il requisito cresce, le garanzie emettibili diminuiscono. Si arriva prima alla saturazione di quanto disponibile. Secondo i due documenti di consultazione rilasciati in primavera dal Comitato di Basilea (ribattezzati appunto Basilea 3) la crisi ha dimostrato l’inadeguatezza patrimoniale delle banche e la necessità di una riregulation da avviarsi a partire dal 2012. Con qualche eccesso come già visto sul rischio di controparte. All’interno dei documenti in proposta è stata inserita una norma che potrebbe colpire soggetti, come i confidi, non solo estranei alle cause della crisi, ma che sono uno strumento utile per l’accesso al credito delle Pmi, soprattutto in periodi di vacche magre. È infatti previsto l’innalzamento del requisito patrimoniale nei confronti di esposizioni verso altre imprese finanziarie. Poiché la crisi ha evidenziato che il grado di interconnessione tra le banche le rende più vulnerabili verso il rischio sistemico delle imprese industriali, la norma richiederebbe di detenere più capitale quando si prestano soldi sull’interbancario. I soggetti maggiormente penalizzati saranno sia gli istituti di credito di maggiori dimensioni, sia gli altri intermediari finanziari che generano la maggior parte dei profitti dall’attività finanziaria, come gli hedge fund e i prestatori di garanzie. Quindi anche i confidi.

Oggi gli organismi di garanzia forniscono circa 10 miliardi di garanzie al sistema. I loro clienti naturali sono le imprese a rating medio, a cui garantiscono denaro a basso costo e accesso al credito. Ma le difficoltà per i confidi arriverebbero paradossalmente proprio dai loro clienti più importanti, questa tipologia di imprese appunto, che diventerebbero maggiormente “onerose” in termini di assorbimento patrimoniale con la nuova misura. Contrarre la disponibilità delle garanzie o rafforzare la propria dotazione patrimoniale sono le uniche misure possibili. La seconda rappresenta quasi un sogno, la prima un incubo. Secondo una recente simulazione di Crif emergerebbe che le imprese con credito razionato potrebbero passare dall’attuale 7% delle società di capitali a più del 15%, con una riduzione potenziale del mercato del 20%. L’impossibilità di accesso al credito conseguentemente segnerebbe la fine di molte attività produttive