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Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni stenta a ripartire. Nonostante gli appelli al consolidamento ed alla crescita dimensionale come tema strategico per la competitività del “sistema Paese” l’attività rimane ancora molto debole. Nel primo trimestre dell’anno, solo 42 operazioni chiuse per appena 4,6 miliardi di controvalore. Se si considera, che quasi il 50 % del controvalore del mercato è stato fatto da due sole operazioni, la cessione delle attività di Intesa Sanpaolo Servizi Transazionali alla banca americana State Street Corporation per 1,75 miliardi di euro e della controllata tedesca di Telecom, Hansenet a Telefonica per 900 milioni di euro, si capisce bene la difficoltà di un mercato che rimane ancora molto rarefatto. Del resto il primo trimestre dello scorso anno, vero e proprio “annus horribilis”, era andato anche peggio con 46 operazioni per solo 2,6 miliardi di euro.

Sembrano un lontano ricordo il 2008 ed il 2007, quando nel primo trimestre dell’anno si registrarono rispettivamente 77 operazioni per 21 miliardi di euro e nel 2007 (anno dei record) addirittura 90 operazioni per 40 miliardi di euro.

“Manca ancora quel clima di fiducia che è l’ingrediente essenziale per far ripartire il mercato, soprattutto nel “middle market”. In più pesa ancora la difficoltà di accesso al credito. I tassi sono bassi, ma le condizioni per ottenere finanziamenti sono ancora difficili. Sempre più complessa da gestire è anche la fase di negoziazione. In questo periodo fare i prezzi non è banale, soprattutto di fronte ad aziende con prospettive reddituali sempre più incerte. Il risultato è che il gap tra domanda ed offerta è difficile da colmare. Con tutti questi elementi e con l’assenza di mega deal, ci aspettiamo ancora un anno di transizione, con controvalori che dovrebbe aggirarsi sui 25-30 miliardi di euro. Siamo ben lontani da quei 100 miliardi che qualche anno fa sembravano la dimensione ottimale per il mercato M&A italiano” sottolinea Max Fiani Partner Responsabile KPMG Corporate Finance.


In questo quadro, vanno sottolineate comunque quelle operazioni industriali che permettono un rafforzamento della posizione competitiva delle aziende, in settori dove la massa critica è essenziale per rispondere alla concorrenza straniera. Tra le prime 10 operazioni per controvalore chiuse nel trimestre meritano indubbiamente una segnalazione l’acquisizione della Upim da parte del gruppo Coin (per 187 milioni) nel settore retail/abbigliamento, l’acquisizione della Ercom da parte di Lavazza (per 28 milioni di euro) che rappresenta un caso interessante di diversificazione industriale e l’importante operazione all’estero messa a segno da uno dei nostri “campioni nazionali” la Finmeccanica, che ha rilevato per quasi 80 milioni di euro la polacca Swidnick, nel settore dell’elicotteristica.

 

Tra i Private Equity, è da segnalare infine, l’ingresso del fondo Investindustrial nella Permasteelisa per 136 milioni di euro. “Nei prossimi mesi ci sarà ancora un M&A figlio prevalentemente di processi di ristrutturazione. Penso a Mariella Burani o ad IT Holding solo per menzionare alcuni casi noti di crisi aziendale. Aziende che continuano a generare cassa come Eni, Enel, Finmeccanica dovrebbero continuare a valutare opportunità d’investimento, sopratutto all’estero. Infine, ci sono multinazionali straniere che per fare efficienza potrebbero dismettere qualche asset, come ad esempio Findus nell’alimentare. Dopo la stagione dei bilanci, quando lo scenario sarà più chiaro, dovrebbero esserci movimenti anche nel settore finanziario, che tradizionalmente è uno dei grandi driver del mercato M&A italiano.” Sottolinea ancora Fiani.